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Amore, corna e personaggi famosi: nell'era digitale "tornano" i fotoromanzi

Mostra allo Spazio Gerra di Reggio (Fotografia Europea): c'erano la Carrà, Dorelli, Orietta Berti... E alcuni furono scritti da Zavattini

30 aprile 2018, 19:00

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Erano storie di grandi amori e ordinarie corna, fiammante gelosia e a volte violenza. Erano storie di vita non reale ma a tratti... possibile. I fotoromanzi hanno fatto epoca: questa forma di narrazione popolare nata nel 1947 si è sviluppata sempre più fino agli anni '80. Poi il declino, ma per decenni hanno riscosso un successo tale da trasformarli persino in veicolo di messaggi sociali e alquanto seri. Come spiegare l'uso (e i vantaggi) della pillola anticoncezionale negli anni '60? Ma con un fotoromanzo, su un giornale popolare con alte tirature. La stampa comunista comincia a pubblicare le sue storie? Ecco che Famiglia Cristiana risponde con i fotoromanzi su Maria Goretti, per citarne uno. Non mancano le versioni «firmate», ad esempio da Cesare Zavattini.
La tecnologia e i cambiamenti nei gusti del pubblico hanno soppiantato queste storie con le fotografie a fumetti. Ma oggi tornano in vita, almeno per qualche settimana, a Fotografia Europea. Lo Spazio Gerra di piazza XXV Aprile a Reggio (dietro al teatro Ariosto) ad ogni edizione propone mostre che raccontano uno spaccato di società italiana. Memorabile «Disco Emilia», nell'edizione 2016. Ma anche quest'anno la proposta è interessante e ben fatta: c'è «Fotoromanzo e poi...». Tante le foto esposte ovviamente, con ricche spiegazioni, per scoprire curiosità su tanti personaggi. Prendiamo Orietta Berti: cantante e oggi protagonista in tv con Fazio, ma negli anni '70 la si poteva vedere anche in macchina con Christian. Erano interpreti di un fotoromanzo, chiaramente. Tra gli scatti dello Spazio Gerra si scoprono Johnny Dorelli, Raffaella Carrà e persino Mike Bongiorno in veste di attori.
Paola Pitagora è protagonista di un «foto-racconto-lampo» su controllo delle nascite e protezione sessuale. Siamo nel 1975. Titolo: «Il segreto». La storia inizia con una coppia a letto: «Così non si può andare avanti! Quando ti abbraccio sei sempre fredda, svogliata...». «E come potrei essere diversa? Sempre con l'angoscia di restare inguaiata!», risponde lei, aggiungendo: «E poi, tu t'interrompi sempre sul più bello...». «E cos'altro dovrei fare? Hai il terrore di restare incinta». Appena due foto dopo, lei pensa che un altro uomo potrebbe darle la felicità, mentre lui adocchia una prostituta che «almeno non fa tante storie». La soluzione, si scoprirà pagina dopo pagina, sarebbe stata tutt'altra.
Se pensate che il fotoromanzo fosse soltanto qualcosa di popolare, nel senso di «basso», sappiate che ce ne sono stati alcuni d'autore. Cesare Zavattini (sotto pseudonimo) firmò diverse storie. In evidenza a Reggio è «La colpa»: è la storia di una ragazza che dopo uno stupro viene additata come poco di buono dagli abitanti del suo paesino. Insomma, diventa colpa della vittima (ma tra le righe si capisce che così non dovrebbe essere). L'epilogo sarà amaro per chi ha commesso quella violenza, mentre la ragazza troverà il vero amore. Una storia in qualche modo «didattica» Gli autori dello Spazio Gerra continuano idealmente la narrazione con una specie di fotoromanzo su Instagram: «Nessuna colpa», dove le disavventure di una ragazza di oggi si intrecciano con l'esperienza di quella del '62 di Zavattini.
Non solo: oggi con i fotoromanzi si può giocare. Nell'Angolo del Selfie, ecco una sedia, un casco da parrucchiera e uno specchio, per fingersi per un attimo protagonista di una di queste storie. Si può anche costruire una sequenza con le proprie mani. E volendo, «Dillo con un fotoromanzo», per farsi un selfie con il “fumetto” dei vari «Mai una gioia» e «Ciaone»... 

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