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I parmigiani d'Inghilterra? Tristi e increduli

25 giugno 2016, 22:50

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Il popolo britannico ha deciso di lasciare l’Unione europea. Questa è la notizia con cui gli Italiani a Londra e nel Regno Unito si sono svegliati ieri mattina. Per lo meno quelli che sono riusciti a dormire, gli altri hanno atteso tutta notte l’esito del referendum che ha oscillato varie volte nel corso della nottata tra In e Out. A seguito della vittoria del fronte Leave è giunto in mattinata l’annuncio delle dimissioni del primo ministro David Cameron.
Tra gli Italiani nel Regno Unito che si trovano ad affrontare questa situazione d’incertezza ci sono diversi parmigiani che negli scorsi anni hanno lasciato il bel paese in cerca di opportunità oltremanica. Perplessità, incredulità ed amarezza sembrano essere le reazioni più comuni tra i nostri concittadini a Londra e nel Regno Unito. «In questo Paese non mi sento più la benvenuta - esordisce la trentaseienne Elisa Fava che vive e lavora a Londra,-: provo una grande amarezza e sono dispiaciuta perché per dieci anni ho pagato i miei contributi al Regno Unito. Credo che la scelta del popolo britannico mi incoraggerà a trasferirmi altrove nei prossimi anni».
D’accordo l’ingegnere software Luca Da Rin Fioretto, 31 anni originario di Langhirano, che commenta da Leeds: «Non mi sono mai sentito discriminato in questa città, anzi pensavo di essere parte della comunità pur essendo arrivato solo lo scorso ottobre. Mi auspico che questo referendum possa far rifletter sulla maniera in cui viene gestita l’urgenza immigrazione in Italia. Odio e paure non portano a nulla di costruttivo. Al contrario è assurdo pensare di poter meglio controllare i flussi migratori senza il coordinamento di un’organizzazione internazionale come la Comunità europea. Temo - conclude - che Brexit possa causare una reazione a catena in tutto il continente con altri stati che tenteranno di uscire, primo fra tutti, la Scozia».
Delusa anche un’altra parmigiana trasferitasi oltremanica per amore: Elena Bartoli, 46 anni, è partita quattro anni fa dal quartiere dell’Oltretorrente per raggiungere la sua dolce metà a Londra. «La capitale inglese - racconta - mi ha fin da subito colpita per la sua apertura internazionale e multietnica. Temo che d’ora in poi Londra perderà queste sue connotazioni». C’è anche chi prova ad immedesimarsi con l’elettorato britannico, Elisa Cantarelli, 35 anni da Salsomaggiore che è sposata con un ragazzo inglese d’origini italiane. «Se io fossi inglese - ipotizza Elisa- ed avessi potuto votare sarei stata incerta. Il Regno Unito è una delle più grandi potenze economiche mondiali e mi domando se a lungo termine questa decisione avrà anche dei risvolti positivi. Era chiaro che l’Europa avesse bisogno di un segnale forte ed i britannici oggi hanno avuto il coraggio di farlo giungere alla comunità internazionale. Ciò non toglie che il momento era totalmente sbagliato e che il referendum ha causato una gravissima divisione tra due fazioni nel Regno Unito».
Più severo il parere di un’altra nostra concittadina Giovanna Latimer, direttrice di un’azienda di publishing a Londra, che sottolinea: «Sono arrivata nel Regno Unito 25 anni fa e con questo voto mi sembra che questo Paese torni a vivere negli anni Novanta. Una regressione piuttosto che un’evoluzione. Non mi capacito di come si possa essere arrivati ad una situazione simile. I britannici non ritengono che la Comunità europea sia basata su principi democratici poiché a capo non vi sono figure politiche votate direttamente dalla popolazione. Se negli scorsi anni si fossero attuate riforme interne alla Comunità europea, oggi avremmo potuto evitare di trovarci a questo punto di non ritorno».
Nonostante i tanti dubbi, le amarezze e le grandi preoccupazioni per il futuro incerto, i parmigiani ci tengono a far sapere ai loro concittadini che rimarranno uniti, almeno loro, nell’affrontare questa difficile situazione d’oltremanica.