×
×
☰ MENU

Motori, che passione! Un viaggio fra i ricordi

Motori, che passione! Un viaggio fra i ricordi

17 Settembre 2021,10:19

La Formula 1 raccontata da Paolo Barilla e Aldo Costa 

Storia di motori, di auto velocissime e di sfide spesso al limite. Ma anche e soprattutto di uomini e delle loro vicende.  Sarà per questo che la Formula 1 resta uno degli spettacoli sportivi più seguiti al mondo, protagonista di una serata al Circolo Castellazzo, intitolata «Fabbricanti di velocità»,  che ha visto sul palco Paolo Barilla, un passato da pilota di Formula 1 e anche una 24 Ore di Le Mans nel palmarès, e Aldo Costa, ingegnere parmigiano che è stato tra i principali artefici dei trionfi Mercedes nello scorso decennio, oggi tornato a casa in veste di direttore tecnico della Dallara, l’azienda di Varano che è un'eccellenza a livello mondiale. A rendere scoppiettante la serata ci ha pensato il giornalista Leo Turrini, firma storica dell’automobilismo, coadiuvato dai videoclip realizzati da Marco Caronna, capace di condensare in pochi minuti la storia della Formula 1, ma anche quella degli ospiti sul palco.

Così è stato un attimo, per Paolo Barilla, aprire il libro dei ricordi e raccontare di quando, nel 1979 (a 18 anni), decise di passare dai kart alle auto: «L’amico giornalista Guido Schittone mi presentò all’ingegner Giampaolo Dallara (presente alla serata e applaudito a scena aperta, ndr), il quale mi indirizzò verso la Formula Fiat». Restava però uno scoglio: dirlo a suo padre. «Per lui le gare automobilistiche erano sinonimo di pericolo – ricorda -. Allora riunì una sorta di consiglio di famiglia, con mia mamma e i miei fratelli. Si votò per alzata di mano e lui fu messo in minoranza: non si oppose al mio ingresso nel mondo delle corse». Il Signor Pietro provò anche a dissuaderlo «indirettamente»: lo mandò a parlare con l’amico Enzo Ferrari, «che per mezz’ora mi fece un quadro pessimo del mondo dell’automobilismo. Ma neppure il grande Enzo riuscì a scoraggiare la mia passione». 

Poi il salto in Formula 3, e un altro scoglio: «Volevo rendermi indipendente, a livello economico, da mio padre. Ma un campionato costava 150 milioni di lire di inizio anni Ottanta, mica pochi. Il primo anno, pagò lui. Il secondo, non avevo il coraggio di presentargloi il conto. Ma fortunatamente, dopo un paio di vittorie iniziali, trovai alcuni sponsor e potei fare le cose come avevo sperato».

Di sogni ne ha realizzati parecchi anche Aldo Costa, in Ferrari dal ‘96 al 2011, quando fu «esonerato» in malo modo dopo un periodo negativo (ma certo non quanto quello attuale) delle Rosse. Da lì passò alla Mercedes e il resto è storia, con titoli mondiali a ripetizione. «Se cercavo rivincite? Assolutamente sì – spiega -, com’è umano che sia. Quando Toto Wolff mi fece salire sul podio in Bahrain, dopo che le nostre auto avevano doppiato la Ferrari, mi sembrò di vivere nel finale di un romanzo di Ken Follett», ride. 

Turrini lo incalza sul prolungato periodo difficile delle Rosse, Costa non si sottrae e dà la sua opinione: «Ai miei tempi c’era un gruppo di lavoro che aveva fatto quadrato, che si auto-proteggeva, che ti consentiva anche di sbagliare. Poi quel gruppo è stato smantellato e ora gli ingegneri, pur bravissimi, sono portati a prendere meno rischi possibili. Ma così è difficile crescere».
Poi il paragone tra Schumacher e Hamilton, «diversi, ma non troppo. Entrambi incredibilmente bravi nel far rendere al meglio la vettura, il sogno di ogni ingegnere. Due fuoriclasse».
Alberto Dallatana

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI