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Lo stile è un po’ retro, come Renault ci ha già insegnato con le operazioni R5 e R4. Ovvero riprendere dal passato linee e concetti di successo e riproporli in chiave moderna. L’operazione è perfettamente riuscita anche per Twingo, che seppure con dimensioni maggiori rispetto all’originale, ha tanti punti di richiamo con quel passato, prima generazione, che ha fatto di Twingo la cittadina per eccellenza.

Quindi scordatevi l’ultima versione, da cui è derivata anche la Smart For 4, buttate nel cestino lo stile degli ultimi modelli e concentratevi su questo ritorno al passato con spunti moderni di quella che era la prima Twingo del 1992 e il tutto in appena 3,79 metri di lunghezza. La differenza sostanziale è che è a 5 porte invece di 3 come in origine e il motore è solo elettrico.
L’operazione stilistica è riuscita perfettamente, i richiami ci sono e sono ben riusciti e bilanciati. Gli interni sono essenziali nella loro completezza, sembra un paradosso ma è così, gli ADAS ultima generazione la rendono sicura e gradevole. E poi il colpo di scena: un bel motore elettrico sotto al cofano, con una batteria sotto al pianale che funge anche da telaio e una guidabilità divertente, vivace e per niente costretta dal peso in più che segna sempre le elettriche rispetto alle termiche. E qui verrebbe da dire, come per R5 e R4 (ma anche Nissan Micra e Alpine A290) che è un peccato che con questo stile non ci sia una versione almeno ibrida, perché i dati di vendita schizzerebbero subito. Invece anche Twingo deve destreggiarsi nel mercato, ridotto, della mobilità elettrica pur presentando caratteristiche interessanti.

Il prezzo, intanto. Sotto i 20 mila euro (19.900 per la precisione) col massimo a 21.100 nell’allestimento top. Per 1.600 euro in più, la versione Techno aggiunge dotazioni come i cerchi in lega, l’infotainment con i servizi di Google (che permette di scaricare anche decine di app aggiuntive), il climatizzatore automatico, il cruise control adattativo, i retrovisori esterni ripiegabili, lo sblocco automatico delle porte, la retrocamera, gli abbaglianti e i tergicristallo automatici. Come dire accessibile a tanti, non solo alla nicchia di fascia alta di prezzo. E questa la prima sfida ottenuta grazie a un pacco batterie made in China che ha abbattuto i costi. Il resto è farina del sacco europeo, (costruita in Slovenia) come stile, contenuti e via di questo passo.

Resta una perplessità: il cofano anteriore non si può aprire, c’è solo la bocchetta di riempimento della vaschetta lavavetro, il resto tutto gelosamente sigillato, nessun accesso esterno da chi volesse curiosare. Come dire che lì dentro, fra tagliandi e controlli, le mani ce le mette solo personale autorizzato Renault. Il bagagliaio è sufficientemente ampio per un paio di trolley, o le borse della spesa o gli zaini dei ragazzi che vanno a scuola. Come dire Twingo nasce per la città e svolge le funzioni tipiche della cittadina per eccellenza.
La batteria è di tipo LFP (litio-ferro-fosfato): a parità di capacità è più grande e pesante, ma più economica e meno incline a danneggiarsi nel lungo periodo se ricaricata spesso al 100%; inoltre ha una minore infiammabilità in caso di incidente. C’è con una sola capacità: 27,5 kWh che, per la casa, bastano in media per poco più di 260 km. Unico anche il motore, da 82 CV, che è montato sotto il cofano anteriore.

Di serie si ricarica con corrente alternata a 6,6 kW: come dire nella presa di casa con un contatore adeguato e servono oltre 4 ore per un “pieno”. E’ previsto anche un caricatore in opzione per delle ricariche più veloci, che va montato in fabbrica: è nel pack Advanced Charge (490 euro) e porta la potenza 11 kW (per la casa 2 ore e 35’ per una rigenerazione completa) e aggiunge la ricarica in corrente continua dalle colonnine più rapide fino a 50 kW: 30 minuti per passare dal 10 all’80%. Tempi tutto sommato accettabili visto l’uso e l’autonomia della vettura. Versatilità: al posto del divano, dietro ci sono due poltrone indipendenti, regolabili nell’inclinazione degli schienali e scorrevoli di 17 centimetri: facendoli avanzare il vano passa da 205 a 305 litri. Sotto il piano di carico è diviso a due metà, è stato ricavato un vano di 50 litri, con fondo gommato e pensato per ospitare i cavi di ricarica. Sulla Techo anche lo schienale anteriore destro può piegarsi in avanti, permettendo di ricavare uno spazio lungo 2 metri. Pro e contro? Dietro è spartana, niente tasche sufficienti, inoltre i vetri sono a compasso e non è che sia la scelta migliore, con un montante molto inclinato che limita la visibilità agli incroci. Buono il resto, anche con cerchi da 18 pollici (in optional a 500 euro) rispetto ai 16 pollici di serie il confort sui dossi è stato buono, ottimo in rapporto al prezzo il sistema multimediale e connessioni e nonostante le dimensioni, il posto guida e le regolazioni sono decisamente azzeccate.
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