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Il test

Mokka, Suv alla moda

Al volante del nuovo crossover Opel a benzina (l'elettrico resta una nicchia). Design, compattezza, hi-tech: promosso non solo in città

di Lorenzo Centenari -

28 maggio 2021, 07:31

Mokka, Suv alla moda

Con lei, «trova le differenze» è un gioco da ragazzi: rispetto alla generazione precedente, le differenze infatti sono dappertutto. Un foglio bianco, nuova Opel Mokka, sia nei confronti dell’antenata, sia - come immagine - anche verso le cugine di Gruppo Stellantis, o meglio ex Groupe PSA: la meccanica è la stessa identica che impiegano Peugeot 208 e 2008, tuttavia accorgersene a prima vista è impossibile.

Solo le dimensioni esterne (4 metri e 15), oltre a distanziarla dalla più abbondante «vecchia» Mokka, tradiscono la parentela con la citycar e il mini-Suv francese: auto con le quali, almeno a giudicare dall’approvazione che registri negli sguardi dei passanti, la tedesca condividerà l’exploit al botteghino. 

Un frontale al tempo stesso proiettato nel futuro (l’Opel Vizor fa colpo) e collegato col passato della marca (vi dice niente il nome Manta?), un profilo da coupé crossover - sottolineato, sull’allestimento GS Line, dal bordo superiore dei cristalli laterali verniciato in rosso - che di questi tempi, unitamente a spigoli rocciosi, a fari a Led e a cerchi di diametro non inferiore ai 17”, è come mettere il successo in cassaforte. 

L’attenzione alle mode, nuova Mokka la manifesta anche all’interno: il pannello ricurvo che raggruppa quadro strumenti digitale e display centrale di navigazione (Pure Panel nel lessico Opel) cattura lo sguardo e soprattutto trasmette tutte le informazioni necessarie. Meno pratico è semmai, talvolta, richiamare alcune sotto-funzioni di navigazione o di intrattenimento dal menù a sfioramento. Per volume della radio e climatizzazione, invece, tasti fisici e facili da raggiungere con la mano destra. Non ottimale la visibilità posteriore (basta osservare come termina la linea di cintura): meglio esercitarsi, per le «retro», a coordinare i movimenti del volante con le immagini video e coi «beep» dei sensori di parcheggio. 

 Con l’elettrica Mokka e ancora riservata a una nicchia di fortunati (che abitano in città, e che possiedono un garage), il 3 cilindri 1.2 turbo benzina suona come soluzione equilibrata. Sia per ordine di spesa, sia per la combinazione di feeling di guida e di consumi, purché il proprio mestiere non sia quello di attraversare l’Italia da Nord a Sud un giorno sì e uno no: in autostrada, il 1.2 si asseta quasi come nello stop&go del caso-ufficio (7,5-8 l/100/km, contro i 6 l/100 km nel ciclo extraurbano). Preferibile il 130 Cv al 101 Cv: consuma uguale ed è ovviamente più sportivo (0-100in 9”2), anche se costa 1.000 euro in più (23.200 euro la base, 25.700 euro la giovanile GS Line). A proposito di prezzi: con 1.500 euro abbandoni il manuale a 6 marce per l’automatico a 8 marce, niente più leva del cambio sul tunnel centrale, rimpiazzata da una levetta che fa molto hi-tech. 

Nel complesso, Mokka seconda release è un Suv compatto indovinato nell’aspetto e nella sua missione di utilitaria a guida alta e con un pizzico di senso pratico (bagagliaio da 350 litri). Soprattutto, un Suv che guarda al nuovo corso di mobilità, ma che non ti costringe ancora a dire addio a benzina o diesel (c’è anche 1.5 dCi).

Secondo noi
Ci piace
Design proporzionato, interni spaziosi nonostante le misure compatte, layout della strumentazione, consumi medi ridotti.

Non ci piace
Motore a tre cilindri un po’ rumoroso, consumi autostradali elevati, visibilità posteriore scarsa