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Pasquetta con selfie tra le macerie del Rigopiano. L'indignazione dei familiari delle vittime

Il sindaco: "Profondo disprezzo"

03 aprile 2018, 18:18

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«Profondo disprezzo per il turismo del macabro: ma vorrei che fosse chiaro che l'interno dell’hotel è sequestrato e che dovrebbe essere la Procura di Pescara a far rispettare il divieto. Il Comune lo scorso anno ha fatto una ordinanza per l’area esterna vietando l'ingresso ai prati, ma non ho neanche un vigile urbano per farla rispettare». Lo dice all’Ansa il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, che è tra gli indagati per la tragedia della valanga che oltre un anno fa ha ucciso 29 persone, tra turisti e personale dell’albergo. Ieri Pasquetta molte persone si sono recate in montagna a visitare le rovine dell’hotel, scatenando l'indignazione dei familiari, che hanno reagito duramente preannunciando denuncie.
«Faccio comunque un appello ai media - dice Lacchetta - per aiutarci a prevenire questo fenomeno. Per noi è difficile gestire l’ordine pubblico, ma qui si manca di rispetto alle vittime e ai familiari. E’ vero che i prati ai lati delle macerie da sempre sono stati teatro di scampagnate e picnic, e io lo ho vietati, ma qui si va dentro le rovine ed è cosa diversa», ha chiuso il sindaco.

Accertamenti dei Carabinieri in corso sulla Pasquetta macabra trascorsa tra le macerie dell’hotel Rigopiano. Il fatto è stato denunciato dal Comitato vittime di Rigopiano, che parla di «barbecue, pic-nic, palloni, risate e schiamazzi» tra i resti del resort travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, provocando la morte di 29 persone.
L’area è sotto sequestro, ma è comunque di facile accesso. E così, come accaduto già lo scorso anno, decine di persone hanno raggiunto la zona. «Temevamo che questo accadesse - dice il presidente del Comitato vittime Rigopiano, Gianluca Tanda - e abbiamo il timore che possa accadere di nuovo per le prossime festività. Ieri c'erano i genitori di alcune delle vittime, che sono stati anche criticati quando hanno provato a spiegare che in quell'area non si può entrare. Sono stati chiamati i Carabinieri, che sono intervenuti ed hanno identificato delle persone».
«C'è chi è entrato in quello che resta della Spa - aggiunge Tanda - e chi ha portato via un pezzo di hotel come fosse un souvenir. C'erano anziani, bambini. C'era chi si faceva selfie. Persone che facevano barbecue o giocavano a pallone a pochi metri dal luogo in cui sono morti i nostri cari. Nessuno che abbia portato un fiore o acceso un cero, nessun genitore che abbia spiegato ai figli che lì 29 persone sono morte per colpa dell’uomo».
«Stiamo valutando se presentare una denuncia. La Procura ci aveva garantito che c'era massima attenzione anche da questo punto di vista. Nel frattempo abbiamo saputo che oggi hanno iniziato ad installare la recinzione metallica che chiedevamo da tempo, anche per evitare che questa scena triste si ripeta in vista dei ponti festivi in arrivo», conclude il presidente del comitato.