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"Noi in prima linea contro l'Ebola: portiamo cibo a orfani e famiglie"

La testimonianza dei missionari in Sierra Leone "Le persone in quarantena soffrono la fame"

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Anche Parma lotta contro il virus Ebola. Non negli ospedali cittadini, ma nei villaggi e negli ospedali della Sierra Leone che, da oltre sessant’anni, vedono impegnati in prima linea i missionari Saveriani e i padri Giuseppini del Murialdo. Divisi da migliaia di chilometri, ma vicini a loro con il cuore, tutti gli «Amici della Sierra Leone» che, fin dal 1986, collaborano con loro attraverso raccolte fondi finalizzate alla realizzazione di iniziative concrete nel campo dell’istruzione, della sanità e dell’agricoltura. Imprenditori, cittadini, intere comunità, parrocchie e associazioni, in questi anni hanno permesso ai distretti del nord del Paese di rinascere regalando scuole, ospedali, adozioni scolastiche, borse di studio e tanti tanti pozzi di acqua potabile. Piccoli semi che iniziavano a dare i loro frutti ma che ora, in un contesto ancora fragilissimo, rischiano di essere spazzati via dalla furia di Ebola.
«Il virus è arrivato dal confine con Guinea e Liberia e si sta spingendo verso le grandi città - spiega Adriano Cugini, presidente dell’associazione Amici della Sierra Leone -. Il sistema sanitario è al collasso, si cerca di intervenire con la prevenzione e l’informazione, ma la causa di trasmissione principale (il virus si trasmette solo per contatto nella fase culminante della malattia) è la più difficile da debellare visto che è profondamente radicata nella cultura stessa di quei popoli: la fisicità dei rapporti sociali».
In Sierra Leone il contatto è importante: quando ci si incontra ci si bacia più volte, le mani si stringono sempre a tutti, i morti si lavano a mani nude e, durante i funerali, la salma si saluta con una carezza o un abbraccio. E’ facile, quindi, capire come mai la malattia si diffonda così rapidamente.
«Gli operatori sanitari "addestrano" i giovani a dare informazioni sulla prevenzione e sono stati disposti ovunque cartelli con disegni che illustrano i sintomi di ebola - prosegue Cugini, rimasto costantemente in contatto con i missionari fin dall’inizio dell’emergenza -. Il governo è intervenuto in maniera pesante vietando i funerali e qualsiasi occasione di aggregazione, matrimoni e competizioni sportive compresi. Durante la Messa i sacerdoti chiedono di non darsi il segno della pace e all’ingresso delle chiese vi è sempre dell’acqua con clorochina, per lavare le mani. Anche tanti ospedali sono stati chiusi e restano solo quelli specializzati».
Ma la gente non si fida più nemmeno di quelli. Chi risulta positivo al virus viene isolato in ospedale e i suoi parenti messi in quarantena: la malattia segna tutta la famiglia. «Le famiglie dei malati vengono confinate in casa e guardate a vista dalla polizia. Spesso sono ridotte alla fame, non potendo nemmeno uscire per andare a far provvista di cibo, e ogni volta che un componente risulta positivo, la quarantena ricomincia. Per questo capita che chi è malato non vada neppure a farsi visitare per non essere sospettato di aver contratto la malattia: tanti per la paura sono rimasti a casa e sono morti di malaria o di altre malattie curabili con un semplice antibiotico».
Anche i leader religiosi della Sierra Leone sono arrivati a stilare un documento per tentare di convincere i fedeli ad abbandonare riti e consuetudini: «Ebola è pericoloso, ma si può prevenire - scrivono -. State a casa, pregate e aderite alle prescrizioni mediche».
Per la sua rapidità di diffusione e per la sua persistenza nell’organismo anche dopo la guarigione, ebola miete vittime principalmente tra gli adulti lasciando centinaia di orfani lungo le strade. Di loro stanno tentando di prendersi cura i missionari. «Mancano medicinali e disinfettanti, cibo, stivali, guanti, tute di protezione - dicono i missionari raggiunti via Skype in Sierra Leone - ma di questo si occupano già le autorità e le organizzazioni specializzate. Noi cerchiamo di dare da mangiare alle famiglie in quarantena e ai tanti orfani rimasti abbandonati. Purtroppo qui i prezzi sono saliti alle stelle: riso e farina costano il doppio. L'economia sta andando a picco e questo è il prezzo che si paga per un isolamento internazionale. Noi stiamo aspettando un cargo da oltre una settimana e ancora non si sa nulla: è difficile far arrivare le cose qui. A tenerci su è la speranza: dai dati di questo mese capiremo se stiamo andando nella direzione giusta o se ebola sta mantenendo intatta la sua forza. Speriamo di confinare il virus entro gennaio. Intanto, da qui, facciamo un appello a che la paura di ebola in Europa non condanni il terzo mondo come vediamo stare già accadendo! Oggi tutti gli Stati si stanno prodigando per far fronte ad eventuali contagi ma si stanno dimenticando dei Paesi in cui la malattia c'è già. Mi stupisco quando sento che ci sono contagi dove ci sono strumenti che qua si possono solo sognare, e qui i medici difficilmente si ammalano>.
Nel distretto di Port Loko la situazione non è migliore. .
Intanto il virus stringe la morsa: martedì scorso ha colpito anche nel distretto di Koinadugu, in Sierra Leone, dove opera il missionario saveriano padre Vittorio Bongiovanni, originario di Bozzolo. Due i morti accertati. «Non abbiate timore: usiamo molta prudenza anche quando andiamo a casa delle famiglie e ci muoviamo solamente per casi importanti - rassicurano i missionari -. Non possiamo ammalarci perché chi muore non può più aiutare».
Un aiuto che può arrivare anche da Parma, grazie all’impegno degli Amici della Sierra Leone. «Oggi servono soldi per acquistare i generi di prima necessità - dice Cugini -. Pur continuando a portare avanti i progetti legati alla scolarizzazione e alla costruzione di pozzi e strutture, la priorità è il cibo. Le donazioni e le offerte che a questo scopo perverranno alla nostra Associazione saranno immediatamente trasferite alla organizzazione pastorale della Caritas di Makeni dove operano gli amici Padre Natalio Paganelli, Amministratore Apostolico della Diocesi di Makeni, e Padre Carlo Di Sopra, Superiore dei Saveriani in Sierra Leone».

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