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Colorno, il duomo ritrovato

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Duomo di Colorno restaurato

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Dopo oltre mille giorni, prima di Natale ha riaperto le porte ai fedeli il Duomo di Colorno: un punto di riferimento per tutta la Diocesi, dal momento che sono soltanto tre i centri che possono fregiarsi di una chiesa dotata di questo titolo (su tutte, Parma con la Cattedrale; inoltre, Berceto e appunto il paese della Bassa). Domenica 18 gennaio, alle 10, sarà quindi celebrata dal vescovo Enrico Solmi, insieme ai parroci che hanno tenacemente perseguito l’obiettivo della riapertura (don Stefano Maria Rosati, ora rettore del Seminario, e don Marcello Benedini) una solenne messa che sancirà la riapertura ufficiale, dopo che, a seguito del terremoto del gennaio 2012, l’edificio è stato sottoposto a restauro conservativo e a interventi di consolidamento statico su progetto del professor Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano.
Il Duomo di Colorno, dedicato alla santa protettrice delle partorienti (Santa Margherita, patrona del paese, commemorata il 20 di luglio), ha una storia antica: concepito secondo un’impronta tardo-gotica, subì nel tempo (in particolare, nell’Ottocento) significative modifiche, che lo ripensarono soprattutto in senso neoclassico. L’attuale edificio, da cui si intravede la stratificazione degli interventi, risale alla seconda metà del XV secolo, mentre la consacrazione data 27 maggio 1525. Nella seconda metà del Seicento fu realizzata la cappella del Santissimo Sacramento, che si trova sulla destra della chiesa; invece, nel 1737, quella sulla sinistra, dedicata a sant’Antonio. Altre otto cappelle laterali, più piccole, furono costruite nel XIX secolo.
Insomma, la chiesa si è modificata più volte nel corso dei secoli, al punto che, come si nota in un volume del 2000 della Pro loco («Il Duomo di Colorno»), «tutti questi interventi, ed altri meno appariscenti, stanno a indicare che S. Margherita, essendo chiesa parrocchiale, non è un monumento immobile, fermo nel tempo, ma un organismo vivo che si adatta alle esigenze e ai gusti dei tempi».
Le alterne vicende del Duomo mostrano come spesso la microstoria del Parmense si intrecci con la macrostoria della Penisola. Negli annali non mancano saccheggi e invasioni: nel 1637, ad opera dei soldati spagnoli; nel 1734, in occasione dello scontro tra truppe austriache e franco-sarde.Le chiese – e quella di Santa Margherita non fa eccezione – raccolgono un patrimonio storico e culturale che racconta la civiltà di un popolo. Come recita una massima bizantina, «tacere la verità è come seppellire l’oro»: la malizia sacrilega dei ladri, sempre più frequente in questi tempi, spesso non considera il danno enorme che causa a una comunità; e tuttavia, non può seppellire del tutto il patrimonio immortale di verità che vive in un’opera d’arte e in un popolo. «Hai bisogno di istruzione? – scrisse Feofan Zatvornik, teologo russo ortodosso - entra in una chiesa, ascolta e guarda. Ti vengono impartite lezioni sia attraverso l’udito che attraverso la vista».
E così, nel Duomo colornese, si può apprezzare, tra gli altri, il dipinto dedicato alla patrona, attribuito ora a Francesco Cairo ora alla scuola del Veronese: secondo la tradizione, per il quadro avrebbe posato Barbara Sanseverino, che finì decapitata nel 1612, nell’ambito della vicenda relativa alla congiura dei nobili di Parma contro i Farnese. Nel Duomo vi sono altri quadri pregevoli, ad esempio la «Madonna protettrice di Colorno», «L’ultima cena», «San Francesco»; statue, ma anche un antico organo realizzato da Gaetano Cavalli di Lodi (1892). Ma, al di là dell’arte, al Duomo di Colorno sono legati personaggi ed episodi che hanno segnato la storia dell’intera comunità, non soltanto dei fedeli. Così, ad esempio, l’edificio conserva monumenti importanti, come quello dedicato a Pier Luigi Belloni (1764-1836), un nobile che s’impegnò per favorire l’educazione dei giovani: da lui prendono il nome le scuole del paese. Ma anche le stesse campane di Santa Margherita ci ricordino come la chiesa nei nostri paesi sia molto di più che un luogo di culto. Non solo perché, come osservava Tolstoj, «dalle chiese si diffondono i suoni delle campane e, oscillando sopra la città che dorme, ricordano che è mattino», scandendo il ritmo della vita. Ma anche perché possono cambiare le sorti di una comunità e salvare tante vite.
Nel novembre del 2000 Colorno rischiò di essere aggredita dalla violenza cieca delle acque. E, alle cinque del mattino, il sindaco Sabrina Fornia telefonò al parroco don Nando Azzali perché suonasse le campane a martello. Quelle campane destarono così l’intera comunità e sembrarono a molti come una materna presenza che vigilava sul destino del paese.

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