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Capitale di buona memoria: le vittime di mafie rivivono a Parma Foto

21 marzo 2018, 10:28

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Da tutte la regione con un carico di energia e di voglia di non dimenticare. E ciascuno si porta idealmente addosso il nome e la storia di una delle tantissime vittime di mafie. E' partito alle 9 il corteo organizzato da Libera e che ha attraversando il cuore della città per arrivare in piazza Garibaldi. Tantissimi i giovani presenti, testimoni del prezioso lavoro fatto nelle scuole. 

Oltre diecimila persone hanno sfilato questa mattina a Parma per la manifestazione regionale per la giornata in ricordo delle vittime di mafia. Oltre settanta pullman, molti gli studenti, che hanno raggiunto la città da tutta l’Emilia-Romagna per sfilare lungo le vie del centro parmigiano.
In piazza Garibaldi le orazioni finali e l’appello da Foggia, dove si svolgeva la manifestazione finale, di don Luigi Ciotti. Fra gli interventi più toccanti dal palco quello di Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella di Salvatore e Giuseppe Asta uccisa da una bomba mafiosa ad Erice il 2 aprile 1985. Residente a Parma, Margherita Asta ha risposto anche alla ex brigatista Barbara Balzerani chi ha parlato del 'mestiere di vittimà. «Il nostro non sarà mai un mestiere - ha detto Margherita Asta - Non abbiamo scelto di essere vittime innocenti di mafia o del terrorismo. Purtroppo sono gli altri che hanno scelto per noi spezzando la vita dei nostri cari e delle nostre famiglie. Io sono stata privata dell’amore di mia madre che aveva 31 anni e dei miei fratelli che ne avevano sei. Una ferita che non si rimarginerà mai, ma da quella ferita deve partire la rivincita e il cambiamento da parte di tutti. Sempre col sorriso sulla bocca, ma con la rabbia».
Un successo quindi la manifestazione di Parma. «Un grande risultato fatto in questa città, in questa provincia e in tutta la nostra regione - certifica Daniele Borghi, coordinatore di 'Liberà per l’Emilia-Romagna - tutti vogliamo ricordare assumendo un doppio impegno: il primo ottenere verità e giustizia per i familiari delle vittime. Ancora oggi il settanta per cento di loro non conosce o gli esecutori o i mandanti o addirittura il perchè della morte dei loro cari. Questo è un fatto gravissimo in una repubblica che si dice democratica. Il secondo impegno è quello di esserci sempre per modificare questa società».

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