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Dieci anni senza Pantani

Il 'Pirata' moriva il 14 febbraio 1994 a 34 anni. Le imprese, il declino, le polemiche prima della prematura scomparsa, ancora avvolta nel mistero.

Dieci anni senza Pantani
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"Corriamo sullo stesso vecchio terreno 
E cosa abbiamo trovato? 
Le solite vecchie paure 
Vorrei che fossi qui"
 
Questa la traduzione di "I wish you were here", brano di un gruppo di fuoriclasse della musica, i Pink Floyd. Oggi, 14 febbraio, tutti gli sportivi intonano - consciamente o no - questa canzone con il pensiero rivolto a un fuoriclasse sì, ma del ciclismo. Oggi, 14 febbraio, cade infatti cade il decimo anniversario della morte di Marco Pantani.
 
Nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini, il corpo riverso a terra, senza vita, del Pirata. Un decesso dovuto a una storia di disperazione tramutata in depressione. L'autopsia ha individuato la causa del decesso in un edema polmonare e cerebrale, in seguito a una presunta overdose di cocaina. Presunta perché Tonina, la mamma, non si è mai rassegnata alla "versione ufficiale": "Me l'hanno ammazzato", ha ripetuto in più di un'occasione con una forza da ammirare, la forza di una persona che ha vissuto la più grande tragedia immaginabile per un genitore, ovvero sopravvivere a un figlio.
 
Alcuni elementi, effettivamente, fanno sorgere qualche dubbio che davvero sia stato eliminato per metterlo a tacere (si ipotizza che fosse a conoscenza di particolari scomodi sul mondo del doping): innanzitutto la droga assunta da Pantani è stata ingerita (a dir poco inusuale per la cocaina), poi nella camera d'albergo sarebbero stati ritrovati resti di cibo cinese (che Marco non mangiava mai) e inoltre ci sarebbe la testimonianza di Renato Vallanzasca, che poco dopo la scomparsa del corridore avrebbe raccontato a Tonina un particolare agghiacciante in una lettera datata 8 novembre 2007. "Il bel Renè" ha infatti narrato che un suo amico, coinvolto nel giro delle scommesse clandestine, lo abbia avvicinato poco prima che Pantani fosse squalificato a Madonna di Campiglio, alla partenza della penultima tappa del Giro d'Italia 1999 che stava dominando, consigliandogli di puntare tutto sulla mancata vittoria finale del cesenate: "Il Giro non lo vincerà sicuramente lui", gli avrebbe confidato.
 
Ma le immagini che tutti ricordano e che hanno fatto esaltare ed esultare tutti gli appassionati di ciclismo, sono quelle del Pirata sui pedali, intento a combattere contro fatica e intemperie, avversari e caldo torrido, affrontando pendenze che solo in pochissimi nella storia sono stati in grado di superare con tale maestria. A partire da quel 4 giugno 1994, nella tappa del Giro con arrivo a Merano quando, con la casacca della Carrera di Chiappucci, staccò tutti sul Passo di Giovo e acquisì in discesa il vantaggio che gli consentì di vincere in solitaria. Un campione si stava affacciando sul mondo delle corse.
 
E poi l'Alpe d'Huez al Tour de France, prima e dopo il grave incidente (si scontrò con una macchina) che lo costrinse a un lungo stop. Nel 1995, quando dominò nonostante un ginocchio malconcio scattando a 13 chilometri dalla fine, raggiungendo i corridori in fuga (tra cui Ivan Gotti) e tagliando per primo il traguardo. E soprattutto nel 1997, dopo la convalescenza per il grave infortunio, quando anninentò gli avversari impotenti in salita e conquistò la tappa con una scalta entrata di diritto nella storia del ciclismo.
 
Non si può certo dimenticare l'annata 1998, anno in cui Pantani riuscì a ottenere sia la maglia rosa che la maglia gialla. Al Giro surclassò Tonkov sul Plan di Montecampione con un ritmo infernale imposto negli ultimi chilometri. Al Tour umiliò Ullrich in data 27 luglio, nella tappa con arrivo a Les Deux Alpes: il Pirata, con un freddo e una pioggia terribili, scattò sul Galibier, a oltre 50 chilometri dal traguardo, e sfilò in solitaria nell'ascesa finale.
 
Dopo queste imprese, il declino. Triste e inesorabile, con una fine che ha lasciato tutti sgomenti. Ma se a 10 anni di distanza dalla morte Marco Pantani viene ancora ricordato con affetto, vuol dire che quel ragazzotto con la bandana e con la bicicletta continua a vivere nel ricordo di tutti gli appassionati di ciclismo, e non solo.

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