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Efsa: "Siamo preoccupati per la Scuola Europea. Va finita quanto prima"

Intervento del direttore dell'unità Risorse e supporto dell'Agenzia, Olivier Ramsayer

Efsa: "Siamo preoccupati per la Scuola Europea.  Va finita quanto prima"
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Olivier Ramsayer, capo dipartimento risorse e supporto dell'Efsa, membro del cda della scuola ha scritto una lettera sul caso della sede per la Scuola per l'Europa: mancata consegna del nuovo edificio in zona Campus e dello stop alle iscrizioni (anno scolastico 2014-2015) di bambini che non siano i figli dei dipendenti dell'Efsa.

Ecco il testo della lettera: 

Gentile direttore, ho seguito con attenzione insieme ai miei colleghi le recenti cronache sulla Scuola per l’Europa di Parma nel Suo giornale. Come capo dell’amministrazione dell’Efsa, ed essendo uno dei 12 membri del consiglio di amministrazione della scuola, ritengo sia utile aggiungere al dibattito qualche elemento che contribuisca a un quadro più completo per i suoi lettori. Parma, e lo testimonio da straniero che è stato qui accolto calorosamente, è una città socialmente, economicamente dinamica e tradizionalmente aperta al mondo. Non è un caso che sia stata scelta dall’Unione europea come sede di una delle sue più grandi agenzie, con un mandato che tratta un argomento di elevato interesse per ognuno dei suoi 500 milioni di cittadini.
Dal 2004 l’Italia, Stato fondatore dell’Unione, ha voluto accompagnare ed amplificare la dinamica di sviluppo indotta dall’insediamento dell’Efsa a Parma. A tal fine, l’Italia ha stabilito una serie di misure atte ad aprire maggiormente la realtà locale alle opportunità dell’integrazione europea. La creazione di una scuola italiana, integrata nel sistema educativo nazionale, e accreditata come Scuola Europea (European School), è ovviamente un impegno altamente pertinente a questo obiettivo.
E’ difficile non definire come una risorsa per il territorio e i suoi abitanti (4 su 5 degli allievi non sono figli di impiegati dell’Efsa) il fatto di avere a Parma una delle poche realtà scolastiche accreditate a livello europeo. Sicuramente altre città di simili dimensioni vorrebbero poter beneficiare di analoghe opportunità. Indubbiamente questa scuola, come tutti i progetti ambiziosi, affronta sfide ed offre occasioni per polemiche. Ne sono una testimonianza i dibattiti che riecheggiano regolarmente nel suo giornale.
Nonostante l’impegno dei vari attori nazionali e locali coinvolti per superare l’emergenza edilizia del sistema educativo in generale e di questa scuola, il mancato completamento dei lavori per un palazzo adatto ad ospitare la Scuola per l’Europa ha creato uno stato d’emergenza che ha dato ampia opportunità per esprimere percezioni e opinioni diverse.
Il consiglio di amministrazione non ha avuto altra scelta che prendere atto della realtà e concludere che una pausa nell’ampliamento del numero degli allievi era d’obbligo, con piena consapevolezza che tale misura non possa accontentare tutti e con l’auspicio che possa essere limitata al prossimo anno scolastico. Tale provvedimento è necessario per riportare il numero degli alunni dentro i parametri sostenibili dalle strutture attuali, temporanee dal 2005. L’unica deroga vale per pochi eventuali allievi, cioè per coloro i cui genitori sarebbero chiamati a prendere servizio all’Efsa durante l’anno, dando loro così la possibilità di continuare un percorso educativo compatibile con quello dal quale provengono. Per questi pochi questa offerta educativa specifica è una necessità e non una scelta. Tengo a sottolineare che questa situazione non è ideale e preoccupa la scuola e l’Efsa tanto quanto Parma. Per questo supportiamo pienamente la ricerca di soluzioni che consentano quanto prima la consegna dell’edificio idoneo così da continuare ad ampliare stabilmente l’offerta educativa del territorio.

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  • Biffo

    11 Aprile @ 12.37

    Io continuo a non capire a che servano mai l'EFSA e la Scuola Europea, se non ai parmigiani DOC, per fare la ruota di pavone e sciacquarsi la bocca con un collutorio europeo. Un po' come per la faccenda del metrò, in una città che è uno schizzo, in confronto a Roma e a Milano.

    Rispondi

  • Paolo

    10 Aprile @ 17.45

    Che figura di m**** che ci facciamo...

    Rispondi

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