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Guerra legale

Eredità di Verdi: ora la villa rischia di andare all'asta

Ribaltata in appello la sentenza di primo grado. Per i giudici non c'è il testamento, quindi il tesoro va diviso in parti uguali tra i quattro fratelli litiganti

Eredità di Verdi: ora la villa rischia di andare all'asta

La villa di Verdi andrà all'asta?

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Il fraseggio è quello grigio dei tribunali, senza gorgheggi e senza acuti. Ma il contesto intorno è puro melodramma: con un tesoro conteso, quattro fratelli gli uni contro gli altri armati, accuse strillate come do di petto e documenti svaniti. E, sopra tutto, il volto corrucciato del Cigno di Busseto. Perplesso per un libretto che probabilmente non avrebbe voluto musicare.
Il sipario è tornato ad aprirsi in questi giorni sulla lunga battaglia per l'eredità di Giuseppe Verdi. E il palcoscenico è di nuovo il tribunale.
E' arrivata infatti la sentenza della Corte di appello di Bologna che ha deciso sulla causa promossa da Ludovica e Emanuela Carrara Verdi, due delle eredi del Maestro, contro gli altri due fratelli, Angiolo e Maria Mercedes. E tra di loro, da tempo, più che il «Libiam» risuona un accorato «All'armi».
La prima sezione del tribunale bolognese ha di fatto ribaltato la sentenza di primo grado che aveva in pratica dato ragione a Angiolo Carrara Verdi, l'unico maschio, che sostiene di essere il vero erede secondo quanto indicato dal testamento del padre Alberto. Di cui, però, primo colpo di scena, non si trova traccia.
Il tribunale di Parma, tuttavia, nel 2007 aveva accolto come prova la testimonianza di Gabriella Carrara Verdi, un'anziana zia, che sosteneva di ricordare perfettamente quanto stabilito dal documento. Che, secondo lei, salvo la parte legittima fissata per legge, destinava al nipote Angiolo il grosso del tesoro. Questo il finale del primo atto. Ora siamo al secondo: e la scena è cambiata di nuovo.
La corte bolognese infatti ha recisamente fissato che «manca la prova che un testamento sia mai esistito». Non solo: con tono fermo il collegio giudicante ha ritenuto di «dubbia attendibilità» anche la testimonianza della zia Gabriella. E per questi motivi ha azzerato tutto. Stabilendo che l'eredità sia divisa in parti uguali. In pratica, senza un vincitore.
Un giudizio salomonico? Per la legge sì. Ma nel teatro, si sa, vince l'emozione. E il colpo di scena è la norma. E' infatti probabile che Angiolo Carrara Verdi ricorra in Cassazione contro quanto deciso in appello e, di conseguenza, i tempi sono destinati a dilatarsi per chissà quanti altri atti. E più che il lieto fine a trionfare potrebbe essere la forza di un destino oscuro.
La villa, con i suoi mille cimeli e le tante testimonianze del Maestro, è un patrimonio di inestimabile valore, tutelato dallo Stato, e definito «unitario e indivisibile». E visto che tra gli eredi non regna l'armonia, l'unica via d'uscita sarebbe che solo uno l'acquisisse. Liquidando il controvalore agli altri tre fratelli.
Ma, è ovvio, qui si parla di un museo zeppo di musica e tesori, il cui valore è difficile persino da quantificare. Ad aprile i periti dovrebbero presentare una stima: ma anche a voler essere cauti le cifre sono da capogiro. E per quanto il melodramma non ami le mezze misure è quasi impossibile che qualcuno trovi la somma necessaria. Il finale più verosimile, allora, è quello più amaro: ovvero che si arrivi ad un'asta per villa Sant'Agata. Gli eredi smetterebbero di guerreggiare, ma la casa del Maestro, con la collezione di carrozze, i piatti regalo dello zar e i pentagrammi manoscritti, potrebbe finire nelle mani di uno sconosciuto magnate straniero. E per l'autore italiano più amato al mondo, simbolo del Risorgimento tricolore, sembra una ultima beffa a meno che lo Stato faccia valere il proprio diritto di prelazione. Anche se, in tempi di economie in rosso, spartiti e lettere, anche se firmati Verdi, forse non bastano a scatenare l'applauso.
Ma questo è il futuro. Nel presente resta da capire anche come questa sentenza influenzerà l'accordo che concedeva ad Angiolo Carrara Verdi di usufruire della villa «in comodato gratuito facendosi carico delle spese ordinarie e adibendola a abitazione familiare». Il documento del tribunale di Bologna a questo non fa riferimenti ma le sorelle Ludovica e Emanuela sembrano pronte ad una nuova bordata legale contro il fratello.
E a questo punto persino gli intrecci del Trovatore paiono nulla di fronte a questo groviglio di contrasti che dopo due sentenze e più di dieci anni di scaramucce giudiziarie non hanno portato ancora i protagonisti all'ultima romanza.
Il sipario resta aperto, l'ultima riga del libretto è ancora da scrivere. Giuseppe Verdi nei ritratti dell'epoca non sorride mai. Forse, già allora, immaginava perché. 

 

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