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Cara vecchia Passat, per fortuna non cambia

Wagon e diesel: a dispetto delle ultime tendenze, una delle Volkswagen più amate di sempre non passa mai di moda. E si aggiorna

di Lorenzo Centenari -

17 novembre 2019, 14:54

Cara vecchia Passat, per fortuna non cambia

Gli anni passano, i gusti cambiano. Quelli del pubblico, che oggi ama i Suv, e quelli delle auto, improvvisamente «allergiche» al gasolio. Un pilastro sopravvive alle generazioni: si chiama Passat, e proprio come un tempo, resta affezionata alle carrozzerie tradizionali ed al motore diesel. Manco a dirlo, il restyling della settima edizione della 46enne top seller di Volkswagen (30 milioni di unità) è questione di dettagli: l’auto vende proprio perché il suo design spartano non invecchia mai, lasciarsi prendere la mano e rivoluzionare le sue forme non sarebbe saggio. E così Passat 2019-20 si concede giusto un nuovo paraurti, fari matrix Led e il nuovo «lettering» al posteriore, il resto è tale e quale alla vettura pre-facelift. 

Più incisivi gli interventi in abitacolo, sempre tuttavia a carattere «virtuale»: nuovo cockpit digitale, nuovo display touch a centro plancia di misura 9,2”, connettività a 360 gradi e interfaccia anche gestuale (basta muovere le mani a una distanza di una spanna). Alla base del cruscotto fa la sua comparsa la fessura Usb-C, o «mini-Usb»: chi è meno tecnologico, dovrà acquistare un adattatore.

Invariate ovviamente anche le misure, sia quelle esterne, (4,77 metri di lunghezza), curiosamente identiche tra berlina e station wagon (Passat Variant), sia fortunatamente quelle interne: in seconda fila puoi quasi permetterti di coricarti per il lungo. 586 litri di capienza bagagliaio la sedan, 650 litri la SW, e che sollievo quella soglia così bassa e regolare. 


Torniamo alle alimentazioni: oltre 9 Passat su 10 hanno un turbodiesel sotto il cofano, e per la sua natura di rappresentante macina-chilometri, sarà così ancora per un po’. Diverse opzioni, dal 1.6 TDI 120 Cv al 2.0 TDI 150 o 190 Cv (anche 4Motion). Fino all’arrogante Passat 2.0 BiTDI 240 Cv. A listino anche il benzina 1.5 TSI 150 Cv, ma a quel punto perché non avventurarsi nella plug-in hybrid? Rispetto alla versione precedente, nuova Passat GTE risulta più efficiente pur basandosi sempre sul 1.4 TSI e su un motore elettrico da 85 kW sfamato da una batteria da 13 kWh, il 30% più energetica di prima (potenza di sistema: 218 Cv).

Maggiore autonomia a zero emissioni (55 km «teorici»), migliori logiche di accoppiamento tra motore a combustione interna e controparte elettrica. Il problema è il prezzo (da 51.350 euro), anche se gli incentivi permettono di risparmiare qualche migliaio di euro. A proposito: la gamma parte da 34.000 euro (1.5 TSI Business), 1.000 di differenza tra berlina e Variant. Alla «eco-Passat» la clientela preferirà ancora il diesel, e non a torto: bassa rumorosità, bassi consumi (5,3 l/100 km il 2 litri 150), il piacere di pescare la coppia ai bassi regimi (340 Nm a 1.600 rpm) e assaporare la sua progressione, assistiti da un gioiello di meccanica come l’automatico DSG doppia frizione a 7 rapporti (+2.550 euro, ma li vale). 

 

SECONDO  NOI
 
CI PIACE
Abitabilità  molto elevata per i passeggeri posteriori
Bagagliaio  Capacità da station wagon vecchia maniera
Silenziosità  del motore diesel.

NON CI PIACE
Restyling troppo «timido» anche per una Volkswagen
Plug-in hybrid (GTE)  Versione dai costi di esercizio elevati