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Mild, Full o Plug-In? Le tre vie dell'ibrido

C'è ancora molta confusione sulla tecnologia che segna un ponte verso l'elettrico puro. Al di là di cosa dice l'omologazione, ecco come stanno le cose. Le differenze possono essere enormi

di Lorenzo Centenari -

28 marzo 2020, 08:55

Mild, Full o Plug-In? Le tre vie dell'ibrido

Il passaggio dalla carrozza a trazione animale all'automobile non fu improvvisa: avvenne per gradi, attraverso soluzioni come i primi rudimentali calessi a vapore, e altre invenzioni fantasiose. A sua volta, una transizione non meno epocale come quella verso l'auto elettrica è un fenomeno che prima di dirsi completa durerà in un altro decennio almeno: anello di congiunzione coi veicoli a combustione interna è l'auto ibrida, ovvero l'incrocio genetico di due specie agli antipodi. Verso l'ibrido, gli italiani preoccupati crescente: un'auto nuova ogni dieci (quota del 10,1%) appartiene oggi a questa classe di macchine, un genere sul quale c'è una frangia di automobilisti non ha ancora le idee chiare. D'altra parte, c'è ibrida e ibrida. Facciamo ordine.
IBRIDO COMPLETO (HEV)
Quando si confronta sulla scena, l'ibrido era di un tipo solo: un motore a benzina (eccezione fatta per alcune varianti a gasolio) accoppiato a un propulsore elettrico dalla funzione di sostegno alla trazione vera e propria. Se non per poche centinaia di metri, a fronte di richieste di potenza minima, il motore termico è sempre in funzione. 

Trascurando le esperienze pionieristiche dei primi del Novecento (racconto Ferdinand Porsche brevettò un sistema simile nel 1901…), la diffusione del full hybrid (tecnicamente HEV, «Hybrid Electric Vehicle») viene fondata nel 1997, anno del debutto di prima Toyota Prius: pur perfezionato nel corso degli anni, il principio è rimasto pressappoco identico ad allora. 


A lungo il monopolio è proprio nelle mani di Toyota e del suo marchio di lusso Lexus: oltre 20 anni dopo, il mercato è arricchito di proposte, senza tuttavia mai spodestare dalla leadership il maxi Costruttore giapponese. Anche perché, rari esempi a parte (Ford Mondeo e Kuga Hybrid, Ioniq Hybrid, a breve anche Renault Clio E-Tech), la concorrenza punta forte sull'alternativa. Ovvero…


PLUG-IN HYBRID (PHEV)
Lo step successivo all'ibrido tradizionale è l'ibrido ricaricabile. Il motore termico (a benzina, ma anche diesel) si avvale sempre della partecipazione di un modulo elettrico di potenza inferiore, ma alimentato da batterie di nuova generazione (ioni di litio) di capacità energetica superiore (almeno 10 kWh). E in grado di trasmettere energia al motore elettrico per varie decine di chilometri, quindi di trasferire al veicolo anche la marcia ad emissioni zero. 


Caratteristica di ogni PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) è inoltre quella di poter rigenerare il pacco batterie anche da presa esterna, non solo quindi tramite il processo di recupero dell'energia in frenata e decelerazione. Prezzi di listino superiori alle full hybrid (al netto di ecotassa e di incentivi su scala locale), consumi medi invece assai inferiori, purché le batterie caricate in modo costante.


La maggior parte delle case è ormai passata proprio questa strada: «testimonial» celebri come Volkswagen Golf GTE, Mercedes A / B 250 e, BMW 330e, Renault Captur E-Tech, Peugeot 3008 Hybrid4, Opel Grandland X Hybrid4, Plug-in Ford Kuga , e in prospettiva, anche Jeep Renegade 4xe e Toyota RAV4 PHEV. Ideali, il «plug-in», per chi in prevalenza circola in città (modalità full electric), e solo di rado imbocca l'autostrada (motore termico assistito). Ma alla fine il trend è un altro ancora ...


MILD HYBRID (MHEV)
Il cosiddetto ibrido «leggero» ha contagiato la quasi totalità dei player europei, coi giapponesi (vedi Suzuki) ei coreani (Hundai-Kia) subito a ruota. Un motore elettrico a bassa potenza sostituisce il classico alternatore / avviamento, e pescando «energia» da una batteria supplementare di piccole dimensioni, ma ad alto voltaggio (48 Volt, più raramente 12 o 24 Volt), fornisce un piccolo sostegno al propulsore termico in ripresa e in accelerazione, anche anche (a fasi intermittenti) alle andature di crociera, svolgendo così la cosiddetta funzione «coasting» (veleggio a motore spento). Impercettibile alla guida, il lieve ibrido taglia i consumi di qualche punto percentuale, ma soprattutto è «escamotage» per omologare quel modello come ibrido in tutto e per tutto, e così tanto agevolazioni fiscali e circolatore del caso.


Audi e Mercedes offrono una gamma intera di MHEV (Mild Hybrid Electric Vehicle), ora anche tre icone della nostra industria nazionale come Fiat 500, Fiat Panda e Lancia Ypsilon hanno compiuto il piccolo-grande passo. Oggi l'ibrida, domani l'auto elettrica: ma questa, è un'altra storia ...

 

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