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Chiuso il processo per il caso sms: le maxi-richieste della Procura, l'"estate di lacrime" di Calaiò

17 luglio 2018, 13:34

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Si è celebrato davanti al Tribunale Federale nazionale della Figc il processo sportivo riguardante i messaggi Whatsapp sospetti inviati dal calciatore del Parma Emanuele Calaiò alcuni giorni prima della partita tra la sua squadra e lo Spezia. Secondo la Procura furono un tentativo di ammorbidire la posizione di alcuni giocatori liguri prima di una partita che era decisiva per la promozione in serie A del Parma. All’udienza oltre all’avvocato difensore del club emiliano, Edoardo Chiacchio, era presente anche lo stesso Calaiò.
L’udienza di questa mattina era pubblica, mentre nel pomeriggio - a porte chiuse - verranno trattati i casi di Chievo e Cesena, accusati di aver creato plusvalenze fittizie con una serie di scambi di giocatori.

Il processo è iniziato alle 11.20 e subito sospeso per dar modo al presidente del tribunale di decidere se ammettere come controinteressati Venezia e Palermo. La decisione è quella di ammettere il Palermo ma non il Venezia.

Poco dopo le 12 sono arrivate le richieste della procura federale: penalizzazione di due punti al Parma nello scorso campionato o, in subordine, sei punti nel prossimo campionato di A. Per Calaiò è stata invece chiesta una squalifica di 4 anni e mezzo e sanzione di 50mila euro. 

L’avvocato di Calaiò, Rodella, attacca la Procura parlando di condotta esagerata rispetto alla realtà dei fatti e parla di accusa infamante per il giocatore del quale chiede il proscioglimento.

«Ho passato un’estate orribile, di inferno, a giustificarmi anche in lacrime con i miei figli: ho 36 anni e sono oramai vicino alla fine della mia carriera, non voglio chiuderla con una macchia come questa, sono accuse che non mi appartengono». Lo ha detto Emanuele Calaiò, in una dichiarazione spontanea al Tribunale Figc, nel corso del processo al Parma per tentato illecito sportivo: per il giocatore la Procura federale ha chiesto 4 anni di squalifica.

Intorno alle 13.15 il processo si è chiuso. L'avvocato Chiacchio, legale del Parma, ha chiesto il  proscioglimento. Il verdetto non arriverà oggi ma fra qualche giorno: difficile ipotizzare quando, forse addirittura la settimana prossima.

Da parte dei giocatori dello Spezia che ricevettero i messaggi whatsapp di Calaiò non ci fu nessuna percezione di un tentativo di illecito. E’ quanto ha sostenuto l'avvocato Eduardo Chiacchio, difensore del Parma Calcio. Nel suo intervento davanti al Tribunale federale, l’avvocato ha sottolineato anche che i due che ricevettero i messaggi, Da Col e Terzi, ci fu l’impressione di essere stati oggetto di una proposta illecita, tanto è vero - ha sostenuto Chiacchio - che lo Spezia nella sua informativa alla Procura della Federcalcio non parlò di denuncia ma di semplice comunicazione. Quest’ultima, inoltre, «non conteneva nemmeno i nomi dei tesserati - ha aggiunto il legale del Parma -, nè di chi aveva inviato i messaggi, nè dei destinatari». L’avvocato Chiacchio inoltre ha sottolineato che fra la data della comunicazione alla Procura, cioè il 14 maggio, e l’apertura dell’indagine (4 giugno) passarono 21 giorni. «A dimostrazione - ha sostenuto Chiacchio - che nemmeno essa stessa aveva immediatamente rilevato la volontà di illecito» nei messaggi.
L’avvocato ha infine stimato che la sentenza potrebbe essere emessa tra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima.