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Ballerina di burlesque e mamma? Si può!

«Fin da piccola adoravo il cinema americano Anni '50. Così ho studiato danza e sono diventata Betty Rose»

14 dicembre 2018, 20:36

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Paillettes, piume, corsetti, e tacchi alti sono per Betty Rose accessori indispensabili. Ma quando cala il sipario chi si nasconde sotto questa frizzante e maliziosa pin-up anni 50, al tempo stesso sexy e spiritosa?
Entrando nella sua casa si respira un clima decisamente intimo e familiare. Nessuna immagine di lei in abiti per così dire “da lavoro”, ma solo tanti indizi di una vita quotidiana semplice e tranquilla.
Qualche giocattolo sparso qua e là, come è normale quando si ha una bimba di tre anni, e poi tante fotografie di famiglia che ritraggono lei, Piera Cipriani, insieme al marito Marco e alla sua piccola Desiree. Guardando questa donna vestita in jeans e maglietta, la prima domanda mi sorge spontanea.
Come nasce Betty Rose?
Fin da piccola ho coltivato una grande passione per il cinema americano degli anni 50. Betty Rose è sempre stata dentro di me. Sette anni fa tenevo vari corsi di modern Jazz in cui sono diplomata e lavoravo come coreografa. Ma sentivo il bisogno di riprendere in mano la mia vita.
Quel mondo di piume e paillettes che avevo conosciuto quando mi esibivo nelle operette, mi mancava. Così da sempre attratta dal burlesque tornai all’estero, prima a Parigi e poi a Londra (dove avevo già seguito alcuni corsi di danza) per studiare a fondo le origini di questa forma di spettacolo.
E tornata in Italia ho creato Betty Rose, legata ad un nuovo stile: il bon ton burlesque, fondato sulla danza e sul teatro. Un sottile gioco di seduzione dove la mimica e la gestualità esaltano l’eleganza femminile. Il tutto condito da un pizzico di ironia propria delle pin-up americane degli ani 50.
Oggi insegna, lavora come coreografa e si esibisce come Betty Rose in vari spettacoli. Riuscire a conciliare il lavoro con la famiglia non è mai facile per una donna. Come ci riesce?
Occorre tanto impegno e volontà ma la mia famiglia viene sempre al primo posto. Preferisco rinunciare ad un’esibizione ma per loro cerco di esserci sempre. E poi il mio lavoro mi consente di portare Desiree sempre con me. E’ una bimba di tre anni molto sveglia. L’abbiamo voluta tanto e quando finalmente è arrivata ha illuminato la nostra vita. E’ lei che mi dà la forza per andare avanti, spronandomi a fare sempre meglio. E anche lei ama ballare, per questo già dall’anno scorso frequenta un corso di danza classica.
La sua carriera inizia a 19 anni quando, dopo essersi diplomata come ballerina professionista in vari stili, vince a Roma una borsa di studio all’A.I.D. (Associazione Italiana Danzatori) che la porta da subito in giro per l’Italia. Quando ha trovato l’amore?
Ho conosciuto mio marito a 22 anni. In quegli anni lavoravo con la “Compagnia Edipo” di operette di Reggio Emilia, diretta da Franco Pulvirenti. Il caso ha voluto che Marco, che abitava a Parma, fosse proprio il socio del mio produttore. E’ stato un vero colpo di fulmine.
La mia carriera stava cominciando a prendere il volo: ho lavorato con grandi registi come Liliana Calvani, Hugo de Ana e Marco Martinelli. E Marco, di 10 anni più grande di me, era sempre lì pronto a sostenermi ed aiutarmi. Per questo lo ho sposato. Lui ha sempre creduto in me e come mia madre, mio padre e mio fratello mi ha sempre incoraggiato ad andare avanti, a continuare a studiare e a non arrendermi mai.
Ho sempre creduto nel matrimonio ma solo se si fonda su condivisione e complicità e non sull’egoismo. Oltre che accanto a grandi registi e nomi importanti del mondo dello spettacolo ha lavorato anche a numerosi progetti ideati da lei.
Quali di questi ha trovato più coinvolgenti anche da un punto di vista emotivo?
Sicuramente“Burlesque Terapy”, realizzato qualche anno fa con lo psicologo Emanuele Arletti. Insieme abbiamo portato avanti un corso che fosse per le donne un vero percorso di rafforzamento dell’autostima sviluppato su tematiche sociali come quella del pregiudizio.
E’ stato davvero bello ed interessante. Mentre a gennaio partirà un progetto di cine burlesque ispirato al cinema muto degli anni 20 che si concluderà con un piccolo cortometraggio realizzato dai partecipanti.