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Travolti dal torrente in piena: 10 morti. Il capo della Protezione civile: "C'era allerta gialla" Foto

Aperto un fascicolo per omicidio colposo

21 agosto 2018, 11:05

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«C'era l’allerta gialla. E ricordo a tutti che con l’allerta gialla ci possono anche essere morti». Lo ha detto il capo Dipartimento della protezione civile, Angelo Borrelli, parlando con i giornalisti a margine dei lavori del Consiglio comunale di Lacco Ameno (Napoli), della tragedia del torrente Raganello in Calabria. Un evento che, ha ricordato ancora Borrelli, «era in qualche modo prevedibile».

 La Procura della Repubblica di Castrovillari per la tragedia del Raganello ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando i reati di omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione e omissione d’atti d’ufficio. Lo ha riferito il procuratore Eugenio Facciolla. Al momento non è stata disposta l’autopsia sui corpi delle vittime. «Il primo pensiero - ha detto Facciolla - è salvare più gente possibile e poi identificare le vittime. Nel pomeriggio valuteremo». I corpi, comunque, presentano i traumi tipici del trascinamento in acqua.

Sono cinque le regioni di provenienza delle vittime dell’ondata di piena del torrente Raganello: Puglia, Lombardia, Campania, Lazio e Calabria. Lo ha detto il prefetto di Cosenza Paola Galeone a conclusione della riunione nel Municipio di Civita. Il prefetto ha anche annunciato un briefing, «si spera conclusivo», ha detto, per le 17:30 di oggi nella Prefettura di Cosenza.

Hanno perso entrambi i genitori nella tragedia del torrente Raganello: i figli della coppia di coniugi di Qualiano (Napoli) sono infatti riusciti a salvarsi. Uno dei ragazzini è ricoverato in ospedale, l’altro figlio delle vittime è rimasto indenne dalla piena.
Erano in vacanza i cittadini campani. Lei, Carmen Tammaro, era una docente della scuola Marconi, plesso Dragonetto, istituto tecnico superiore di Qualiano; lui era un impiegato di Decathlon. La famiglia era molto nota nel comune alle porte di Napoli.

I soccorsi e il bilancio parziale della tragedia

Sono andate avanti per tutta la notte le attività di ricerca nella zona delle Gole del Raganello, in Calabria, teatro della tragedia di ieri. Nella notte una delle persone rimaste ferite gravemente è deceduta nell’ospedale di Cosenza in conseguenza di un trauma toracico portando a 10 (e non 11, come era stato affermato questa mattina) il numero delle vittime accertate.
«I dispersi in questo momento - ha precisati il capo della Protezione civile calabrese Carlo Tansi - sono tre e la difficoltà ad avere un quadro chiaro di chi manca all’appello è dovuta al fatto che gli escursionisti erano in gruppi sparsi. Molte segnalazioni sono pervenute nella notte al nostro numero verde. Tutte le vittime sono state identificate e, al momento, le persone ricoverate sono undici e si trovano negli ospedali di Castrovillari quelli meno gravi e di Cosenza quelli più gravi (cinque) e uno a Rossano. Le ricerche non si sono mai interrotte e sono andate avanti tutta la notte. Con la luce del giorno è più facile procedere». Alle ricerche partecipano anche 3 squadre del soccorso alpino giunte da Umbria, Campania e Basilicata.
La palestra comunale di Civita da ieri sera sta accogliendo le salme delle vittime che sono state tutte identificate. Una folla commossa si è raccolta davanti alla struttura dove si è svolto il riconoscimento da parte dei congiunti.

E’ stata trovata vicino ad un cadavere, Chiara, la bambina di 8 anni salvata ieri dopo l’onda che ha investito un gruppo di escursionisti nelle Gole del Raganello. A riferirlo è stato il dirigente medico dell’elisoccorso regionale Calabria Pasquale Gagliardi, che l’ha soccorsa."Era semicosciente ma in evidente stato di choc. L'abbiamo trovata accanto ad un cadavere e da quello che ho saputo in seguito, quasi certamente i genitori sono tra le vittime», ha raccontato il soccorritore.

«Quello che è accaduto nelle gole del Raganello è un disastro annunciato. Questo posto era diventato un luna park. Non è possibile vedere bambini con infradito che si avventurano per i sentieri e donne con vestiti da spiaggia». Così Claudio, buon conoscitore e frequentatore abituale della zona, che è stato tra i primi a intervenire sui luoghi della tragedia. «Abbiamo soccorso due ragazze napoletane - ha aggiunto Claudio - che erano riuscite a risalire. Erano in stato di shock e sono arrivate fino a noi scalze e con segni di tagli provocati dalle rocce. Hanno raccontato di una situazione 'terrificant"»

«Siamo stati tra i primi ad arrivare e ci siamo subito occupati delle persone ferite. Quello che posso dire è che si è trattato di un episodio di inaudita violenza». E’ la testimonianza di un medico del Suem 118 di Mormanno intervenuto nell’immediatezza della tragedia delle gole del Raganello.
«Abbiamo ricevuto una richiesta di soccorso - ha aggiunto il sanitario - e ci siamo immediatamente precipitati sul posto prestando le prime cure alle persone che erano state recuperate dalla zona del ponte del Diavolo. Dai racconti dei sopravvissuti, tutti in forte stato di shock, si è subito delineata la gravità di quanto accaduto».