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La magia dei sentieri dell'Appennino: 400 chilometri d'infinito

Il reportage di Chicco Corini

28 ottobre 2017, 18:30

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Sono nostre compagne di viaggio. Quando le vedi tutte insieme, stai lì davanti a leggerle bene-bene per scegliere la protagonista di quel giorno d’avventura. Altre volte le scruti da lontano e non vedi l’ora di arrivarci a portata di occhi e tirare un bel sospiro perché quell’indicazione di direzione ti garantisce il percorso giusto. Capita anche che, attraversato da un brivido freddo, non trovi più quella giusta e ti metti in tutta fretta a riordinare le idee analizzando la cartina che, per fortuna, ti sei portato da casa. Sennò sono guai, tipici dell’escursionista per caso che perde di vista quel bianco e rosso che bisogna individuare anche nei boschi per stare sempre ben in allerta a non sbagliare il passo tra i faggi del nostro Appennino.

Molto spesso sfruttiamo le indicazioni delle frecce segnavia del Cai (appunto quelle bianco-rosse) senza riflettere su quello che c’è dietro a quella segnaletica che fa parte del paesaggio, e che ci permette di trascorrere una giornata in natura con sicurezza. E per far «parlare» le frecce del Club Alpino Italiano abbiamo chiesto il consulto a due esperti di montagna e di conseguenza di sentieri: Stefano Mordazzi e Andrea Benecchi che alle nostre curiosità rispondono all’unisono.

Il testo completo del reportage