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La grande stagione bianca: gli anni dello sci a Marzolara - Foto

31 gennaio 2020, 11:49

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Marzolara, 25 minuti da Parma, 320 metri di quota, addossata alle prime pendici del Monte Sporno allo sbocco della Val Baganza nella pianura. E chi lo direbbe oggi che fino alla fine degli anni ‘60 qui c’era il più frequentato campo da sci di tutta la provincia di Parma? Certo oggi sembra del tutto impensabile, ma era davvero così ed è quello uno dei periodi che gli abitanti del posto un po’ più anziani ricordano più volentieri. L’epopea dello sci era già iniziata prima della Seconda guerra mondiale, ma ebbe forse il suo momento d'oro negli anni ‘50 e '60 quando il sabato e soprattutto la domenica si radunavano i primi intrepidi sciatori che impararono a reggersi sulle lamine proprio sui colli dietro il paese, sulla pista nera «del castello» che ancora si può riconoscere, o sulla più semplice rossa. 
Ma come si arrivava sulle piste in anni in cui in pochi avevano la macchina? Semplice: con il tram che arrivava proprio fino a Marzolara, fatto abbastanza incredibile anche questo, a pensarci oggi. E la gente partiva da Parma (ma anche da Sala e Felino) con gli sci in mano e percorreva tutta la valle per scendere a Marzolara proprio ai piedi delle piste. Chiaramente era uno sci un po’ diverso da quello di oggi: dapprima si dovevano risalire le piste a piedi facendo la scaletta e nel contempo così le si batteva, poi venne inventato una sorta di skilift utilizzando un camion Dodge semi sollevato e una fune che veniva riavvolta su una delle sue ruote appositamente adattata. In un secondo tempo, la risalita veniva fatta con il «direttissimo della neve», una corriera che raccoglieva gli sciatori a fondo pista e con un lungo giro li portava su al castello dove partivano le due piste; inoltre a partire da un grosso tagliaerba Bcs, venne creato un rudimentale gatto delle nevi. Gli anni d’oro dello sci a Marzolara furono quelli dal 1966 al 1968: grandi compagnie, grandi nevicate, grandi sciate. Poi non ci furono più inverni così nevosi e pian piano la grande stagione dello sci finì per sempre. 
Ma a Marzolara la vita continuava a fiorire soprattutto d’estate. Fu una delle prime frazioni infatti a organizzare le «feste campestri», soprattutto per sostenere la squadra di calcio, come del resto anche oggi. Ma tutto era molto più complicato, si era meno attrezzati e tutto era totalmente fatto in casa da decine di «rezdore» che per giorni e giorni (anche di notte) preparavano tortelli, arrosti, torte per soddisfare i tanti partecipanti del sabato sera che dopo cena si trasferivano sulla grande pista a ballare. 
Altro momento di vita sociale per tutto il paese era la sagra di San Pietro, purtroppo oggi del tutto persa, occasione in cui ci si ritrovava e si banchettava insieme in ogni famiglia. Nel resto dell’anno invece le compagnie si ritrovavano nei quattro bar del paese, nella locanda e soprattutto nel dancing dove anche d’inverno si ballava al coperto. Certo il cambio del paese è stato radicale negli ultimi decenni, ma le grandi feste estive, l’aggregazione attorno alla Locanda e al circolo, ancora oggi rimandano a quelle antiche tradizioni.