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Trattare varici e teleangectasie con la scleroterapia

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24 gennaio 2020, 15:37

Trattare varici e teleangectasie con la scleroterapia

Una metodica nata oltre due secoli fa, ma ancora in uso nella medicina del terzo millennio.

 

“Chiedersi se la scleroterapia sia ancora valida è legittimo in quanto il primo tentativo riportato di questa metodica risale alla fine del Seicento da parte di un medico svizzero. Fra alterne vicende legate alle varie sostanze usate nella pratica e alle mode del momento, si arriva sino ai giorni nostri” spiega il Dott. Marco Pattonieri, Chirurgo Vascolare e Generale del Poliambulatorio Città di Collecchio.
Nel terzo millennio la scleroterapia occupa un posto importante nel trattamento delle varici sia tronculari che reticolari, i cosiddetti “capillari”. Gli ottimi risultati ottenuti sono legati principalmente all'uso del liquido sclerosante Atossiclerol sicuro e di lunga sperimentazione, alla disponibilità in tutti gli ambulatori di un ecografo utile per i casi più impegnativi e agli aggiornamenti della metodica come la recente introduzione della scleromousse.

“In sintesi possiamo dire che le varici si manifestano quando le vene degli arti inferiori non riescono a pompare efficacemente il sangue verso l’alto, si dilatano, si rendono evidenti e originano una sintomatologia caratteristica” puntualizza il chirurgo.

Le telangectasie, definite impropriamente "capillari" (i capillari non si vedono ad occhio nudo), si evidenziano attraverso la pelle assumendo una colorazione rossiccia o bluastra. “Esiste una familiarità per le varici, ma la vita sedentaria, il sovrappeso e le gravidanze sono da considerarsi fattori favorenti. Infatti tale patologia colpisce nel 65-70% dei casi il sesso femminile” afferma il Dott. Pattonieri .

I capillari rappresentano in genere un problema estetico, ma non solo, in alcuni casi sostengono una sintomatologia fastidiosa che si manifesta come senso di pesantezza alle gambe, prurito, crampi, sindrome delle gambe senza riposo e che rientra in quella che tecnicamente è definita “flebopatia ipotonica”.

La scleroterapia è efficace per dare risposta a esigenze estetiche, ma anche come terapia medica.

 

 

A VOI LA PAROLA

 

Domanda del Sig. Ernesto da Parma

"Dei problemi alle vene degli arti inferiori si parla sempre al femminile; il sesso maschile non può essere interessato da questo disturbo?"

Risponde il Dott. Marco Pattonieri, Specialista in Chirurgia Vascolare ed in Chirurgia Generale del Poliambulatorio Città di Collecchio

Certamente! Seppure questa sia una patologia più frequente nel sesso femminile, anche i Signori sono portatori di telangectasie, ma la copertura pilifera degli arti inferiori nasconde il problema.

 

IL CONSIGLIO DELLO SPECIALISTA

 

Scleroterapia : come e quando

Ci si può sottoporre a scleroterapia esclusivamente per problemi estetici e/o per una sintomatologia propria di una flebopatia cronica. In qualsiasi caso la decisione deve essere presa dopo che lo Specialista abbia sottoposto il paziente ad una accurata anamnesi e visita con ecocolordoppler per escludere la presenza di flebopatie con indicazione chirurgica; la terapia chirurgica deve avere comunque la precedenza. L'inizio e la prosecuzione della terapia sclerosante deve scaturire non esclusivamente dal desiderio di un miglioramento estetico, ma dall'indicazione posta dal Medico.

 

Focus

 

Innovazione nella cura

Laser ND:Yag: l'alternativa alla scleroterapia

Le telangectasie possono essere trattate, oltre che con l'iniezione di liquido sclerosante, anche con mezzi fisici come il calore prodotto da una luce laser di tipologia ND:Yag.

“Il gold standard per l'uso del laser ND:Yag è il trattamento di telangectasie rosse particolarmente sottili come quelle presenti al volto sulle guance e al lato del naso (couperose)” spiega il Dott. Pattonieri. L'indicazione per gli arti inferiori è rivolta sempre a vasi sottili di colorito rosso ed agli angiomi; i laser selettivi di ultima generazione possono trattare anche telangectasie di colorito blu. “Deve però essere molto chiaro che la scelta di adottare il mezzo chimico o quello fisico compete allo specialista” raccomanda il Chirurgo Vascolare.

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