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Sindrome post-Covid: quali sono le conseguenze?

Contenuto sponsorizzato da Poliambulatorio Città di Collecchio

01 marzo 2021, 09:49

Sindrome post-Covid: quali sono le conseguenze?

Anche dopo la guarigione potrebbero persistere sintomi da non trascurare

 

Fino ad ora abbiamo sempre sentito parlare di Covid-19: la malattia che ormai da più di un anno ha sconvolto le nostre vite, toccandoci nei punti più intimi della nostra esistenza e rendendo sempre più sottile la linea tra la vita e la morte. Quando l’infezione virale da SARS–CoV 2 si manifesta in modo significativo crea una polmonite interstiziale bilaterale con un severo quadro di insufficienza respiratoria complicato da fenomeni di tipo embolico anche massivo che possono condurre ad insufficienza multiorgano. La precipitazione del quadro clinico è talvolta repentina e per questo si arriva ai reparti ospedalieri dedicati e alla terapia intensiva.

Nella maggior parte dei casi però, almeno in questi ultimi mesi, dopo la drammatica ondata dell’anno scorso, i soggetti contagiati dal virus rimangono scarsamente sintomatici o asintomatici. Compare spesso un fugace rialzo febbrile accompagnato dalla transitoria perdita di gusto ed olfatto che possono costituire l’unico corredo sintomatologico. “Ma anche quando da questo virus si guarisce - e per fortuna succede sempre più spesso - possono iniziare nuovi sintomi che tendono a volte anche a perdurare a lungo” spiega il Professor Claudio Reverberi, Cardiologo del Poliambulatorio Città di Collecchio. “È la condizione che noi medici abbiamo cominciato a classificare come sindrome Post-Covid o Long-Covid: condizione caratterizzata da sequele a lungo termine che persistono dopo il tipico periodo di convalescenza. Succede quando il paziente, nonostante tamponi molecolari negativi, ha sintomi persistenti come affaticamento, mal di testa, anosmia, debolezza muscolare, lieve rialzo febbrile, disfunzione cognitiva (perdita di memoria), dolori toracici o difficoltà respiratoria, specie dopo sforzo fisico, ad esempio mentre si cammina o si fanno le scale.

IL CONSIGLIO DELLO SPECIALISTA

 

Non trascurare i sintomi!

"Queste situazioni a volte diventano motivo di preoccupazione tanto che spesso sono gli stessi pazienti che si rivolgono ai medici per decidere consigli su come comportarsi e quali eventuali esami fare” spiega il Dottor Stefano Folzani, Radiologo del Poliambulatorio Città di Collecchio. "Chiunque sia infettato da SARS-CoV-2 può soffrire di Covid cronico dopo che l'infezione è considerata terminata, compresi i giovani e le persone sane, e anche se la malattia iniziale al suo apice ha causato solo sintomi minori".

 

Domanda della Signor Francesco da Parma

 

«Ho avuto il Covid a novembre scorso con dispnea e anosmia. A volte avverto ancora dolore toracico e difficoltà respiratoria. Cosa devo fare?»

Risponde il Professor Claudio Reverberi, Cardiologo del Poliambulatorio Città di Collecchio

E' necessario controllare con ecocardio la presenza di reazione pericardica. Se l'ecocardio è negativo l'attività fisica è indicata come strumento di recupero funzionale nella lunga convalescenza dall'infezione da Covid-19. La difficoltà respiratoria merita un approfondimento ulteriore tramite la TAC toracica senza mezzo di contrasto.

DIAGNOSI E PREVENZIONE

 

I controlli più indicati dopo la guarigione

“Gli strumenti diagnostici quali ECG ed ecocardiogramma (a corredo della visita cardiologica), spirometria e TAC toracica senza mezzo di contrasto a bassa dose risultano particolarmente efficaci per escludere un significativo coinvolgimento degli apparati cardiovascolare e respiratorio”, spiega il Professor Reverberi. “Con l'ecocardio si valuta se il muscolo cardiaco si contrae nel modo corretto e se è presente un versamento pericardico. L'Holter ECG nelle 24 ore, che rileva la presenza di eventuali aritmie, e l'Ecocardio colordoppler sono raccomandati nelle linee guida della medicina dello sport per tutti gli atleti, anche asintomatici, colpiti dal Covid-19”. “La TAC toracica senza mezzo di contrasto rappresenta lo studio più efficace e più sicuro, se fatto con riduzione della dose radiante, per valutare eventuali ‘cicatrici’ polmonari provocate dalla polmonite da SARS-CoV-2 e responsabili della sindrome respiratoria prolungata, caratterizzata da dispnea al minimo sforzo”, conclude il Dottor Folzani.

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