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CAMPUS INDUSTRY MUSIC

Sinead O'Connor, l'entusiasmo dei fans al live a Parma - Foto

19 gennaio 2020, 09:28

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di Cristina Pelagatti

Sollievo: questa è la sensazione che si è respirata durante l’esibizione di Sinead O’ Connor. La rockstar irlandese, dopo anni di silenzio, a 5 anni dall’uscita dell’ultimo album, è approdata sabato sera al Campus Industry Music per una delle tre tappe italiane del tour del ritorno e vederla su quel palco, rilassata e con la inconfondibile voce ancora intatta, ha fatto tirare ben più di un sospiro di conforto al suo pubblico, che, tra sparizioni, appelli sui social in cui lamentava di essere sola e malata, problemi depressivi e di sofferenza mentale, temeva di trovarsi davanti un simulacro stanco dell’artista che fu. Niente di più sbagliato: Sinead c’è ancora ed ancora più di prima e lo si è evinto appena ha tirato fuori la voce ed ha intonato la prima canzone, <Queen of Denmark> di John Grant. Sembra un paradosso sentir cantare la prima frase <Volevo cambiare il mondo ma non riuscivo nemmeno a cambiarmi la biancheria> proprio da Sinead O’ Connor che in trent’anni di carriera ha cambiato il mondo musicale, a partire dall’immagine delle donne della musica, presentandosi a fine anni 80 all’industria discografica completamente rasata, vestita solo della sua voce e che ha trasformato sé stessa più e più volte, una sorta di araba fenice che risorge ogni volta dalle sue ceneri e che adesso, convertita all’islam col nuovo nome di Shuhada’ Davitt, solca il palco con l’hijab ed un sorriso nuovo e disteso. Un’ora e un quarto di concerto, in scaletta i brani di una vita in musica da <Thank you for hearing me> a <Take me to church> raggiungendo picchi di delizia col canto <a cappella> di <In this heart> e <I am stretched on your grave> per approdare alla celeberrima Nothing Compares 2 U, scritta da Prince, che la fece conoscere al mondo e durante la quale nessuno ha osato fiatare, per non disturbare un’esecuzione magica. Se si dovessero fare le pulci allo show, si potrebbe discutere sulla setlist che avrebbe potuto osare un po’ e dare maggiore spazio a pezzi più movimenti, perché Sinead, con i suoi piedi scalzi, il ritmo lo tiene ancora molto bene. A chi si è lamentato per la scarsa interazione col pubblico andrebbe ricordato che un cantante possiede lo strumento più potente per interagire col pubblico, la voce; Sinead O’Connor sabato sera infatti è riuscita a trasmettere ai presenti tutto lo spettro dei sentimenti, dal dolore acuto all’amore vigoroso, senza bisogno di fare nulla che non fosse cantare e ci si augura possa continuare a farlo ancora a lungo.