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Istituto Giordani. E non solo...

Dallo sfogo di una insegnante lo spunto per un dibattito nella città?

Istituto Giordani

L'istituto Pietro Giordani

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Egregio direttore,
sono un'insegnante del Giordani da 17 anni e vorrei dire che non ci sto.

Non ci sto con l'immagine che, inevitabilmente, si percepisce della «mia» scuola dalla lettura dell'articolo che alcuni giorni fa, in prima pagina, ha narrato con precisione di cronaca impeccabile l'episodio della rissa tra studenti, sfociato poi nel ferimento di una collega che tentava di separarli. Non ci sto, perché da questo articolo, e anche da altri pubblicati in precedenza dal suo giornale, emerge l'immagine di una scuola dove abbondano i teppistelli che, sì, vengono puniti, ma ciò non impedisce che gli episodi si ripetano.
Ebbene, è questo il vero volto dell'Istituto Tecnico e Professionale P. Giordani di Parma? No!
Proverò, quindi a raccontare che scuola è il Giordani di Parma.
Nella mia scuola ci sono circa 1400 studenti, la maggior parte dei quali si iscrive perché ha il desiderio di diventare perito turistico, piuttosto che tecnico della gestione aziendale o tecnico socio-sanitario. Esiste anche una minoranza di studenti fortemente demotivati allo studio che viene da noi perché obbligati dalla normativa che prevede l'obbligo scolastico fino a 16 anni.
E' proprio su questi che noi docenti ci giochiamo la sfida professionale più difficile, ovvero convincerli che studiare non è solo utile, ma può risultare anche appassionante e gratificante..................   (La lettera completa, insieme alle altre Lettere al direttore, è pubblicata sulla Gazzetta di Parma)

...........................

(g.b.) -  Non è la prima volta che, in seguito a nostre notizie di cronaca, da questo o quell'istituto (già, perchè noi riferiamo quello che accade, a volte in una e a volte in un'altra scuola...) arrivano messaggi per difendere l'immagine di quello stesso istituto.

La professoressa Egaddi ha fatto benissimo a sottolineare quanto mondo positivo ci sia anche, e soprattutto, in una scuola. E questo non lo abbiamo mai messo in discussione. Che poi le scuole (tutte le scuole e non certo solo a Parma) siano alle prese con problemi sempre più diffusi anche fuori dalle aule è purtroppo indiscutibile: droga, bullismo, violenza non possono certo essere magicamente confinati all'esterno.

Quindi, la prof. Egaddi ha ragionissima a dire "non ci sto". Purchè - e questo l'abbiamo ripetuto tante volte in passato ad altri insegnanti o presidi - il tema non si esaurisca nella pur legittima tutela del "buon nome" dell'Istituto A o B o C. Dobbiamo, tutti insieme, guardare in faccia una realtà che anche a Parma sta cambiando rapidamente, e spesso non in meglio. Poi, a scuola, in Consiglio comunale, sui nostri mass media e naturalmente nelle famiglie, ognuno di noi deve fare la sua parte per questa sfida e per gli stessi ragazzi. 

In questo ci piacerebbe che lo spunto di Franca Egaddi non rimanesse uno sfogo circoscritto, ma aprisse un vero dibattito sui giovani (e su noi genitori-educatori) che forse manca in città da tanti e troppi anni.

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  • Pipo

    07 Marzo @ 15.08

    .... Ho mio figlio dislessico che frequenta la 2° Giordani, abbiamo lottato molto fino a farsi assistere da un avvocato per modificare un PDP al limite della decenza. Dal piano umano non posso essere contento anzi molto turbato nonostante i manifesta appesi nei corridoio a favore dell'alunno che purtroppo è l'esatto contrario. Chiedo gentilmente alla professoressa che prima di difendere un istituto dove lei sta lavorando, si guardi un attimo intorno così capisce le cose che non vanno. E non ritenga un buon istituto solo perchè è un lavoro che le permetta uno stipendio ma è anche un contesto sociale importante che proprio non va, provato sulla nostra pelle. Mi spiace contraddirla ma l'esperienza non è di certo positiva.

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  • Biffo

    04 Marzo @ 17.33

    Dal 1991 al '97, mia figlia Marta, nata da un prof ed una maestra, ha frequentato il Giordani per diventare operatrice turistica. I docenti erano tutti ottimi, la classe un po' turbolente, grazie anche all'efficace contributo di Marta, ma sempre nel limite del cosiddetto casino buffonesco. L'avevano pure punita, bocciandola, insieme ad altre tre compagne, turbolente nella condotta, a base di chiacchiere continue in classe. La Preside era allora una mia ex-collega ed una delle sue prof di Italiano era stata una mia compagna al Liceo Romagnosi, un altro aveva conseguito con me l'abilitazione per l'insegnamento di Lettere alle Superiori. Ho un ricordo positivo del Giordani di quei tempi; 20 anni prima lo aveva frequentato anche mia moglie.

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  • Miky

    04 Marzo @ 13.54

    L' articolo e la lettera mettono in evidenza da prospettive contrapposte cio' che la scuola e' in questi anni. Spesso assistiamo nelle giornate di scuola aperta e meravigliose pubblicita' di quanto le singole scuole "sono belle e sanno offrire". Raramente sono coinvolti studenti e genitori gia' clienti della scuola che potrebbero offrire una visione piu' vicina alla realta'. Quando poi i nostri figli frequentano quella scuola scopriamo amaramente che cio' che e' stato "decantato" e' assai differente dalla realta' o le difficolta' che comunque esistono sono volutamente celate. Peche' ? Per non perdere iscritti, che significa posti di lavoro per insegnanti che altrimenti dovrebbero trovare lavoro altrove. Cosi' nelle scuole medie inferiori e superiori non sono quasi mai citati i casi di bullismo, dove i presidi si affrettano sulla stampa a contenere e circoscrivere il fenomeno, preoccupati non dei ragazzi, ma dell' immagine della stessa scuola! Sappiamo bene che i casi di bullismo sono trasversali a tutte le scuole di "ogni ordine e grado" differenti solamente nelle modalita' nelle quali sono realizzati. Un altro ambito importante e' l'edilizia scolastica dove tutto e' assolutamente taciuto. Esiste una norma che impone una certa estensione (mq) dell' aula per studente. Poiché e' certo corretto non escludere nessuno, nelle scuole si fanno notevoli e forse troppe eccezioni. Con l’entrata in vigore del D.M. 21/06/1996 n° 292 il Dirigente Scolastico, è stato ritenuto datore di lavoro ai sensi del D.Lgs.n° 626/94 per l'individuazione delle particolari esigenze delle scuole ai fini dell'igiene e sicurezza; anche responsabilità a carico del docente su cui incombe in ogni caso l'obbligo di segnalare ufficialmente al Dirigente scolastico, le anomalie ed i rischi riscontrati. Ebbene, perche' di tutto questo non ne sono informati adeguatamente PRIMA dell' iscrizione ragazzi e famiglie ma si scopre solo dopo che la scuola opera in DEROGA alle norma di sicurezza? La sicurezza stessa potrebbe essere uno dei parametri importante da valutare... Perché il Vs giornale non fa un reportistica comparativa sullo stato tecnico (edilizia, servizi ecc.) e sulla proposta formativa a mezzo valutazione degli alunni/famiglie frequentanti) , nonché valutazione INVASI dei risultati raggiunti dai propri studenti?

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  • Anna

    04 Marzo @ 13.23

    Comprendo la frustrazione della professoressa. Però c'è poco da fare: scuole come il Giordani difficilmente vengono scelte da figli della classe media che magari potrebbero essere interessati in alcuni corsi di studio, e questo perché la scuola non è solo studio ma anche socializzazione. Vi si creano amicizie spesso durature, e quindi si va dove si presume di trovare ragazzi più affini per cultura e contesto familiare e sociale. Allo stesso modo per cui non si compra casa in via Palermo, dove sicuramente abitano anche persone degnissime, non si mandano i figli in certe scuole. Non è snobismo ma pragmatismo.

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    • Bastet

      04 Marzo @ 14.29

      devo dissentire. una cara amica ,di quando ero ragazzina,scelse il Giordani....figlia di un noto avvocato e di una logopedista. Ora vive negli usa ed è una sorta di responsabile nella ditta presso cui lavora. Io feci il Toschi (e sono figlia di un imprenditore)....a volte Anna,ci sono genitori intelligenti che lasciano fare ai figli ciò che vogliono!!!! poi ci sono dei genitori,che chiamare tali è un'offesa che pretendono che,i figli seguano percorsi di studi ,non affini alla propria personalità /gusti/propensioni. rendo noto che il toschi 20 anni fa,veniva additato come luogo dove si fumavano le canne(peccato fumassero in ogni scuola)ma della cocaina in grandi quantità,al classico privato,se ne parlava meno! i figli di papà,quelli davvero,sempre pieni di pila....da spendere nella polvere bianca.

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      • Anna

        09 Marzo @ 11.03

        Gentile Bastet, lei parla di 20 anni fa. All'epoca dormivamo anche con le porte aperte... Ribadisco che la mia è stata solo una constatazione, non è detto che trovi giusta questa situazione.

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      • 04 Marzo @ 15.24

        REDAZIONE - Da tempo la cocaina non è più monopolio dei "figli di papà". Ribadisco: se andiamo per scuole o per squadre andiamo poco lontano. Se invece capiamo che è un problema di tutti...

        Rispondi

        • Bastet

          08 Marzo @ 13.02

          no,no,certo! :) ma cara redazione.....io non ho mica + 15 anni.....e quando dico " quando ero alle scuole superiori" parliamo di "poco" + di 20anni fa! Non di 5-6 .... 20 anni fa,i ragazzini che usavano cocaina ,erano i classici figli di papà! ...quelli con il papà idio*a,ovvio!Mica tutti i figli nati da genitori benestanti sono figli di papà!Sarebbe come dire che i figli degli operai ,sono tutti scapestrati efigli di nessuno in mezzo alle piazze a rivendicare il diritto(??)di occupazione. :)

          Rispondi

        • marirhugo

          05 Marzo @ 23.26

          mi sa che i primi a diverlo capire siete voi.

          Rispondi

        • 06 Marzo @ 07.28

          REDAZIONE - Non "diverlo": "doverlo". Ti ho già detto che a tarda sera hai le idee confuse...

          Rispondi

  • Vercingetorige

    04 Marzo @ 12.34

    Ho letto , sull' edizione cartacea , l' intera lettera della Professoressa . Un' appassionata difesa della "sua" scuola che le fa onore , anche se , nella foga , finisce , in alcuni passaggi , per presentare il "Giordani" come una sorta di "refugium peccatorum" , in cui trova spazio chi non ne ha trovato , o non ne troverebbe , altrove. Il problema , comunque , come giustamente osserva "g.b:" , non riguarda solo quell' Istituto. Sia dalla lettera dell' insegnante che dal commento di "g.b." si evince quel che io vado da tempo dicendo : BISOGNA CIRCOSCRIVERE IL CONTESTO SOCIALE DA CUI I RAGAZZI DISADATTATI PROVENGONO , ED INTERVENIRE MIRATAMENTE SU QUEL CONTESTO . La professoressa dice che , al "Giordani" , cercano già di farlo . Bene , ma non basta ! Bisogna che lo facciano anche gli altri , I Servizi Pubblici di Assistenza Sociale , le Forze dell' Ordine , la Magistratura Minorile , le Pubbliche Istituzioni e i mezzi di pubblica informazione , però se , quando si arriva al "dunque" , mettiamo una pietra tombale su quel che accade , perché "siamo tutti Cittadini del Mondo , volemose ben" , la situazione certamente non migliorerà , anzi , si aggraverà .

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