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Asini, latte, uva, canapa: commercio d'élite al Rural Festival Foto

Oggi apertura degli stand dalle 10 alle 20: l'ingresso è gratuito

09 settembre 2018, 13:38

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Frugando fra gli stand del Rural Festival a Rivalta si scoprono sogni, entusiasmo, voglia di fare di un mondo che cerca con fatica ma anche con significativi successi di ritagliarsi un suo spazio nella società globalizzata.
Ettore Rio alleva pecore cornigliesi: «Ne ho 600 e per tutto l’anno le porto in transumanza fra Monchio e Torrechiara, dove faccio la tosatura primaverile. Fino al 2010 arrivavo anche in città, ma poi non è più stato possibile. Ci vuole una gran passione e quella non mi manca. Le cornigliesi sono pecore molto robuste, che un tempo facevano lana e latte oltre alla carne. Vanno preservate e valorizzate».
A commercializzarle pensa Mauro Repetti, macellaio di Langhirano, che a «Rural» distribuisce deliziosi arrosticini. Dalle pecore agli asini: Giuseppe Borghi e il figlio Davide ne hanno 800 a Salvarano di Reggio Emilia, di cui 300 asini romagnoli. E’ l’allevamento più grande d’Europa, specializzato nel recupero delle razze in estinzione, che produce latte simile a quello materno e carne senza colesterolo. E ogni anno vendono 150 asini da compagnia, ottimi per la pet therapy.
La piccola dolce uva termarina, nata da vitigni presenti già nel '700, e la pesca rossa con vasetti in confettura, sono i prodotti esposti dalla Centrale della Frutta di Monica Azzoni, che nella sede di Traversetolo coltiva 200 varietà di pomodoro, fra cui il Riccio da Parma, presentato all’Expo di Parigi nel 1878. Filippo Valla di Tre Rii, invece produce sidro dai 5 agli 8 gradi, con mele non trattate, di varietà che erano scomparse o inselvatichite, mentre Luigi Notari, poliziotto in pensione, reclamizza il suo Marrone di Campora, frutto pregiato di alberi secolari.
Dalla montagna al mare: Paolo Armenti, pescatore di acciughe da quando aveva 13 anni, è uno dei pochi che ancora utilizza le lampare fra Genova e le Cinque Terre e trascina in barca pesce vivo, con grandi vantaggi sulla qualità della conservazione.
In mezzo alle piante di canapa di Rivalta si trova anche il canapaio, anzi, la canapaia, la signora Franca Rossi, nata qui. Per lei la lavorazione della canapa era una tradizione di famiglia: «Una tradizione che non si deve perdere – è il suo appello – con la canapa si fanno i tessuti, ma anche biscotti e carta per quaderni. Tenere viva la canapa sarebbe un modo di rispettare la natura, ma ormai si parla di sogni». A dimostrazione delle sue parole, attorno all’antico telaio di Francesco Benassi, ha messo in esposizione i suoi gomitoli del '700 (perfettamente conservati), un quaderno con la copertina di canapa, un rotolo di tela del 1939, sacchi, fasce e persino i mutandoni dei nonni, accanto ad alcuni suoi lavori di oggi. a.b.