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The Who, i cinquant'anni di “Who's next”

The Who, i cinquant'anni di “Who's next”

di Michele Ceparano

12 Novembre 2021,02:10

Quest'anno ha spento cinquanta candeline “Who's next”, storico album degli Who, leggendaria band londinese che, a quel tempo, aveva già all'attivo l'opera rock “Tommy”, da cui Ken Russell girerà un film. Due anni dopo, la band avrebbe firmato “Quadrophenia”, da cui, nel '79, Frank Roddam trasse l'omonimo lungometraggio. Dischi storici, così come “Who's next”. Si tratta del cosiddetto album del monolito. L'assai provocatoria fotografia di copertina (a ognuno il proprio giudizio), mostra infatti Pete Townshend, vero deus ex machina del gruppo, e soci di fronte a un monolito di cemento - “2001: Odissea nello spazio”, capolavoro di Stanley Kubrick, era uscito solo tre anni prima cambiando la storia del cinema - dell'ex città mineraria di Easington Colliery, nella contea di Durham. Pare però che lo scatto di Ethan Russell sia stato fatto per puro caso. Ma come spesso accade, a quella fotografia vennero attribuiti i più svariati significati.

Nell'intenzione di Townshend anche “Who's next” doveva essere un'opera rock. Poi, però, non se ne fece nulla ma il materiale fu riversato appunto nell'album uscito nell'agosto del 1971. Lo stesso leader degli Who lo definì “un disco perfetto”. Comunque è innegabile che la band inglese stava attraversando un momento veramente felice, come conferma l'album dal vivo “Live at Leeds”, uscito nel '70 a cavallo tra “Tommy” e il lavoro del '71.

“Who's next”, sull'onda del grande successo del disco precedente, volerà al primo posto nelle classifiche di vendita del Regno Unito e raggiungerà il quarto negli Stati Uniti. Avrà, inoltre, riscontri positivi anche in Italia.

Tutti i pezzi, a parte forse “My wife”, l'unico non firmato da Townshend, sono d'alto livello. Mandano, infatti, in visibilio i fans brani come “Baba O'Riley”, dedicato al compositore Terry Riley e “Won't get fooled again”, sugli inganni della politica. Strepitoso, però, è anche “Bargain”, una canzone d'amore, non per una donna ma, in questo caso, per Dio. Inno religioso in versione rock, lirico e potente allo stesso tempo, renderà tantissimo anche nelle perfomance dal vivo di una band con un'anima live molto pronunciata. Altre “perle” di un disco immortale “Love ain't for keeping” e “The song is over”, poesia in musica affidata alla voce, anche questa leggendaria, di Roger Daltrey.

 

 

© Riproduzione riservata

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