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I bar e le botteghe, semplice la vita felice a Solignano

13 gennaio 2020, 09:57

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Solignano, una terra antica dal volto nuovo che ha fra i suoi figli illustri Francesco Zanetti, Ubaldo Bertoli e Amos Grenti. La Villa con Ostia, località «Osteria», l’attuale capoluogo è un nome dimenticato perché connaturato con quello di Solignano. Nel 1880, prima dell’arrivo della ferrovia, la Villa con Ostia contava meno di dieci case, diciotto nel 1940; nel 1960 le case erano salite a 25 e nel 1980 superarono le 100 unità. Con l’apertura della strada di Fondovalle, nel 1961, il paese esce da un isolamento secolare e porta con sé una ventata di novità, fiducia, speranza e voglia di fare. 
Nel 1963 fu inaugurato il primo lotto delle «Officine Meccaniche Valtaro» che nel 1975 occupava 150 dipendenti. Negli anni ‘80 il reddito pro capite si attestò fra i più alti dei Comuni di montagna. La nuova strada di Fondovalle, divenuta poi la Statale 308 alla fine del 1962, l’industrializzazione che ne seguì e l’improvviso concentramento della popolazione nel capoluogo richiesero l’attivazione di nuovi servizi. Nel 1958 arriva la stazione dei carabinieri con giurisdizione anche sul Comune di Valmozzola. Nel 1962 la Cassa di Risparmio apre la filiale e nel 1963 fu aperta la scuola media, anch’essa in locali provvisori sparsi un po’ ovunque e con la nuova sede inaugurata l’8 aprile 1972, mentre il 1° febbraio fu attivata la scuola materna statale. In quegli anni furono inoltre collegate al capoluogo anche le frazioni di Specchio e Fosio. La vita sociale di Solignano, prima dell’arrivo della Fondovalle, ruotava attorno a Giulio il sarto, Mario il calzolaio, Gino e Guido Calzetti, gestori dell’osteria-bar del paese. Le botteghe e il bar erano i posti di ritrovo, seconde case, sicuri luoghi di aggregazione dove nascevano progetti, discussioni, iniziative, giochi e scherzi. Fino a quando non sorse l’albergo Diana, in paese c’erano due locali pubblici: il bar Calzetti e l’osteria Turchi, quest’ultima preferita da gente un po’ su con gli anni, che chiedeva solo di poter giocare a carte e bere un bicchiere di vino in tutta tranquillità. I giovani, invece, erano tutti da Gino Calzetti. Nell’osteria di Gino si giocava a carte, si urlava di sport, si intonavano canzoni popolari, aiutati da qualche bicchiere di vino ma, soprattutto – ricorda Paolino Bergonzi – si ascoltava Gino, incantati dalle avventure che proponeva col ritmo scoppiettante. Altro luogo frequentato dai solignanesi era la bottega di Mario Rubini, il calzolaio, che portò insieme ai suoi fratelli il canto popolare. 
Nella sua bottega, tra pelli, tomaie e l’odore piacevole del cuoio, nei lunghi pomeriggi invernali, si parlava di politica, di ingiustizie sociali, di tradizioni, fatti di costume, di grandi avventure di pesca. Ma il vero antagonista del bar, l’unico ad esercitare una seria concorrenza fra i luoghi di ritrovo, fu per diversi anni il grande e mitico laboratorio di sartoria di Giulio Bertozzi perché, senza soldi, i giovani studenti ascoltavano alla radio le nuove musiche o l’arrivo del giro di Francia. Gli anni ‘70 furono anche quelli dei grandi interpreti della musica leggera, che si esibivano sul palco del Diana, in spettacoli organizzati da Atos Grenti: Nada, Orietta Berti, Don Backy, Luciano Tajoli e Caterina Caselli.