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IL NOSTRO TEST

Seat Leon: sedotti dal minimalismo

di Aldo Tagliaferro -

31 ottobre 2020, 09:21

Seat Leon: sedotti dal minimalismo

Dimenticate tutto quello che sapevate di Leon, la musica è cambiata: Seat ha conservato solo il nome, come si può vedere già dal design moderno e dinamico chiuso dal colpo di genio di una sottile firma luinosa a tagliare il posteriore. Appena si sale a bordo si respira aria da piani nobili (Audi A3 e Golf 8 condividono la piattaforma) con plastiche di morbida qualità che evocano segmenti superiori.

Ma sono il minimalismo e la pulizia delle linee che ci hanno conquistato. C'è davvero tanto spazio (aiuta il selettore del DSG doppia frizione davvero minuscolo), e al centro della plancia domina un touchscreen generoso e farcito di funzioni come un computer della Nasa. Pochi tasti (ben affogati nel dashboard i comandi della climatizzazione), molta visibilità, tanto digitale: un concetto di abitacolo finalmente nuovo.

E al volante? Abbiamo testato la versione mild hybrid con il 1.5 quattro cilindri benzina da 150 Cv: l'ibrido non si percepisce quasi ma ci si accorge dell'efficienza straordinaria di Seat Leon FR (il top di gamma a 29.300 euro) quando si fa il pieno perché la media reale è di 17/18 km con un litro. In modalità

Sport ci si può anche divertire assistiti da un telaio assai equilibrato anche se il DSG a sette rapporti lavora meglio in modalità meno estreme. Notevole l'insonorizzazione: si sente poco il motore e le rampre vengono digerite con disinvoltura.

SECONDO  NOI
 
PREGI
 Design:    Bella fuori, muscolosa e moderna; al top nell'abitacolo dominato dalla estrema pulizia   
Consumi:    Seat Leon 1.5 eTfsi fa dimenticare la nostalgia il diesel
Smart wraparound: Le luci che circondano l'abitacolo non solo eleganti ma anche elemento di  sicurezza con la funzione blind spot

DIFETTI
Selettore fari:       Innovativo ma poco pratico
Prezzo:  La versione al top è cara