Sei in Gallery

Parma, quei 18 luoghi abbandonati in cerca di futuro: foto-storia

16 gennaio 2018, 11:56

Chiudi
PrevNext
1 di 18

Nel suo discorso di Sant'Ilario di un paio di giorni fa il sindaco Federico Pizzarotti ha indicato tra le priorità di questo suo secondo mandato la cosiddetta «rigenerazione urbana». Tradotto in soldoni, l'utilizzo di edifici e aree già esistenti invece del consumo di nuovo suolo agricolo per la realizzazione di nuove iniziative urbanistiche. Un'enunciazione di principio che, alla luce di un rapido e per forza di cose incompleto censimento delle aree e degli edifici che sono inutilizzati da anni nel comune di Parma che vi proponiamo in queste pagine, richiederà un lavoro intenso e impegnativo per fare in modo che si riesca a passare dagli annunci ai fatti concreti.

Aree pubbliche abbandonate
Come simbolo del lavoro che attende il Comune su questo fronte, possono essere citate alcune importanti superficie collocate in piena città e di proprietà pubblica. Sono aree inutilizzate da anni, ma che sono nel «cuore» del territorio cittadino, andranno indicate soluzioni praticabili e trovate magari anche soluzioni provvisorie di utilizzo per evitare che il degrado continui ad aumentare. Fra queste, segnaliamo l'ex deposito Tep di viale Villetta, di proprietà di Smtp, dunque di Comune e Provincia, che dal 2007 è «terra di nessuno». Se non si riesce a venderlo, almeno si potrebbero accogliere le proposte di utilizzo come parcheggio o comunque di uso pubblico. Ma una soluzione va tropvata anche per lì'area dell'ex mercato bestiame e ex macello di strada dei Mercati che nei progetti delle giunte Ubaldi e Vignali doveva diventare un polo logistico all'avanguardia. In attesa delll'alienazione, che è l'obiettivo ma finora si è rivelata poco praticabile, si potrebbero studiare forme di utilizzo. Altre due superfici che sono ridotte da anni a un ammasso di erbacce incolte sono quelle dell'ex Boschi, di proprietà di Stu stazione, e dell'ex stadio Europeo a fianco dell'Efsa di Stu Authority. Evidenziato che la crisi economica ha frenato la realizzazione dei progetti originari, andrebbe almeno garantita il mantenimento in stato decoroso della recinzione e delle superfici per evitare che diventino rifugio di sbandati.

Gli edifici inutilizzati
Ci sono poi i casi di edifici che da anni sono inutilizzati e che potrebbero ritornare preziosi per un utilizzo a scopo pubblico. Eclatante è il caso del complesso Romanini-Stuard (proprietà ex Iraia e dunque Comune, situato nel cuore dell'Oltretorrente e da anni totalmente abbandonato. Annunci e idee non sono mancati, anche negli ultimi anni, dopo che è stata abbandonata l'idea dell'alienazione, ma ancora i tempi del riutilizzo sono nebulosi. Così come da tre anni è vuoto il complesso dell'ex Theatro del Vicolo di fronte alla Corale Verdi, di proprietà del Comune: dopo il mancato rinnovo della concessione all'ssociazione che occupava i locali, ancora nessuna soluzione è stata trovata. E con la «fame» di spazi richiesti anche dalle associazioni sarebbe opportuno un riutilizzo in tempi brevi.

Le «brutture» statali
Altro discorso è poi per alcune proprietà statali. lasciate al più completo degrado: ci riferiamo all'ex caserma di borgo Riccio, al complesso dell'ex caserma e della chiesa di San Luca in via Padre Onorio e all'ex deposito militare di via Zarotto: da decenni si parla del loro riutilizzo, ma finora nessun progetto si è concretizzato e la città non può più attendere.

Gli spazi «privati»
Ci sono poi i casi di alcune proprietà private, come l'ex bunker di via Pellico, l'ex Trionfale o l'ex caserma Polstrada in via Zarotto, luoghi per i quali vanno sollecitati interventi almeno per ridare decoro a questi luoghi. Restano poi alcuni casi irrisolti, come quello delle Aule Rosse di via Kennedy, che dovevano essere rimosse anni fa e sono una bruttura poco compatibile con il contesto dell'Oltretorrente, oppure le ex Stalle di Maria Luigia, proprietà invenduta del Comune in cui il degrado dell'edificio si accompagna a quello di continue presenze di abusivi al suo interno. Esempi di possibile «rigenerazione urbana», dunque, non mancano: l'auspicio è che si possa almeno affrontarli, se non risolverli, in tempi quantomeno non biblici, visto che per molti di questi casi diverso tempo è già trascorso inutilmente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA