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L'INTERVISTA

Benamati: «L'auto ora riparte dagli incentivi ma poi servirà un piano di crescita»

Intervista al deputato dem Gianluca Benamati, primo firmatario dell'emendamento che estende gli aiuti all'acquisto di Euro6 di ultima generazione. "Settore strategico, l'Italia deve essere pronta ai grandi cambiamenti"

di Aldo Tagliaferro -

18 luglio 2020, 14:17

Benamati: «L'auto ora riparte dagli incentivi ma poi servirà un piano di crescita»

Il Covid ha messo in ginocchio una delle filiere strategiche industriali, quella dell'automotive, e non solo in Italia. Per fermarci all'Europa, dove il settore pesa per l'11% della manifattura, il bollettino del primo semestre è impietoso: 3,3 milioni di immatricolazioni in meno, un calo del 39,5%. Non  si salva nessuno (il calo minimo del 21,4% in Finlandia, all'altro estremo c'è il -54,4% della Croazia) ma  l'Italia colpita così duramente dal virus rischia di pagare un conto ancora più salato, con stime di un mercato 2020 dimezzato a un milione di pezzi. Occorreva fare qualcosa, e con il Dl Rilancio - convertito giovedì in legge (anche se si attendono ancora decine di decreti attuativi) - finalmente qualcosa di muove anche da noi sulla scia dei buoni risultati ottenuti dai piani decisi in altri Paesi, come in Francia dove sono addirittura 8 i miliardi messi sul piatto per il rilancio della filiera. 
Dopo settimane di discussione (anzi mesi, giacché il mercato mostrava segni di stanchezza ben prima del lockdown) l'intervento decisivo è stato quello di Gianluca Benamati, parlamentare dem e vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera, che ha inserito un emendamento al Dl Rilancio capace sia di raccogliere le istanze del settore, ovvero incentivi rivolti non solo ai veicoli elettrici o plug-in ma anche ai motori endotermici purché nella loro versione Euro 6d più recente, sia di vincere le resistenze dei Cinque Stelle. Con Gianluca Benamati, emiliano eletto a Bologna e residente proprio a Parma, proviamo a capire come funzionano gli incentivi e quali prospettive si aprono per l'automotive in Italia.
Allora, partiamo dagli interventi: con quale logica sono stati scelti?
C'era già una struttura di incentivi decisa dal governo precedente con la logica del  bonus/malus strutturati per fascia di emissione di Co2, da 0 a 20 g/km con un bonus di 6000 euro e da 20 a 60 g/km con un bonus di 2500 euro;  e poi la fascia oltre i 160 g/km che invece prevedeva una penalizzazione. Vista la situazione drammatica del mercato, ridottosi di oltre il 50%,  ho presentato un emendamento per venire incontro non solo ai concessionari che avevano i  piazzali  pieni, ma anche all'industria automobilistica. Intendiamoci:   non mi riferisco solo alla produzione (importante seppur regredita ai  livelli degli anni '60 nel nostro Paese) ma anche alla componentistica che in Italia è importante e strategica  e lo è per tutta la catena del valore dell'industria dell'automotive europea e tedesca in particolare. Non dimentichiamo che l'automotive vale il 5,6% del Pil e conta 250mila dipendenti diretti, ma considerando tutto il comparto (dalle assicurazioni alle officine ai benzinai) parliamo di 1 milione  di lavoratori e dell'11% del Pil.
C'è però anche un aspetto ambientale...
Esatto, abbiamo un'altra esigenza: quella di rinfrescare un parco circolante vetusto. Pensi che su 39 milioni di veicoli l'11% è sotto il livello di emissioni Euro3, quindi prima del 2003. Unendo tutte queste necessità era importante  dare una scossa a un settore trainante e migliorare nel rispetto ambientale la sicurezza dei cittadini, per questo è stata inserita una terza fascia che può accedere all'incentivo, quella fra 60 e 110 g/km di Co2, aprendo  agli Euro6 di ultima generazione a prescindere dal tipo di propulsione. La discussione è stata impegnativa in maggioranza, ma siamo riusciti a trovare una buona sintesi nell'accordo e ci attendiamo ora uno scatto del mercato.
Ecco, come funzionano gli incentivi?
Ci sono incentivi fino a 3.500 euro per chi acquista un’auto Euro 6 (categoria che comprende anche mezzi a benzina e gasolio) e ne rottama una vecchia di almeno 10 anni: il bonus statale è di 1500 euro al quale si può accedere se il concessionario applica uno sconto di 2000 euro. L'incentivo si dimezza senza rottamazione. Il bonus vale dal 1° agosto  al 31 dicembre ma solo per auto con prezzi fino a 40 mila euro, vale a dire circa il 50% del mercato. Abbiamo anche aumentato gli incentivi per le auto elettrificate: si arriva a 10 mila euro per le elettriche e a 6.500 per le ibride, sempre con il bonus dei concessionari.  E vorrei ricordare che c'è anche una misura che accompagna la sostituzione dell'usato con la riduzione del 40% delle tasse di proprietà passando da un veicolo pre Euro3 a un  Euro6.
La cifra stanziata a quanto ammonta?
Parliamo di due tranche, il primo stanziamento è già stato fatto, il secondo rientrerà invece nello scostamento, comunque la copertura media è di 400 milioni di euro per cinque mesi, che equivarrebbe a circa un miliardo su base annua.
E' abbastanza? In Francia il pacchetto è di 8 miliardi, in Germania di 5...
Abbiamo fatto quello che dovevamo in una fase di emergenza ed è stato un segnale importante che sia venuto da un'iniziativa parlamentare. Ma questo non esaurisce gli interventi:  in settembre, quando inizieremo a mettere in campo anche le misure provenienti dal Recovery Fund abbiamo in animo di far partire anche in Italia un piano organico per l'auto che non sia solo un sostegno alla domanda  ma una autentica politica di filiera. Quindi sostegno all'innovazione, all'auto a idrogeno, allo sviluoppo delle batterie, alla guida autonoma... Gli 8 miliardi stanziati da Parigi non sono tutti di incentivi, ma appunto di investimenti nella filiera.
La storia ha ormai relegato in un angolo i motori diesel (anche se ormai efficienti e meno impattanti nell'uso reale  a livello di Co2 rispetto ai benzina che equipaggiano le ibride), quindi l'imperativo è l'elettrificazione. Ecco, l'Italia resta indietro nelle infrastrutture, pensiamo alle colonnine di ricarica: come colmare il gap?
Sappiamo che oggi lo sforzo mondiale va in quella direzione e sappiamo che siamo costretti a inseguire, quindi gli investimenti in infrastrutture saranno una priorità. Ma il vero tema riguarda  i tempi: quando saranno maturi quelli per  l'auto elettrica di massa oppure - ipotizzo - per quella a idrogeno? Ci sarà un periodo transitorio durante il quale dovremo preparare il nostro sistema a competere: dalla distribuzione del biometano alle colonnine elettriche ad alta potenza in tutte le aree di servizio autostradali. Il nostro sistema produttivo deve essere pronto e il territorio avere infrastrutture adeguate. Ripeto: dobbiamo saper accompagnare non solo la produzione ma anche la componentistica (che da sola fa il 3% del Pil).
E sul fronte fiscale avete in animo qualcosa, ad esempio aumentare il tetto di detrazione per le auto aziendali?
Il fisco per le flotte è un tema che andrà sicuramente considerato anche perché c'è forte disparità di trattamento in Europa,  così come c'è un tema automezzi che va al di là delle autovetture.  E' un impegno di questa maggioranza intervenire in questo senso.
Secondo lei in questo Paese c'è ancora una "sindrome Fiat"? Di fronte agli incentivi c'è chi ha parlato di aiuti a Fca (che tra l'altro ha usufruito della garanzia statale per il prestito da 6,3 mld) e chi invece ha gridato allo scandalo perché non si è pensato a sufficienza al produttore nazionale che sul versante dell'elettrificazione è più indietro rispetto ad altri colossi.
Come sempre in Italia ci sono divisioni appassionate ma credo  sia importante aiutare l'industria nel suo complesso con misure che riguardano Fca ma non solo Fca. Ci sono stati provvedimenti di carattere generale che Fca ha potuto utilizzare come il prestito da 6,3 mld che le consente di risparmiare e lo ha fatto dando garanzie sull'occupazione in Italia. Ma non ci sono stati né regali per Fiat né misure avverse: sarebbero entrambe sbagliate. 
Ultima domanda, da emiliano: la Motor Valley nella nostra regione che esempio rappresenta per l'automotive?
Se l'Italia vuole tornare ad avere un ruolo ancora più importante, l'automotive deve tornare a essere una delle architravi dell'economia del Paese. In due modi: da un lato produzoni di altissima qualità e  di alta gamma,  e qui dalla Ferrari alla Dallara l'Emilia-Romagna sta già dando un contributo essenziale, con numeri forse ridotti ma economicamente elevatissimi; dall'altro serve un sostegno allo sviluppo tecnologico che ci faccia recuperare il gap   e ci permetta fra 4-5 anni un aumento della produzione come conseguenza degli investimenti in ricerca e sviluppo, in capitale umano e in innovazione che dobbiamo fare adesso. Fra dieci anni l'auto non sarà l'oggetto che vediamo oggi:  resterà quella da sogno ma quella di tutti i giorni sarò profondamente diversa e  l'Italia -  come dimostra l'Emilia - ha il potenziale per essere uno dei grandi player.