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Artrosi del ginocchio: quando serve la protesi?

Contenuto sponsorizzato da Poliambulatorio Città di Collecchio

15 febbraio 2021, 09:24

Artrosi del ginocchio: quando serve la protesi?

Se il consumo della cartilagine non è totale, si può evitare di ricorrere alla chirurgia

 

Il ginocchio è un'articolazione complessa e delicata, indispensabile per svolgere molte attività quotidiane.

"Gran parte del peso corporeo è a carico di questa zona, ragione per cui l’articolazione del ginocchio è molto esposta al rischio di lesioni e alterazioni della funzionalità. Ognuna delle parti che la compongono infatti può essere interessata da problematiche come infiammazioni e artrosi, ma anche lesioni traumatiche" spiega il Dottor Matteo Zanelli, Chirurgo Ortopedico del Poliambulatorio Città di Collecchio. Tre sono le ossa che formano il ginocchio: il femore, la tibia e la rotula. Questa articolazione è costituita a sua volta da tre articolazioni minori che lavorano in sinergia con i legamenti per conciliare una grande stabilità in estensione completa a un’ampia mobilità a determinati gradi di flessione. "La superficie delle ossa è rivestita da un sottile strato di cartilagine che le protegge eliminando gli attriti durante il movimento" continua l'ortopedico.

"Quando questa cartilagine si consuma fino a esporre l’osso, si parla di artrosi del ginocchio o gonartrosi, una patologia molto comune nelle persone anziane, ma che spesso si presenta anche nei più giovani, solitamente a seguito di traumi. Si tratta di una malattia degenerativa che avanza progressivamente fino a compromettere il naturale lavoro dell’articolazione. In una prima fase, quando il consumo della cartilagine non è totale, può essere sufficiente intervenire con antinfiammatori, integratori specifici, fisioterapia o infiltrazioni. Se invece le ossa sono completamente esposte, la soluzione è chirurgica con il ricorso alla sostituzione articolare o protesi.  Esistono diverse tipologie di intervento: se l’artrosi interessa solo un'articolazione si procede con la sua sostituzione attraverso l’inserimento di una protesi mono-compartimentale. Quando invece colpisce tutto il ginocchio, si procede con una protesi totale".

RECUPERO FUNZIONALE RAPIDO

 

Il protocollo di recupero Fast Track

Negli ultimi quarant'anni sono stati fatti molti progressi nel settore dell’artroprotesi a livello di conoscenze, tecniche e materiali. Tuttavia la gestione medica peri-operatoria è rimasta pressoché invariata. "Il protocollo Fast-Track, innovativo percorso clinico peri-operatorio per attenuare la risposta allo stress derivante dall’intervento chirurgico, ha portato un cambiamento radicale" spiega il Dottor Zanelli. "Se nel percorso tradizionale il paziente, molto debilitato dall’atto chirurgico, ha un recupero funzionale lento e doloroso, con il percorso Fast-Track tale recupero si è rivelato molto più veloce e gravato da minori complicanze. Tutto questo grazie alle tecniche mini-invasive, ai protocolli di gestione medica del dolore, del sanguinamento e della ferita chirurgica" conclude l'ortopedico.

Domanda della Signora Lisa da Parma

 

«Dopo un intervento di protesi al ginocchio dopo quanto tempo posso tornare a camminare

Risponde il Dottor Matteo Zanelli, Chirurgo Ortopedico del Poliambulatorio Città di Collecchio

La ripresa della deambulazione dopo un intervento di sostituzione articolare al ginocchio solitamente è di 2 o 3 giorni. Con il protocollo Fast-Track in genere la fisioterapia e la deambulazione iniziano circa 5 ore dopo l’intervento chirurgico, grazie a una serie di accortezze pre, post ed intra operatorie che garantiscono una minore debilitazione del paziente.

IL CONSIGLIO DELLO SPECIALISTA

 

Parola d'ordine: prevenzione

Ai primi segnali di gonartrosi, una diagnosi tempestiva, seguita da alcune semplici accortezze, può consentire di gestire il quadro in maniera conservativa senza dover ricorrere alla chirurgia. Per prima cosa è fondamentale controllare i fattori di rischio, in particolare il sovrappeso. Grande utilità possono avere: la fisioterapia; l’assunzione di integratori, i cosiddetti agenti condroprotettori; le infiltrazioni di acido ialuronico, PRP, cellule mesenchimali o cortisone.

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