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La Luzzara di Stephen Shore approda al MoMA

Il paese di Zavattini nella retrospettiva del museo americano

03 maggio 2018, 16:12

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La Luzzara di Stephen Shore approda al MoMA: la serie di immagini scattate dal 71enne maestro della fotografia contemporanea nel paesino della valle del Po che diede i natali a Cesare Zavattini sono parte della maxi retrospettiva che il museo dedica in questi giorni all’artista che per decenni ha ritratto panorami e autostrade, stanze di motel e colazioni ai diner di un’America «on the road».
Mai coreografate, illuminate artificialmente, ritoccate, le immagini di Shore vanno sempre ben al dì là del semplice scatto. Si parte dall’infanzia: il fotografo, nato nel 1947 in una famiglia newyorchese benestante, aveva ricevuto in regalo l'attrezzatura per la camera oscura a sei anni e a soli 14 anni era entrato nelle collezione del MoMA convincendo il curatore Edward Steichen a comprare tre sue stampe. Ancora teen-ager, abbandonato il liceo, Shore frequentò la Factory di Andy Warhol fotografando musicisti come Lou Reed e John Cale o visitatori come Michel Duchamp, prima di partire per il primo dei grandi viaggi «on the road», verso Amarillo, Texas. Nel 1971, a soli 24 anni, il Metropolitan Museum of Art gli dedicò la prima retrospettiva: il secondo fotografo vivente ad avere una personale nel museo dopo Alfred Stieglitz. Oggi Shore ha centomila seguaci su Instagram.
Era andato a Luzzara nel 1993 a fotografare gli abitanti di una tradizionale comunità contadina che lentamente abbracciavano da contrappunto ai campi immacolatamente curati, le cancellate in ferro battuto, i muri dall’intonaco sbrecciato.
Quaranta anni prima Luzzara era stata fotografata da Paul Strand, un altro mostro sacro della fotografia americana, che pubblicò l’opera in «Un paese: Portrait of an Italian Village», realizzato in collaborazione con Zavattini. All’inizio degli anni Novanta la provincia di Reggio Emilia aveva lanciato il progetto «Linea di Confine» commissionando a grandi fotografi la documentazione del territorio. Fu così che Shore approdò a Luzzara. «Una semplice coincidenza che capitò 40 anni dopo Strand. Scelsero me perchè ero americano e usavo, come lui, una macchina di grande formato».
Il fotografo ha raccontato di esser arrivato a Luzzara senza aspettative. «Non c'ero mai stato, non ero mai stato nella zona, nè ero interessato a ripetere quel che avevo fatto negli Usa venti anni prima, o rendere direttamente omaggio a Strand» che nel paesino della Bassa Padana cercava i segni di «un villaggio agrario idealizzato».
Nel 1953 Luzzara era «come poteva essere 40 anni prima. Niente auto,né pali del telefono. Io volevo fotografare Luzzara com'era», i contrasti tra il vecchio e il nuovo. Ad esempio: una fattoria del Cinquecento usata come ufficio attrezzato coi Mac. 

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