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L'omicidio di Loris: sopralluogo in auto con la madre

Veronica Panarello

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E’ entrata nella Questura di Ragusa, per firmare il verbale della ricostruzione della mattina in cui è scomparso suo figlio Loris, Veronica Panarello. La donna è accompagnata dal suo legale, l’avvocato Francesco Villardita.

Il sopralluogo

Un sopralluogo della polizia sul percorso compiuto dalla mamma di Loris Stival il giorno della scomparsa del bambino è in corso con la madre del piccolo a bordo. Sono due le auto impegnate. Le auto impegnate nel ripercorrere la strada compiuta dalla madre di Loris sabato sono una Opel Astra bianca e una Giulietta grigia della polizia. Su quest’ultima auto c'è, oltre un cameraman che riprende la strada, anche Veronica Panarello, la madre di Loris, che non è indagata. Le vetture sono partite da casa della famiglia Stival, sono andate a scuola e poi a Donna Fugata dove la donna ha detto di essersi recata il giorno della scomparsa del figlio. A confermare la presenza della donna a bordo dell’auto è stato anche il procuratore Carmelo Petralia. Sì è vero, stiamo verificando dei percorsi». Lo dice all’ANSA l’avvocato Francesco Villardita, legale della famiglia Stival, confermando che è in corso un sopralluogo sul percorso casa-scuola-Donna Fugata della mamma del piccolo Loris scomparso il 29 novembre e trovato morto lo stesso giorno in Contrada Mulino Vecchio di Santa Croce Camerina.

L'alibi: il corso di cucina

Veronica Panarello era «serena» quando arrivò al corso di cucina nella tenuta di Donnafugata, sabato mattina poco dopo le 10. Lo hanno raccontato agli investigatori alcuni dei partecipanti al corso, che hanno però aggiunto un altro particolare: la madre di Loris giustificò il ritardo dicendo che aveva avuto dei problemi.
Di Veronica però non si ricorda Giuseppe, il titolare del ristorante 'Il Giardino di Biancà, il locale all’interno della tenuta di Donnafugata dove si è tenuto il corso di cucina su come utilizzare il robot 'Bimbì. «Quel giorno era pienissimo, ci saranno state una novantina di persone, più del previsto, tanto che alcune sono dovute andare via - racconta - Proprio per questo non mi ricordo di averla vista». La donna però c'era, visto che il suo nome compare sul registro in cui sono annotati tutti i partecipanti al corso e che gli investigatori hanno preso lunedì mattina.

Strangolato con una fascia elettrica

Potrebbe essere stato strangolato con una fascetta elettrica di plastica Andrea Loris Stival, il bimbo di 8 anni ucciso sabato pomeriggio nel ragusano. E' quanto emerge dai rilievi medico legali eseguiti sul corpo del piccolo di Santa Croce Camerina, che ancora non è stato restituito alla famiglia.

«Basta alle voci da cortile e alle bugie» che ci «hanno feriti e uccisi. Veronica Panarello e Dadide Stivali, i genitori del piccolo Loris di 8 anni ucciso il 29 novembre scorso, in un colloquio con il quotidiano La Sicilia, chiedono «rispetto per una famiglia che soffre», sottolineando di avere «piena fiducia nella magistratura». 

Lei conferma la sua verità su sabato scorso, che alcuni filmati sembrano incrinare: Ma come ve lo devo dire? Io - sostiene - quella mattina Loris l’ho accompagnato vicino alla scuola. Era uscito di casa assieme a me e al fratellino, siamo arrivati in macchina e l’ho lasciato. Poi, all’uscita sono andato a prenderlo e non c' era più. Le cose sono andate così, questa è la verità.
Noi non ci dobbiamo difendere da niente, non abbiamo nulla da nascondere, dice Davide Stival. L’unica cosa che vuole questo giovane padre, un autotrasportatore 29enne che sabato scorso era in viaggio fuori Sicilia, è cercare soltanto la verità, perchè noi vogliamo che venga trovato non «un» colpevole, ma «il" colpevole. Marito e moglie hanno fatto muro, contro le voci di cortile e le bugie che ci hanno feriti e uccisi.

La polizia scientifica ha eseguito una perquisizione nell’abitazione di Orazio Fidone, il cacciatore che ha trovato il 29 novembre scorso il corpo di Loris Stival. L’uomo è indagato come atto dovuto, dalla Procura di Ragusa, per sequestro di persona e omicidio. La perquisizione è stata eseguita subito dopo i rilievi fatti dalla polizia scientifica nella casa della mamma del bambino.

Le incongruenze della mamma

Sono almeno tre le cose che non tornano nel racconto che Veronica ha fatto agli inquirenti che stanno cercando di dare un volto all’assassino del piccolo Loris: tre «incongruenze» le definisce chi indaga, che pesano come un macigno sull'inchiesta e che ora la madre del bimbo dovrà chiarire se vuole cancellare i dubbi che si sono insinuati ora dopo ora in investigatori ed inquirenti. Veronica parla ufficialmente con polizia e carabinieri due volte: alle 20.30 di sabato 29 novembre, quattro ore dopo il ritrovamento di Loris nel fosso di Mulino Vecchio, e domenica 30, attorno alle 17. Entrambi i verbali sono redatti negli uffici della questura di Ragusa. E le versioni che mette a verbale sono piuttosto diverse l’una dall’altra, tant'è che i pm hanno deciso di farle ripercorrere, assieme agli investigatori, il percorso effettuato quella maledetta mattina di sabato.
LA DISTANZA DA SCUOLA - La prima delle 3 incongruenze riguarda il punto dove Loris è stato lasciato prima di andare a scuola. Con una doverosa premessa: secondo i video in possesso degli inquirenti, Loris nei pressi della scuola non è mai sceso, tornando a casa con la mamma. «Come al solito - mette a verbale il 29 novembre Veronica Panarello - ho provveduto ad accompagnare mio figlio a scuola, ma siccome eravamo in ritardo e c'era traffico ho lasciato Loris a circa 500 metri dalla scuola». Il giorno dopo, però, dice un’altra cosa: »...oltrepassato l’ingresso della scuola, svoltavo a destra su via di Vittorio e mi sono fermata a poche decine di metri dall’ingresso della scuola, dove ho fatto scendere Loris».
Anche sui momenti della scoperta della scomparsa di Loris, le versioni si discostano, pure se di poco. Nella prima Veronica dice infatti di aver «atteso l’uscita della classe di Loris» e di aver «parlato con i compagni di classe e le maestre, che mi hanno detto che Loris non era andato a scuola». Nella seconda versione le maestre scompaiono: «dopo aver parcheggiato nei pressi della scuola mi reco al cancello...assalita dal panico ho cercato aiuto nei vigili urbani, ho chiamato mio suocero, ho chiesto ai bambini e poi ho chiamato il 112».
IL SACCHETTO DEI RIFIUTI - Il secondo punto da chiarire riguarda invece un sacchetto della spazzatura che sarebbe stato gettato lungo la strada nei pressi di un supermercato, un punto distante un chilometro o poco più dal Mulino Vecchio. Di questa vicenda la donna ne parla soltanto nel verbale del 30 novembre mentre in quello del giorno prima non ne fa mai menzione. Dice Veronica: «...Dico a Loris di prendere due sacchetti della mondezza, ma lui ne prende solo uno. Partiamo in macchina verso la rotatoria dopo la Despar perchè li ci sono dei cassonetti». In realtà, e questo lo direbbero le immagini registrate dalle telecamere, il sacchetto non finirà nei cassonetti ma verrà gettato sul ciglio della strada. Poi l’auto di Veronica fa inversione di marcia e prende la direzione della scuola.
IL CORSO DI CUCINA - L’ultima delle presunte 'bugiè riguarda la partecipazione al corso di cucina nella tenuta Donnafugata. Il 29 novembre la mamma di Loris racconta questa versione: »...dopo aver accompagnato» il figlio piccolo «alla ludoteca, sono andata al castello di Donnafugata dove sono rimasta fino a mezzogiorno». Ma meno di 24 ore dopo mette a verbale tutt'altro: "Dopo aver lasciato il bambino» (sempre il figlio più piccolo, ndr) «sono tornata a casa per sbrigare delle faccende domestiche. Alle 9.15 sono uscita e sono andata al castello di Donnafugata, dove sono rimasta fino alle 11.45».
LORIS NON VOLEVA ANDARE A SCUOLA - C'è poi un ulteriore elemento che Veronica Panarello fornisce e riguarda lo stato d’animo del piccolo Loris la mattina del giorno in cui è morto: elemento che gli investigatori ritengono molto interessante, perchè potrebbe spiegare almeno in parte quello che si vede nei video registrati dalla telecamere. «Mio figlio - racconta la mamma il 29 novembre - non andava volentieri a scuola perchè diceva che lo prendevano in giro. Da circa una settimana il bambino aveva manifestato l’intenzione di non andare più a scuola». Il giorno dopo, aggiunge: «avevo notato che il bambino, da una settimana a questa parte, era più nervoso del solito». E quel sabato mattina, il piccolo glielo disse proprio. «Loris - mette a verbale la donna - non voleva andare a scuola ma voleva venire con me al castello ma io gli dissi di no perchè avevo il corso».

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  • Biffo

    04 Dicembre @ 12.48

    Naturalmente, dato l'ambiente siculo omertoso, nessuno, in paese, ha visto o sentito nulla, come per le famose tre scimmiette.

    Rispondi

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