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La vita di Giovannino Guareschi

30 aprile 2020, 17:18

La vita di Giovannino Guareschi

Il regista Francesco Barilli ha  rievocato la vita di Giovannino Guareschi, «lo scrittore mai sorto» (come lo chiamarono i suoi, accecati, detrattori) inventore geniale di un mondo piccolo in cui parlavano persino i crocifissi, terra piatta dove i tramonti esplodevano violenti come un melodramma.
L’ironia e le osservazioni di «uno qualunque» che qualunque non lo era per niente, il prigioniero di guerra che non si inchinò ai nazisti (e vinse la fame con l’umorismo), il vignettista che non aveva paura di nessuno: ma anche il padre all’antica, il babbo-babbo che non si perdeva in smancerie eppure c’era sempre. Ci sono tutti questi Guareschi – e molti di più – nel documentario, 60 minuti di ricordi, interviste, filmati d’epoca, che 12Tv Parma trasmetterà  stasera alle 21. «A sette anni andavo sull’argine del Po per vedere girare “Don Camillo”. Poi recentemente – spiega il regista – ho letto la biografia di Guido Conti: ho cercato di cogliere il Guareschi più autentico lavorando di sottrazione, ma trattandolo per il grande che era». E allora i banchi del  Maria Luigia, la casa in affitto in borgo del Gesso, il diario clandestino di un sopravvissuto all’odio. 
E poi il «Candido», patria dell’anticonformismo, il bicarbonato a manciate e le notti insonni (ricordate anche da Giorgio Torelli) a scrivere e pensare, affannarsi e disegnare. Fino al successo planetario dei film, quando il cinema sbarcò a Brescello, tra comparse mancate e incassi stratosferici: e un Cristo che parla (in inglese con la voce di Orson Welles...), «idea geniale», come la definisce anche Roberto Campari. 
Un gigante, Guareschi, sotterrato anzitempo dai partiti (la detenzione a San Francesco, in una cella «dove era sempre primavera») e malvisto dagli intellettuali: fenomeno di massa e di coscienza che rivive nel film (prodotto da Comune, Provincia, Banca Monte Parma, Fondazione Monte di Parma) che Barilli (in procinto di guidare la scuola di documentario che sorgerà nella nostra città) ha realizzato per Mup editore. Restituendo allo schermo un autore che poteva portare i suoi baffi a naso alto, capace di parlare agli uomini semplici, alla gente comune che nel giorno dell’addio non si dimenticò di dirgli grazie. A differenza di tanti altri, dai nomi altisonanti, che si girarono dall’altra parte, sbattendo in faccia alla sua morte la porta dell’indifferenza. Poco male: gli «altri», come scrisse qualcuno che lo conosceva bene, non contano. Nemmeno 40 anni dopo.

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