Ciclismo

"Di Luca, i soldi dove sono finiti?"

Lettera aperta dell'ex ciclista Walter Pettinati.

"Di Luca, i soldi dove sono finiti?"
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Walter Pettinati, ex ciclista vincitore in carriera di un bronzo mondiale a cronometro su strada a squadre, ha scritto una lunga lettera aperta a Danilo Di Luca. Ecco il testo:

"Danilo Di Luca, il ciclista squalificato a vita per somma di doping esce allo scoperto e denuncia pubblicamente il mondo del ciclismo attraverso il suo libro "Bestie da Vittoria" uscito ad Aprile. Sono parole dure e forti quelle dichiarate dal bravo Danilo ai suoi ex compagni e di tutta la carovana delle due ruote. Una denuncia che fa pensare… perché lanciate solo dopo essere stato radiato dal suo ciclismo. Sembra più una ritorsione che una liberazione di coscienza con l’aggravante morale di aver generalizzato. Di Luca parla al plurale e l’Associazione Ciclisti Professionisti minaccia querela. Un caos che cade di nuovo e solo sul ciclismo. Non c'è rimorso, non c'è pentimento. Danilo non è un pentito e confessa di aver costruito le sue fortune sulla malafede, sulla menzogna e di aver infranto le regole fondamentali dello sport: la lealtà!

"Se non mi fossi dopato non avrei mai vinto. Non mi pento di niente. Ho mentito, ho tradito, ho fatto quello che dovevo fare per arrivare primo". 
Nel professionismo, caro Di Luca, non si corre per la gloria… ma si corre per vincere tanti soldi e garantirsi una lunga e agiata vita. Tu ammetti di aver ingannato i tuoi rivali, di aver abusato del doping per vincere e quando sei stato, finalmente, radiato dal ciclismo, ecco che esci allo scoperto e confessi senza un fine costruttivo. Ma tutti i soldi che hai guadagnato ingannando dove sono finiti?
Li hai forse donati a qualche centro antidoping per fortificare la ricerca delle nuove sostanze invisibili anche ai moderni macchinari scientifici? o per promuovere su tutto il territorio una campagna contro l’uso di doping?

No! tu stai sfruttando il tuo passato di ciclista, da sconsigliare, per aumentare il conto in banca con il tuo libro dove racconti la TUA vita di ciclista professionista passata, tra gioie, dolori e sacrifici, ANCHE ingannando gli stupendi tifosi delle due ruote, traditi per primi e per tanti anni. Gente che ha creduto in te, che ha speso soldi suoi per seguirti e che ha buttato tempo dietro un campione truccato.

Ci tengo a specificare che io non punto il dito sul ciclista che non ha resistito al richiamo del successo ricorrendo all’uso indiscriminato di sostanze rafforzanti proibite ma all’uomo che ha deciso di denunciare un sistema di cui ha fatto consapevolmente parte senza veicolare un vero messaggio di esempio positivo per tutti i giovani che si avvicinano al ciclismo e allo sport. Con questa uscita, a mio avviso, Di Luca rischia di istigare gli sportivi a infrangere le regole dello sport invece che combatterle.

Chi scrive è passato al professionismo con un contratto biennale e prima della scadenza ha preferito attaccare la bici al chiodo per non andare contro ai suoi principi. Non sarò diventato un campione ma sono altrettanto fiero di me stesso. 
In tutti questi anni, lontano dal ciclismo pedalato, ho pensato, ho parlato con grandi campioni e cercato eventuali rimedi da sottoporre allo sport affinché ritrovasse la giusta filosofia etica sulla quale si dovrebbe fondare la competizione sportiva ma non ho trovato nessuna ricetta alternativa ai principi imposti dal dio danaro: vincere a qualsiasi costo. Sono quindi solidale con la denuncia di Danilo Di Luca avverso tutto il sistema sportivo ma contrario alle modalità con cui l’ha proposta e la sta portando avanti. 
E’ orfana di un fine costruttivo e non porta un messaggio positivo che si contrappone alle abitudini.

Lo sport agonistico e il ciclismo in primis non è uno sport da “pane e acqua”, non è un gioco, non si gioca a ciclismo, non si può correre a ritmi infernali per giorni e giorni sotto il sole e/o il maltempo senza curarsi, usando solo medicinali finalizzati al recupero e per riequilibrare le energie psico-fisiche. Ma non si deve fare uso di prodotti proibiti che servono solo ad aumentare le prestazioni sportive. Diventa un illecito sportivo-penale e soprattutto si allontana dalla regole fondamentali dello sport.

Di Luca ha infranto le regole dello sport, ha vinto e si è tolto tante soddisfazioni…, e solo dopo la radiazione ha spifferato il suo punto di vista e ha criticato il sistema… ma il fine dov’è e soprattutto qual è?

Non possiamo e non dobbiamo essere ipocriti ne dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio, ci sono stati campioni che hanno vinto per 15 anni consecutivi e non sono mai risultati positivi ad un controllo e pertanto non si possono definire dopati. Oltretutto il ciclismo risalta come uno sport che più di tutti si sta battendo e si è reso disponibile alla massima collaborazione per debellare questa piaga che coinvolge tutti gli sport, con il ciclismo al 4° posto della classifica stilata dal CONI.

Adesso caro Di Luca mi aspetto che tu faccia realmente qualcosa di costruttivo per il nostro ciclismo, per la gente che lo segue e per tutti gli sponsor che credono ancora nel mezzo delle due ruote per portare in giro per il mondo un messaggio di immagine, esempio e qualità.

Solo se metterai la tua esperienza a sostegno dei giovani ciclisti per allontanarli dalla tentazione della facile vittoria perché cosi fan tutti … potrai dire di aver combattuto veramente il sistema che tu stesso denunci e potrai, finalmente, aiutare lo sport a ritrovare se stesso e allontanare i malfattori.

La mia battaglia contro il doping continuerà con una petizione che lancerò nei prossimi giorni con la quale chiederò al presidente del CONI e al Presidente della Repubblica di attivare una legge che permetta di radiare tutti gli atleti e le atlete che risultano positivi ai controlli antidoping, i loro direttori sportivi e i loro medici, senza naturalmente intaccare l’attenuante (solo italiano) del primo sbaglio. 

Chi sbaglia ingannando i rivali non deve competere nello sport che tutti vogliamo, deve essere radiato per sempre. 
Solo così, a mio avviso, si potrà combattere la piaga del doping".

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