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Mauthausen, diario parmigiano: "La vera essenza della memoria"

05 febbraio 2017, 21:08

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I ragazzi protagonisti del Viaggio della memoria 2017 continuano a "scrivere" il loro diario con riflessioni, foto e video. Molto di più che un viaggio: una lunga e importante riflessione degli studenti di Parma a Mauthausen. Un centinaio di alunni dell’ultimo anno delle superiori e una decina di professori oltre all’ex lager visiteranno i sotto campi di Gusen ed Ebensee e il castello di Hartheim. Saranno giornate intense, per vedere da vicino i luoghi dove si consumò la ferocia nazista e trarne una lezione di vita e di pace; per lanciare più forte il grido «Mai più!».

Il video di Isabella Ferrarini del Marconi

Sul sito della Gazzetta i ragazzi raccontano «in diretta» i loro pensieri e le loro sensazioni: 

  • Muri di cemento per ricordare, un memoriale all'aperto, al freddo, nella neve. L'unica cosa che è in grado di ravvivare quell'ambiente consumato e intriso di morte sono i colori dei fiori e la volontà di comprendere. Gusen, sottocampo di Mauthausen, il peggiore, se esiste una classifica. L'ambiente si presenta spento, grigio e vuoto. I muri isolano e soffocano chi vi passa attraverso portandolo in un'altra realtà dall'esterno incomprensibile. Michele Cozzoli, Andrea Barbieri, I.T.I.S. Leonardo Da Vinci

  • Questo è stato per me il decimo Viaggio della memoria, il quarto a Mauthausen e i suoi sottocampi. Ho sperimentato anno dopo anno il valore di questa esperienza, valore che nasce dal concorso di tante forze diverse: l’Istituto storico, le scuole e i colleghi, le istituzioni che sostengono il progetto, ma soprattutto i ragazzi e ragazze che vi partecipano con le loro attese, i loro dubbi, le loro emozioni ma anche il loro desiderio di provare a capire, insieme. Ogni anno porto a casa un’immagine , sempre diversa , perché il luoghi, anche se uguali, rivelano squarci nuovi. Così è stato quest’anno: nel monumento italiano presente nel memoriale di Mauthausen ho notato, tra le tante lapidi che ricoprono il lato secondario , una che mi era sfuggita gli anni scorsi. E’ una lapide che riporta una parte dell’ epigrafe scritta da Quasimodo per i partigiani di Valenza, un verso che qualcuno ha voluto riportare in questo luogo dove tanti giovani deportati morirono. “Qui li contiamo/uno per uno teneramente/chiamandoli con nomi giovani/per ogni tempo” Uno per uno: nel luogo dove uomini venivano trasformati in “pezzi” numerati , dove la violenza e l’abbruttimento cancellavano il valore unico di ogni persona, nel luogo dove le logiche produttive e razziali cancellavano la dignità di ogni persona trasformandole in vite indegne di essere vissute, in questi luoghi noi abbiamo cercato di ricordare i nomi, storie vere, storie di persone uniche. E davvero vorremmo ricordarli uno per uno: Piero Iotti, Primo Polizzi, Pietro Occhi, Augusto Olivieri…. Teneramente: c’ è in questo avverbio una forza unica. Non basta ricordare , bisogna farlo con tenerezza, come per restituire umanità a relazioni che sono state cancellate dalla violenza e dall’odio. C’ è una parola che oggi, di fronte alle nuove vicende che accompagnano la nostra storia, ritorna spesso,"buonismo", termine usato in modo spesso dispregiativo. Preferisco la tenerezza di cui parla Quasimodo: sapremo guardare anche al nostro presente riconoscendo uomini e donne, non categorie, dando a loro , a ciascuno di loro il loro nome, riconoscendoli teneramente? Emanuela Giuffredi, docente Liceo Classico Romagnosi

  • Terzo giorno nel viaggio della memoria , Liceo Marconi Visita al castello di Hartheim e al Memoriale di Gusen. Stanze vuote. E’ questo quello che è rimasto delle camere a gas e del forno crematorio presenti nel castello di Hartheim. Vuote come la memoria che generalmente si ha di questo posto dove si cercava di raggiungere la “razza perfetta”, eliminando così gli “inutili” per la società nazista, disabili o persone con qualunque forma di malattia mentale. In questo luogo si può capire fino in fondo il sadismo e la crudeltà del programma T4. La scienza piegata e manipolata su esigenze ideologiche della purezza e della “perfezione ariana”. Al campo di Gusen, siamo riusciti invece ad immedesimarci nelle massacranti condizioni del campo di concentramento , oggi memoriale. Abbiamo compreso il motivo per cui viene considerato dai pochi sopravvissuti “l’inferno in terra” , uno dei più duri nel suo genere. La documentazione sia scritta che fotografica a cui abbiamo potuto accedere , nel museo dietro al memoriale, ha ben rappresentato le vere condizioni del campo : ragazzi della nostra età ridotti a scheletri , privati di tutto e della loro dignità , cadaveri accatastati senza alcun rispetto e abbandonati nel’attesa di esser bruciati al’interno dei crudeli forni crematori. Neppure la pietà di una sepoltura. Spesso la letteratura utilizza , per dare vita ad un oggetto o ad un concetto la figura retorica della personificazione , in un certo senso trasferisce caratteristiche umane a qualcosa che umano non è. Nel corso di questo viaggio l’ideologia nazista ci è parsa la realizzazione concreta del processo opposto : la continua pratica a de-personificare o ancora peggio a distruggere l’essere umano . (Faroldi Enrico; Scarica Gabriele; Valenti Giulio)

  • Quello che sto per scrivere è un auspicio, la speranza che chi come me ha partecipato, ma anche chi non lo ha fatto, possa cogliere il vero messaggio della "giornata della Memoria". La giornata della memoria non è solo il 27 Gennaio, ma anche gli altri giorni dell'anno. La memoria ci deve mettere in guardia sempre nel non riproporre ciò che è stato, ma nell'essere migliori di ciò che si è stati. Il mio desiderio più grande è che alla luce di ciò che è stata la guerra e che è ancora in alcuni paesi, gli uomini comprendano che la Memoria deve essere il "corridoio" attraverso il quale si propaghi la pace, il mezzo attraverso cui il dialogo trionfi. Ripenso anche a tutti coloro che pur non sapendo cosa fosse la guerra e cosa comportasse, si sono fatti portatori di una bandiera, portatori di un amore per la patria. Penso che proprio per loro noi dovremmo: credere negli uomini o perlomeno averne fiducia, credere nei valori, credere nel valore delle cose, credere nel meglio, credere nella verità, credere nel dialogo, credere nelle diversità.. semplicemente CREDERE in un domani migliore del ieri. Sara Salvador, Liceo Sanvitale, 5C 
  • Flusso di pensieri che scorre affannato, senza mai fermarsi come quel rigagnolo di montagna misterioso, che sfavilla nella sua solituidine come una stella argentea nell'angolo piu curvo della notte. Volare, senza meta, dispiegando le immani ali del pensiero spezzando il logorante guinzaglio che paralizza la libertà, essenza stessa della vita. Solidarietà, amore e volontà per disgregare gli insidiosi tentacoli della temibile tirannia untrice di malanni. Una candela lacrimante di cera la cui fulgida fiamma di consapevolezza e speranza ha la meglio sul gelido nero che grava sull'animo nostro pervaso di raccapricciante indifferenza. Un fanciullo incuriosito, che si accinge ad introdurre la cedevole mano nel silente e profondo buco con l' intento di frantumare con essa il rigido guscio della autenticità di tutte le cose. Sarà mai possibile lacerare il tempo senza che tenti di ricicatrizzare? Fermarsi quanto occorre, immedesimarsi in colui che percepisce la pioggia nonostante questa non ci sia, per ricordare... Davide Righi, 5°A biotecnologie ambientali ITIS da Vinci (PR)
  • Possiamo provare a contare i numeri dello sterminio e a definirne i contorni, possiamo provare a ricostruire gli episodi del massacro, possiamo persino provare ad ascoltare le parole, successive, di chi è tornato indietro. Ma mai potremo arrivare a comprendere fino in fondo il processo di umiliazione e di disumanizzazione che hanno subito gli uomini e le donne di Mauthausen, cosa hanno pensato negli ultimi minuti della loro vita, cosa hanno provato nel momento in cui sono stati spogliati della loro dignità e della loro umanità. Alessandra D'Alessandro, docente ITIS Da Vinci