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Padre Silvio Turazzi: «Meglio un mondo di fratelli che di egoisti»

 Padre Silvio Turazzi sui migranti «Meglio un mondo di fratelli che di egoisti»
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Ho vissuto tanti anni come migrante del Vangelo nel continente africano. Sono sulla sedia a rotelle. Sono stato accolto e amato come un fratello. Mi è stato chiesto di rientrare in Italia per una malattia (setticemia) ma non ho potuto dimenticare le mie sorelle e i miei fratelli per il legame di vera fraternità che si era creato. Ho fatto il possibile per tornare ogni anno una volta al mese. Capisco, perché ho visto, quanto sia vero lo scritto di Erri De Luca: «L’Africa è l’utero della specie umana. L’Africa è la miniera prima. L’Africa è la rapina più antica, schiavi, oro, diamanti, petrolio».
Con i miei fratelli missionari saveriani e con Paola, Edda poi Luisa, Lino, Antonina e la famiglia Volta è continuata e si è approfondito il legame con la gente congolese, che da oltre venti anni vive l’esodo dai suoi campi, l’insicurezza, fame, stragi (solo dal 2004 al 2010 sono morti circa 10 milioni di persone secondo l’IRC di New York) legato soprattutto allo sfruttamento delle ricchezze minerarie da parte delle potenze straniere (vedi rapporto degli esperti ONU, 29 novembre 2010). Questo avviene là dove un minatore guadagna un 1$ al giorno e la possibilità di vita non va oltre i quarant’anni. Nell’ultimo viaggio in Rd Congo, per ricordare il vescovo ucciso monsignor Munzhirwa, abbiamo sentito la vergogna per il profitto che abbiamo avuto, ieri e oggi, dalle sofferenze del popolo congolese per il traffico illegale delle ricchezze e per gli aiuti dati senza un vero controllo di corresponsabilità a poteri dittatoriali lontani dalla gente. Senza dimenticare l’inquinamento provocato dalle scorie atomiche sulle coste africane con grave danno della fauna ittica. Altre e numerose sono le voci del furto che continua nel continente africano come l’accaparramento delle terre (land grabbing), la svendita di OGM con conseguente distruzione dei mercati locali, il debito estero dato ai dittatori e richiesto alla gente con gli «aggiustamenti strutturali» che significa taglio a tutti gli stipendi degli statali…l’emissione di anidride carbonica, 35 miliardi per ogni anno, assorbito dalla foresta tropicale. Si, c’è anche una «giustizia climatica» che viene dimenticata e per questo è stata presentata al parlamento europeo una proposta perché sia riconosciuta e ripagato il debito ecologico attraverso l’U.A.
Certo non è solo l’Italia sul banco degli imputati ma le varie potenze ex-coloniali come Francia, Belgio, Inghilterra e in seguito, Stati Uniti, Cina…
Ma chi di noi non possiede un cellulare (chiamati da alcuni «insanguinati» perché composto da oro, coltano, cobalto…), computer e quanto è legato alle nuove tecnologie?
Mi ritorna la frase: «Aiutiamoli là…», mi sembra l’espressione di una mentalità che esprime paura e, non conoscenza dei fatti. La verità prima è «l’ingiustizia nei rapporti internazionali». E’ stato appiccato il fuoco poi ci si chiede: perché scappano? E’ vero, c’è chi sfrutta queste migrazioni, ma la gente che attraversa il deserto e dopo le sofferenze in Libia viene gettata nei gommoni non è la stessa che sfrutta il traffico.
Penso che non si possa dimenticare quanto ha detto Ki-Zerbo, grande storico africano sul debito che i paesi industrializzati hanno nei confronti del continente africano, in vite umane, ricchezze di ogni genere, gomma, metalli, petrolio… non per reclamare denaro ma per ripartire da una comune dignità.
L’accoglienza. Si, tanti errori sono stati fatti ma è possibile migliorare l’apertura da parte di tutti, istituzioni e privati per fare emergere e non affogare la dignità di ogni persona.
Sono membro di una piccola associazione, Solidarietà Muungano Onlus. L’esperienza che abbiamo vissuto con l’accoglienza è stata una ricchezza. Non è mancata la simpatia della gente e delle varie amministrazioni nel nostro comune di Torrile. Da vari anni abbiamo accolto più di un centinaio di giovani provenienti da vari paesi africani e culture diverse. La maggior parte di loro ha ottenuto la laurea in Medicina, Ingegneria, Economia, Informatica, Biotecnologia, Giurisprudenza, Farmacia… chiediamo loro il rispetto reciproco nella società in cui viviamo come nella vita di gruppo, una giornata di lavoro manuale e una mattinata per i servizi della casa. Ceniamo insieme, le spese personali sono coperte da alcune ore di lavoro. L’accoglienza è soprattutto vita di amicizia, studio, lavoro. L’integrazione è stata facilitata nello spirito della reciprocità. Non riceviamo aiuti particolari da istituzioni, ma la solidarietà di privati. Abbiamo aiutato vari lavoratori specialmente della Tunisia, a rientrare in patria per la scarsità attuale del lavoro. Molti avevano lavorato nell’edilizia o in altre industrie ma spesso in nero. La nostra non è che una piccola esperienza. L’idea di fondo è: meglio un mondo di fratelli che di egoisti. Ci stimola quanto ha fatto e scritto Papa Francesco nella lettera «Laudato Sì»: «L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, a un progetto comune… a veder il pianeta come patria, l’umanità come popolo». Altri gruppi hanno fatto di più e meglio di noi ma ci auguriamo che queste esperienze possano moltiplicarsi.
Padre Silvio Turazzi, Solidarietà Muungano onlus

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