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Le città di Francesco Guccini

di Michele Ceparano

05 Novembre 2021,03:44

Quest'anno “Metropolis” ha tagliato il traguardo dei quaranta; è il decimo album - calcolando anche il leggendario live con i Nomadi, “Album Concerto” del '79 - di Francesco Guccini, “mostro sacro” della canzone d'autore italiana, che oggi, dal suo buen retiro di Pavana, nel Pistoiese, si dedica con successo alla scrittura. Il disco arriva nel 1981, tre anni dopo un lavoro, “Amerigo”, la cui title track è dedicata a un prozio emigrato negli Stati Uniti. Con “Metropolis”, invece, Guccini si misura con il concetto di città. Simbolo, antico e presente. Una sorta di concept in cui spiccano, per il successo, i due brani dedicati a Bologna e a Venezia.

Il primo è una sorta di dichiarazione di odio-amore per la città in cui Guccini si è formato e ha vissuto per tantissimi anni. Passeranno alla storia alcune definizioni usate dall'81enne cantautore per definirla. Bologna è, infatti, tra le altre cose, “arrogante e papale, rossa e fetale, grassa e umana, già un poco Romagna e in odor di Toscana”. “Bologna” diventa uno dei pezzi più amati dai fans di Guccini e sempre chiesta a gran voce ai concerti dell'autore de “L'avvelenata”.

Un altro pezzo importante del disco è “Venezia”, scritta insieme a Gian Piero Alloisio, concentrata sul parallelismo tra la perle lagunare che “muore” e la vicenda di una giovane, Stefania, che muore di parto in ospedale.

Ma, almeno per chi scrive, il pezzo più potente, e probabilmente (anche se qui il dibattito è aperto da anni) uno dei più riusciti in una carriera che annovera numerosissime “perle”, è “Bisanzio”. Suggestiva e misteriosa con le sue atmosfere orientaleggianti, narra i tormenti di Filemazio, “protomedico, matematico, astronomo, forse saggio”, mentre sullo sfondo appare la decadenza di quella che fu la capitale dell'Impero romano d'Oriente. Il viaggio nelle città passa anche per la rockeggiante “Milano (poveri bimbi di)”, scritta ancora insieme ad Alloisio, e forse troppo ingiustamente criticata. Di questa galleria avrebbe potuto far parte anche “Piccola città”, sulla “sua” Modena, quella “tra la via Emilia e il West”, titolo di un live di Guccini ed entrata, almeno da queste parti, nel parlato. “Piccola città” uscì, infatti, nel 1972, in “Radici”, uno dei capolavori gucciniani.

“Metropolis”, comunque, non finisce qui. Ci sono l'inquietante “Lager” che, ricorda l'autore, può anche “essere in un ghetto, fabbrica, città”, la divertente “Black-out” (per l'irresistibile vena goliardica del cantautore ascoltare l'intramontabile “Opera Buffa”) e “Antenòr”, storia di un gaucho argentino sfidato a un duello con il coltello per “una donna non ricordata” da “un uomo mai visto prima”. Una storia di sangue tratta da “Don Segundo Sombra” di Ricardo Guraldes.

Francesco Guccini - Bisanzio - YouTube

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