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Il test

Mercedes C 300d, il diesel ibrido da brividi

Consumi ed emissioni da utilitaria, prestazioni da pista: il gasolio è davvero da rottamare? L'evoluzione (straordinaria) di una specie in via d'estinzione

Diesel ibrido da brividi

di Lorenzo Centenari

03 Maggio 2022,20:53

Che succede se sottraggo due cilindri a un 3.0 litri diesel, ma contemporaneamente aggiungo un motorino elettrico piccolo piccolo, della cui presenza non ti accorgi nemmeno, ma che entra in azione puntuale, proprio quando serve? Domanda da un milione di dollari, anzi no: soltanto 56.000 euro o poco più, lo soglia cioè alla quale ti imbatti in Mercedes C 300 d, alias Classe C in salsa diesel mild hybrid. Cioè quella tecnologia che da un duemila estrae una potenza - quasi - da tremila, ma coi consumi - quasi - di un millecinque.

C 300 d la sigla dunque che individua l’edizione della «non-più-baby-Benz» (che carisma, quella silhouette così tradizionale, eppure ipnotica anche dopo averla divorata con lo sguardo mille volte) alimentata dal 2 litri a gasolio in formato 265 Cv, accoppiato all’asse posteriore da cambio automatico a 9 rapporti. Attenzione, perché questo gioiellino di ingegneria - che Mercedes ha messo a punto insieme a Bosch - rischia di passare alla storia: il futuro è il 100% elettrico, la ricerca sui motori a scoppio tra non molto chiuderà i battenti e il 4 cilindri mini-ibrido Mercedes, secondo i suoi dottori (e non soltanto loro), è il propulsore termico semplicemente più evoluto al mondo. Il motorino elettrico facente funzioni sia di alternatore/starter, sia di motogeneratore integrato (ISG), aggiunge 20 Cv e ben 200 Nm.


Recupera energia in frenata e decelerazione e la mette a disposizione in accelerazione (0-100 km/h in 5,7 secondi), ottimizzando l’erogazione e aiutando un’auto da 17 quintali abbondanti a esprimere quella guida elastica e tonica che si chiede a una berlina con la Stella - non più in rilievo - sul cofano. Non ha la forza di un turbo, né del motore elettrico di una full hybrid o di una plug-in: la sensazione, semmai, è quella di viaggiare, per qualche secondo, con vento a favore. Una brezza in modalità Eco, un maestrale in posizione Sport. Rumori? Deboli. Consumi? Miseri: quasi 20 km/l anche guidando «male».


Ma Classe C è anche vita a bordo da top manager, con quel quadro strumenti digitale da personalizzare come lo screensaver di un pc, l’head-up display (un optional) che sembra preso in prestito dai jet (un po’ come le bocchette di ventilazione retroilluminate a forma di turbina), il maxi schermo verticale del sistema di infotainment (Classe S insegna, anche se è Tesla Model S ad aver aperto la via) attraverso il quale puoi gestire tutto (proprio tutto). Lo puoi fare con le dita (c’è persino il riconoscimento biometrico), oppure a voce: con le prime, vai sicuro, mentre coi comandi «orali» il software - nonostante anni e anni di lezioni di italiano - capita scambi ancora lucciole per lanterne.

Elettronica di sicurezza allo stato dell’arte, eccezion fatta per il mantenimento di corsia, vero e proprio tallone d’Achille delle Mercedes «quattro punto zero»: è ultrasensibile. Peccatuccio congenito di una sedan, nuova Classe C, ultramoderna nell’aspetto, nei contenuti, nella guida. Piange il cuore a immaginarla, un giorno, sradicata del suo caldo - e innocuo - cuore Diesel.

© Riproduzione riservata

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