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I ragazzi e la droga. Dove abbiamo sbagliato?

Le notizie sullo spaccio che dilaga

I ragazzi e la droga. Dove abbiamo sbagliato?

Michele Brambilla

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I ripetuti interventi delle forze dell'ordine (l'ultimo nel weekend, con i due arresti della Guardia di Finanza al Parco Ferrari) e le crescenti lamentele di chi vede in azione i pusher sottocasa, da San Leonardo all'Oltretorrente, ci dicono che il problema droga sta conoscendo una nuova escalation, se mai aveva rallentato.

La Gazzetta di Parma, in questo caso, non si è fermata alla cronaca, ma ha avviato una riflessione a questo punto davvero indispensabile, e che dovrebbe coinvolgere tanto i giovani quanto le loro famiglie. Ieri abbiamo pubblicato questo editoriale del nostro direttore:

I ragazzi e la droga: dove abbiamo sbagliato?

Michele Brambilla

Ci sono troppi spacciatori in giro per Parma. Lo abbiamo scritto più volte. Al tema abbiamo appena dedicato due trasmissioni a Tv Parma. Abbiamo invocato più controlli, maggiore presenza delle forze dell'ordine, abbiamo richiamato anche il Comune alle proprie responsabilità. Giusto. Vero. Confermiamo. Oggi però vorremmo "leggere" il problema da un altro punto di vista: quello dei consumatori. Perché se ci sono gli spacciatori, è anche perché ci sono i consumatori. Ovvio, banale: se c'è un'offerta, è perché c'è una domanda. Ovvio e banale ma questo aspetto non viene mai tenuto in conto. Ne parlavo l'altro giorno con il sindaco Federico Pizzarotti il quale, a onor del vero, ha sempre sostenuto che se ci sono tanti spacciatori vuol dire che non c'è solo un problema di ordine pubblico, c'è anche e soprattutto un problema sociale. Sono convinto che abbia ragione, e ne sono ancora più convinto dopo aver letto, sul Corriere della Sera, le dichiarazioni del sottosegretario del ministero all'istruzione Gabriele Toccafondi. 

Che cosa ha detto Toccafondi? Ecco qua: «La scuola è la nuova piazza della droga: un ragazzo su tre sotto i 15 anni ha provato una sostanza stupefacente. È una vera emergenza che va affrontata, con controlli ed educazione». Questa è la parola chiave: educazione. Ma come stiamo educando i nostri figli? Due settimane fa nel cortile del liceo Virgilio di Roma è stato arrestato un diciannovenne che stava spacciando: apriti cielo, la povera preside è stata sommersa dalle proteste per essersi permessa di chiamare i carabinieri. «A sentire tutte le proteste di studenti e genitori», ha detto ancora Toccafondi, «sembra che il problema siano i poliziotti e i cani antidroga a scuola». Il problema invece è il consumo di droga. Secondo uno studio dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, sono 54 mila gli studenti delle superiori che hanno assunto droghe psicotrope senza neppure sapere che cosa fossero. Ancora Toccafondi: «Nelle scuole non girano più solo droghe leggere ma pasticche, anfetamine e cresce il consumo di sostanze sconosciute». La cannabis resta tuttavia la preferita: ne fa un uso abituale (ripeto: abituale) il 26 per cento degli studenti (ripeto: il 26 per cento). 

Per anni, molti politici tenuti in gran considerazione dal giornalismo politicamente corretto hanno sostenuto che per risolvere il problema degli spacciatori bisogna liberalizzare la droga: così, dicono, si toglie una fonte di reddito alla malavita organizzata. Idiozie. Primo, perché la malavita trova sempre qualche business sostitutivo. Secondo, perché il vero obiettivo è persuadere i giovani che la droga fa male. Oggi chi fuma una sigaretta è guardato come un criminale, mentre sugli effesti nefasti delle droghe (comprese quelle ipocritamente chiamate "leggere") c'è una cortina di omertà e disinformazione. Qualche settimana fa Matteo, un ragazzo veneto di 13 anni, in una pubblica assemblea ha chiesto disperatamente aiuto per uscire dalla tossicodipendenza. Sua mamma racconta che quella sera ha parlato con suo marito: «Ci siamo chiesti: dove abbiamo sbagliato? Che cosa?». Ecco, oltre che protestare per gli spacciatori in strada, noi tutti che abbiamo figli dovremmo chiederci: «Dove abbiamo sbagliato? Che cosa?». - michele.brambilla@gazzettadiparma.it 

E oggi sul tema è tornata Anna Maria Ferrari, che pone l'accento sui genitori e sulla "fatica di fare gli adulti". Eccone un passaggio:

Ascolto il primario del Pronto soccorso, Gianfranco Cervellin, che sulla Gazzetta, nell’intervista del collega Roberto Longoni, ci parla delle nuove droghe. Pericolosissime: si può morire. Oggi come trent’anni fa, i ragazzi ci chiedono di prenderci delle responsabilità.

Mi viene in mente il film «Perfetti sconosciuti», lo ha ricordato il nostro direttore: fotografia impietosa di una generazione fragile, la nostra, che troppo spesso vive allo specchio di un’esistenza doppia. Uomini che a 50 anni hanno bisogno di riaffermare la virilità traballante con amanti di 20. Donne che rincorrono l’eterna giovinezza, giocandosi l’autostima sulla forma fisica da adolescenti, in concorrenza con le figlie ragazzine. Mi viene in mente il Foscolo, i Sepolcri. «Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha nell’urna». I ragazzi ci chiedono valori, ideali. Il modello e la fatica dei piccoli eroismi quotidiani.   (clicca qui per leggere l'articolo completo)...

Il dibattito è aperto: il nostro spazio commenti è a disposizione di genitori e soprattutto ragazzi, su un tema decisivo per il loro ed il nostro futuro

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  • Berta

    12 Aprile @ 10.49

    Conclusione (mia personale): la colpa di questa de-generazione è delle famiglie, cioè della generazione dei 40-50enni che non sanno trasmettere valori perché non li hanno mai né avuti né coltivati. Ricordiamoci che chi negli anni '80 era un adolescente ha vissuto e si è formato in pieno boom di consumismo ed edonismo, praticamente dei celebrolesi anche senza bisogno di farsi le canne. I danni e le conseguenze nefaste le vediamo ora in tutto il loro 'splendore'... Un discorso a parte m

    Rispondi

  • Berta

    12 Aprile @ 10.40

    Naturalmente io parlo di Parma centro, le altre realtà non le frequentavo da giovane e dopo i 22-23 anni me ne sono andata definitivamente. Non voglio dire che fosse un bel mondo, anzi, ma solo precisare che all'epoca chi faceva uso di sostanze era considerato un 'tossico' o era un fricchettone che fumava, tossico pure lui. Erano appunto considerati degli sbandati e uno, in un contesto di stabilità mentale, ci pensava 2 volte a frequentarli , a differenza di oggi che invece fa 'figo' fumare, sballare e ubriacarsi ed è diventata la regola. @NicolaMartini, i luoghi di spaccio erano molti di piùi in città, uno dei più importanti era il quartiere Pablo, con piazzale Pablo e Michelangelo in testa, poi il Parco Ducale, Montanara, Lubiana, Matteotti, ecc. All'epoca i giovani frequentavano i bar di quartiere fin da ragazzini, e tutto cominciava lì. Ma se uno stava al bar tutto il giorno difficilmente proseguiva gli studi

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    • Nicola Martini

      12 Aprile @ 13.52

      Sig.ra Berta, evidentemente mi sono spiegato male, anche se l'eccetera serviva ad indicare che la lista dei luoghi era più lunga. Il fatto è che la circoscrizione del fenomeno era maggiore, in quanto a differenza di oggi qualche decennio fa lo spacciatore non veniva incontrato da tutti indistintamente, magari sotto il portone di casa, ma generalmente da chi lo andava a cercare. I bar in cui il fenomeno era presente, ora come allora, erano abbastanza noti e pure alle Forze dell'Ordine (che monitoravano). Quando il fenomeno debordava l'intervento di contenimento era più celere. Ormai una quindicina d'anni fa (se non ricordo male) alcuni spacciatori si erano insediati dalle parti del P. Stendhal creando un viavai anomalo il fine settimana, nelle vie interne (generalmente poco frequentate). A seguito delle lamentele dei residenti l'intervento non si è fatto attendere e per un po' il fenomeno è stato arginato. Ora la questione spaccio appare un poco più fuori controllo.

      Rispondi

  • Berta

    11 Aprile @ 21.15

    40 anni fa le droghe a scuola c'erano o alle medie nei gruppi degli sbandati, diciamola tutta, o alle superiori degli sfattoni: toschi al primo posto, ipsia e poco piú. Altrimenti la droga girava nelle 'compagnie' di quartiere. I ragazzi che si drogavano NON studiavano oltre le medie, tranne RARISSIME eccezioni. NESSUNO te la portava sottocasa e nessuno sconosciuto te l'offriva in discoteca, non c'erano le pasticche. Dovevi CONOSCERE un 'giro' per drogarti e sapere dove rifornirti, smettiamola di dire stupidaggini. Oggi TUTTI i ragazzini a partire dai 12 anni trovano il fumo o la maria a scuola. E quando escono di sera TUTTI i ragazzi bevono come dei secchiai non solo birre ma anche superalcolici. Cosa che pure noi, 40 anni fa, facevamo, è vero, ma solo in occasione di festine private o capodanno, max 10 volte all'anno, NON TUTTI I FINE SETTIMANA in modo sistematico.

    Rispondi

  • Nicola Martini

    11 Aprile @ 20.05

    L'argomento in questione è molto delicato e non può essere esaurito in poche righe. Per quanto riguarda le questioni di Ordine pubblico è necessario chiamare in causa le Istituzioni preposte (Prefettura, Questura, negli ultimi anni anche il Comune), in quanto è abbastanza evidente una certa difficoltà nel contrasto dello spaccio, fenomeno che esisteva in Città, e non in maniera marginale, anche 20 o 30 anni fa. Da cittadino posso dire che tempo fa le Istituzioni erano in grado di tenere sotto controllo il fenomeno, circoscrivendolo in qualche zona cittadina (Parco Ferrari, Stazione, Parco Nord ecc.), facendo retate cicliche e muovendosi subito appena lo spaccio si avvicinava troppo alle zone residenziali. Quando iniziano ad esservi (probabili) spacciatori nei viali cittadini, anche vicino alle caserme, significa che l'attività di controllo del territorio è insufficiente. Per quanto riguarda il consumo le problematiche debbono considerarsi sotto svariati fronti in quanto i comportamenti devianti possono derivare da diverse cause (personali, sociali, familiari, ecc.). Una cosa certa è che il livello di attenzione rispetto le nuove generazioni è sceso grandemente in quanto il contrasto agli stupefacenti è una lotta a tutto campo, su più fronti. Personalmente non sono del tutto convinto ad es. dell'efficacia delle politiche repressive e sono possibilista per quanto riguarda la legalizzazione (non liberalizzazione) di alcune sostanze, magari a livello sperimentale. I risultati potrebbero essere positivi e cercare di acciaccare un core business delle organizzazioni criminali non è un'idiozia. Uno dei problemi principali rispetto gli stupefacenti è che v'è mancanza di informazione. Sopratutto verso i più giovani è necessario spiegare l'effetto dei vari tipi di stupefacenti senza ingigantire né minimizzare la gravità del fenomeno. Fare un parallelismo tra una canna ed una pera è tanto deleterio quanto minimizzare i rischi della cannabis (es. lo "slatentizzare" malattie mentali). In materia v'è un'ignoranza di fondo grave che produce danni ai più giovani i quali rischiano di scoprire a loro spese ad es. i pericoli della combo alcool/stupefacente, piuttosto che l'avvicinarsi all'eroina può essere devastante. Che detto stupefacente abbia rialzato la testa tra i più giovani utilizzato come regolatore non è un caso (come lamentano i Sert da anni), anche perché non viene fatta la dovuta informazione dei danni da oppiacei come capitava 25 anni fa. Mi sbaglierò

    Rispondi

  • Enzo

    11 Aprile @ 19.17

    Xxl, ti sei dimenticato di Bizzi Giuseppe, il parmigiano che appoggia Civati il legalizzatore e ne sostiene e condivide il pensiero.

    Rispondi

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