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IL DIRETTORE RISPONDE

E se ci dessimo tutti una calmata?

E se ci dessimo tutti una calmata?

Michele Brambilla

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Egregio direttore,
le scrivo per raccontare un fatto molto triste che è successo a mia figlia nel mondo dello sport. Sono la mamma di una ragazzina di 14 anni che gioca o meglio, giocava da 5 anni in una grande società sportiva di Parma. Premetto che mia figlia non è una «campionessa» lei giocava per svagarsi dallo studio e per stare in compagnia di un bellissimo gruppo di ragazze che si era formato negli anni. Quest’anno le ragazze erano in circa 19, e da subito l’allenatrice ha cominciato a dire che si sarebbero formate due squadre, dichiarando che non avrebbe mai fatto una squadra di serie A e una di serie B, e fino a qui capisco, le ragazze sono tante ed è giusto dividerle in due squadre. Arrivando un giorno ad annunciare le squadre: una di 15 ragazze e le 4 rimaste fuori si sarebbero allenate e forse avrebbero giocato con le ragazzine di 12 anni, così dividendo anche il gruppo di amiche, certo che non le hanno detto voi non giocate, voi siete scartate, ma andate con le più piccole così avrete una speranza di fare una partita! (Forse era meglio essere scartare con una lettera).
Mia figlia si è sentita umiliata e l' ha fatta sentire la «balorda» del gruppo. Io non pretendevo che mia figlia giocasse sempre e a tutte le partite, anche perché, vedo i suoi limiti, ma mi chiedo perché umiliare e farle sentire così? Lei lo faceva per svagarsi e per stare con le sue amiche, e per come la vedo io questo sport è stare bene, fare movimento, e fare gruppo, ma è possibile che questi allenatori/educatori non riescono a capire che facendo così allontanano i ragazzi dallo sport, che è fondamentale! E premetto un’altra cosa, se la società quest’anno ha deciso di selezionare una squadra (e quindi eliminare le ragazze meno brave) perché non comunicarlo anche ai genitori, che sono i tutori di questi ragazzi, senza dover umiliare così le ragazze! (Abbiate almeno la sensibilità di prenderle da parte e dirglielo senza il pubblico).
Mi spiace molto ma ho così aperto gli occhi anche sulla pallavolo a Parma. Mia figlia ha già detto che non farà più pallavolo né in questa società né in un’altra società. Posso solo dire grazie che tenete i ragazzi legati allo sport.
Micaela Bagatti

Gentile signora Micaela,
la sua lettera è ahimè così tanto simile a molte altre. Genitori che si lamentano per il comportamento di dirigenti e allenatori di società sportive che dovrebbero far giocare (e sottolineo giocare) bambini o adolescenti, e che invece si comportano come fossero in Champions League. Ricerca ossessiva del risultato, selezioni spietate, modi sgradevoli per estromettere dalla società i piccoli atleti.
E’ indubbio che queste cose si ripetano sempre più spesso. Tuttavia, non vorrei che questi episodi finissero per screditare l’intero mondo dello sport giovanile, composto per la maggioranza da persone che dedicano il loro tempo (gratis) per far praticare uno sport a bambini e ragazzini. Queste persone andrebbero ringraziate più spesso.
E poi, oltre che fra i dirigenti e gli allenatori, ci sono anche molti genitori che sbagliano. Non parlo ovviamente del suo caso, signora. Però chiunque ha esperienza di calcio, o volley o altri sport giovanili, ha visto scene imbarazzanti ai bordi del campo. Genitori che insultano l’arbitro, che insultano l’allenatore, che insultano gli avversari, che si insultano fra di loro. Così come certi dirigenti e allenatori sfogano le proprie frustrazioni giocando a fare il Galliani o il Mourinho, anche certi (sempre più numerosi) genitori sfogano le proprie pretendendo che il figlio sia trattato come un Cristiano Ronaldo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  • Michele

    09 Ottobre @ 09.06

    mandra_sala@libero.it

    Lo sport è un business. A 12 anni si firmano già contratti di proprietà che durano 9 anni a favore delle società sportive. L'alternativa sono le squadre che non fanno i campionati ma solo amichevoli. Quindi si può scegliere... tra chi gioca seriamente e chi gioca per svago. Sono due cose diverse.

    Rispondi

  • Lucio G.

    08 Ottobre @ 15.51

    Sono d'accordo con la mamma. Solleviamo ad alta voce la protesta contro quelle società che hanno comportamenti malsani con ragazzi in fase di crescita e che approcciano allo sport non per fare agonismo , ma principalmente per crescere e stare coi coetanei. I ragazzi sono delicati e meritano adulti in grado di rappresentare una guida, un esempio. Diversamente non sono adeguati a rivestire nessun ruolo, in primis come genitori, insegnanti, allenatori. Possono essere le persone più erudite, i migliori sportivi, ma pessimi educatori. Di questi hanno bisogno i ragazzi!

    Rispondi

  • Bastet

    08 Ottobre @ 13.41

    Pare che le discipline marziali siano le più sane (mai avuto dubbi !!!)...un Sensei non penserebbe nemmeno lontanamente di scartare qualcuno!!!Il dojo è aperto a tutti così come il tatami!

    Rispondi

    • Filippo

      08 Ottobre @ 17.42

      Lo sport di squadra ha dinamiche diverse da quello singolo, dove l'eventuale inadeguatezza condiziona solo il tuo risultato e non anche quello di tutti i tuoi compagni. Per questo, a partire dai 10/12 anni s'innescano meccanismi competitivi che portano alla selezione dei migliori. Pretendere che non succeda, non solo denota incomprensione dello sport come agonismo, ma fa perdere anche l'occasione per insegnare ai ragazzi a sopportare le delusioni, ad impegnarsi maggiormente per riuscire, a tifare per i compagni anche quando non si è protagonisti, al fatto che non sempre c'è giustizia: alla vita, insomma.

      Rispondi

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