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Lettera al direttore

L'arredo del centro storico

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Gentile direttore,
la bellezza di una città si esprime anche nelle piccole cose e nelle attenzioni dedicate ai particolari; cittadini e turisti assaporano l'armonia e l'eleganza di una città, in particolar modo del suo centro storico, in maniera naturale, spesso inconsapevolmente e senza soffermarsi troppo ad analizzare forme, proporzioni e materiali che, derivando da tradizioni talvolta secolari, risultano loro familiari. Quando qualcosa di «sbagliato» viene inserito in questo equilibrato contesto immediatamente stona... e così, ahimè, in quel di Parma irrimediabilmente stonano, fra tante altre cose, anche questi piccoli, ma a mio avviso stupidamente importanti (e rimediabili), dettagli: i cestini pubblici «multicolor» piombati dal cielo negli angoli più belli del centro, i disabitati «gabbiotti» in vetro della Municipale e le avveniristiche panchine su cui ci riposiamo in piazza Garibaldi. I cestini pubblici «multicolor» per la raccolta differenziata pagano un impietoso confronto con i classici cestini di Parma, «...quelli rossi!», al punto che posizionati al loro fianco in luoghi storici (vedi, primo fra tutti, piazza Duomo) ne escono irrimediabilmente malconci; non metto in discussione l'apporto alla raccolta differenziata che i cestini del centro storico possono apportare (quasi nullo?), capendo bene che la loro funzione è più quella di mandare un giusto messaggio, una linea di comportamento, un principio a cui attenersi, metto invece in discussione le forme, i materiali e i colori utilizzati per questi cestini: modello standard per tutta la città e, forse, per tutte le città. Modificare i classici cestini rossi di Parma inserendo piccole, delicate, didascalie/istruzioni non sarebbe stato sufficiente? Pensare, come hanno fatto altri, ad un apposito modello di cestino da utilizzarsi nel centro storico, che riprendesse nelle forme e nei colori quelli storici e si inserisse nel contesto con impatti meno vigorosi non era possibile? La richiesta è questa: almeno in centro storico, per favore, ridateci i nostri bei cestini rossi con la scritta «Città di Parma» color oro. I disabitati «gabbiotti» in vetro della Municipale, installati in passato in scia ad una frenesia di sicurezza pubblica, a simbolo di perenne presidio della legalità, giacciono inutilizzati ed abbandonati in alcune splendide aree del centro storico, spesso «impallando» la vista di chiese e monumenti (vedi, ad esempio, il «gabbiotto» installato in via D'Azeglio di fianco alla chiesa dell'Annunziata), utili ormai solo come bacheche su cui attaccare volantini pubblicitari e foto di gatti smarriti: perché non vengono smantellati? Le avveniristiche panchine di piazza Garibaldi, «modello aeroporto», anche belle, ma realizzate in forme e materiali più adatti a un centro commerciale o a una stazione che non al cuore storico della città, si affiancano agli altri mille modelli spuntati negli ultimi anni; panchine che innegabilmente stonano con il luogo in cui sono state inserite, ma che, nei fatti, sono molto usate da cittadini e turisti per riposarsi e chiacchierare un poco guardando il Palazzo del Governatore e la statua di Garibaldi, panchine talvolta in mezzo ai piedi (quando c'è necessità di organizzare concerti e mercatini), panchine in ogni caso utili ma che, diciamocelo con chiarezza: non sono assolutamente adatte al contesto in cui sono state inserite: per favore, cambiatele. Il centro storico di Parma è regolato da una serie di (giuste) norme e prescrizioni che disciplinano l'utilizzo di materiali, forme, colori... perché queste regole non valgono per i piccoli interventi pubblici? Un cestino, un «gabbiotto» o una panchina valgono meno di una vetrina, del materiale di un infisso, del colore di un intonaco? Mi chiedo come la Soprintendenza abbia potuto concedere (lo ha concesso?) il nulla osta all'installazione di tali oggetti e, pur capendo che si sta parlando di cose di poco conto e di dettagli, non posso fare a meno di evidenziare l'importanza che questi dettagli hanno nel dimostrare, ai cittadini e ai tanti turisti che visitano Parma, la cura che una città dovrebbe avere per sé stessa, per presentarsi come una città bella, armoniosa ed equilibrata, non come una città trasandata.
Devis Sbarzaglia

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