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In "gita" nel mondo del Volontariato

Quando gli studenti incontrano le associazioni

In "gita" nel mondo del Volontariato
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Ragazzi delle scuole superiori alla scoperta dei volti del volontariato: uomini e donne di ogni età impegnati per l’ambiente, la disabilità, per sostenere le persone malate, per l’infanzia o l’immigrazione…

Sono quasi quaranta le associazioni ad avere aperto le porte delle loro sedi a trentacinque classi, dalle seconde alle quinte superiori. Una gita scolastica molto speciale, a piedi o in pullman alla scoperta di quella città che spesso non appare ma il cui ruolo è essenziale. L’organizzazione è di Forum solidarietà. Ecco la cronaca di questa "gita" cittadina

 

Ore 9, via della Costituente, si parte. Chi poteva immaginare i mondi paralleli che corrono a pochi passi da scuola?
Prima tappa: CAV, Centro aiuto alla vita, via Bixio. Ci accoglie Maria, cordiale e sorridente. In una stanzetta stretta stretta, ci racconta dell’associazione.
“Siamo nate negli anni 70, da donne che aiutavano altre donne. Erano 5 o 6. Oggi sono 1500 le mamme che si rivolgono a noi. 60 nazionalità diverse: sentiamo parlare le lingue più strane. Noi le accompagniamo e affrontiamo insieme a loro le difficoltà, cercando una soluzione. Non è facile.”
Maria ci accompagna a vedere i locali dove si distribuiscono abiti, cibo e sorrisi. “C’è disordine oggi, ma questa è vita vera, come nella case vissute. E’ perché ieri sono passate di qui in tantissime….”

Poi, in una grande sala, continua il racconto. I ragazzi sono attentissimi e seguono in silenzio la voce di Maria, infaticabile. Squilla il telefono. “Quando qui suona il telefono, l’ottanta per cento delle volte sono le assistenti sociali che ci chiamano per segnalarci delle persone che hanno bisogno. Con il Comune c’è un filo diretto molto caldo.” 

Maria parla delle case di prima accoglienza, dedicate alle emergenze, della seconda accoglienza e della Casa ponte, immersa in un giardino meraviglioso. “Non è sempre facile relazionarsi con le donne che passano da qui. Bisogna tenere presente le loro storie. Spesso sono persone che dalla vita hanno avuto poco. Picchiate da quando erano piccole, vendute, obbligate a prostituirsi… Perché dovrebbero fidarsi proprio di me? E’ molto difficile… credete.”

E poi l’ultimo appello: “abbiamo bisogno di tante cose. Vestiti per le donne, che spesso hanno pochi anni più di voi, ma anche abiti per i loro bimbi, da 0 a 12 anni. E ancora: tutto ciò che serve per la prima infanzia, dai giochi ai passeggini e ovviamente pannolini (date un’occhaita al supermercato, quanto costano!) e alimenti per i piccoli. Se volete portarli in via Bixio, saranno preziosi, noi ne abbiamo ma rimaniamo sempre sprovvisti.”
Maria ci saluta con un invito importante: “Se volete fare volontariato, tenetelo presente, vi arricchirà moltissimo. E’ una cosa molto bella per la vostra vita.”

Ore 10.15, giù dalle scale per rimettersi in cammino. Poco distante, in via Gorizia, ci aspetta Matteo, volontario dell’Assistenza Pubblica.
“Ecco i futuri volontari” ci dice. I ragazzi si guardano e non rispondono, chissà che pensano. Sì perché, il corso per iniziare il volontariato in Pubblica, si può fare da qualsiasi età. Già da 16 anni ci sono mansioni adatte, al centralino ad esempio.
Matteo trasuda entusiasmo, è contagioso. Mi sa che se i ragazzi continuano ad ascoltarlo, poi ci vengono davvero a fare volontariato qui.

“Prima pensavo che i volontari fossero veramente sfigati, confessa. Ma poi ho scoperto un mondo che non conoscevo, ora qui ci sono fin troppo.” E racconta con entusiasmo dei suoi turni domenicali, degli amici che si è fatto e di come aiutare gli altri sia facile, che neanche te ne accorgi. “Aiutare chi sta male e che poi, nonostante la sofferenza, ti ringrazia con un sorriso “da qui a qui”, è bellissimo”.
Arriva Maurizio, il presidente, e i ragazzi ascoltano con molta attenzione tutto ciò che la pubblica fa, in silenzio, ogni giorno. “Qui siamo tutti volontari”. Chissà se i ragazzi sapevano che sulle ambulanze nessuno è pagato e che in via Gorizia 800 persone lavorano gratis, H 24. Ma sono tante le scoperte nuove. Anzitutto che l’Assistenza pubblica non è solo quella che fa volare le ambulanze all’ospedale ma che la sua vocazione è aiutare chi è comunque in difficoltà, sempre con uno sguardo in avanti. Il telefono amico, la tele compagnia per gli anziani, il pulmino di Padre Lino, i trasporti ordinari di chi quotidianamente deve seguire terapie ospedaliere, il servizio di emergenza caldo nell’estate: “facciamo tutto per far capire alle persone che non sono sole.” Maurizio dice che vuole salvare il mondo, e ride. Però, un po’ il mondo lo salva davvero, a partire da quello che comincia proprio sotto casa sua. E non è poco.

Poi tutti fuori a vedere un ambulanza. E’ il momento più coinvolgente. Matteo mostra l’attrezzatura: “cosa riconoscete?”, chiede. Ognuno fa mostra della sua cultura televisiva. Ci sono grandi risate, forse per esorcizzare le paure di tutti. Ed ecco che fioriscono le domande, il ghiaccio è finalmente rotto.
Sono le 11.20 e bisogna salutare chi ci ha accolto perché il viaggio continua. Prossima tappa, ACISJF - Casa della giovane.
Davanti al portone di via del Conservatorio, ecco Annamaria, la presidente. Una donna che unisce la delicatezza alla forza di un ciclone. Sorride dalla sua bicicletta e già ci sentiamo a casa.

“Arrivo ora dalla prefettura, c’era una riunione importante. Era per i rifugiati. Lo sapete vero? Mi preme raccontarvelo, voglio che anche voi possiate partecipare perché l’emergenza è grandissima. Ma adesso entrate, vi aspettavamo”. Saliamo per le scale, alle pareti poster e foto raccontano più di 100 anni di storia dell’associazione.
Poco dopo, ci stringiamo in un cerchio di sedie, nell’ufficio di Anna Maria che parla ai cuori di questa ventina di ragazzi. Nella stanza, anche ogni oggetto pare avere qualcosa da raccontare. “Non sono il professore del volontariato, ma una persona in cammino a servizio delle giovani. Essere in via vuol dire modificare il cammino per incrociare quello di altri.” E poi torna sul tema che oggi è particolarmente pressante. “Da sabato a Parma ci sono 70 persone, fra uomini e donne. Arrivano dal sud, dal barcone a qui, solo con un paio di ciabattine ai piedi. Noi ospitiamo quattro nigeriane e una ragazza del Mali. Il primo problema è stato capirsi e far capire loro dove sono arrivate, cartina alla mano. Sono persone che scappano, ne hanno viste di tutti i colori. Bisogna essere attenti e delicati. Non dobbiamo vendere loro illusioni, cerchiamo di restituirgli la fiducia che hanno perso. Il problema è enorme, ragazzi, seguitelo.”
Racconta tante storie Annamaria. Delle tante persone passate da qui, dell’armadio del povero, dell’emergenza sfratti che sta spezzando tante famiglie, del “bilancio dell’associazione, che è quello della provvidenza e chiude sempre e comunque in attivo, della famiglia che è una grande bellezza e una grande forza, del volontariato che non si fa per guadagnare ma per seminare la cultura del dono e che alla fine lascia ricchi. La ascoltiamo parlare, in un silenzio assoluto.
Alla fine, in una metafora suggestiva, ci lascia un pensiero prezioso: “A volte ci comportiamo come pesci d’acquario. Chiusi nel nostro spazio, guardiamo fuori. Dobbiamo diventare pesci da mare aperto, saper rischiare, allora arriva tutto, ed è una grande ricchezza.”

E prima di ripartire, la Casa della giovane ci sorprende ancora con una merenda che sa di casa. Le tavole apparecchiate in modo semplice ma curato, parlano dell’accoglienza che qui è una pratica quotidiana.
La giornata alla scoperta del volontariato si conclude così e i ragazzi, oggi forse un po’ più pesci di mare, ritornano verso la scuola.
Grazie a Forum solidarietà, anche quest’anno, quasi mille ragazzi hanno potuto toccare con mano ciò che tantissimi volontari fanno per il Bene della nostra città.

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