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Alberto Panciroli: il barbiere che divenne il libraio della Reggia

Alberto Panciroli

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Ti scrutava un po’ e poi diceva: «Ecco, questo è giusto per te». E ti allungava quel libro che di sicuro ti sarebbe piaciuto. Perché lui Alberto Panciroli, il barbiere libraio della Reggia di Colorno scomparso ieri a 88 anni, quasi mai sbagliava. Entrava in sintonia, con una semplice chiacchierata, con il cliente, che in realtà era prima di tutto un amico, e poi faceva partire il suo consiglio, spesso in dialetto.

«Guarda lì – indicava negli ultimi tempi, fino allo scorso agosto quando ancora era presenza fissa in libreria -. No lì, più sotto. Ecco quello, prendilo». E ti ritrovavi tra le mani quel volume che, una volta letto, ti riportava da Alberto, Berto per gli amici, per chiedergli: «Consigliamene un altro, ma mi raccomando: bello come quello dell’ultima volta». C’era un rapporto umano diretto con Panciroli. L’hanno apprezzato i colornesi, ma anche tutta quella gente che arrivava da Parma per un consiglio del «Libraio della Reggia».

Era uomo della Bassa Panciroli, nato a Colorno il 17 ottobre del 1930. Di scuola ne aveva frequentata poca. Giusto i primi anni delle elementari perché, di mezzo, ci si era messa la guerra. E poi si doveva iniziare presto a lavorare: il primo impiego fu come garzone di bottega da un barbiere del paese. A far germogliare la passione per la letteratura fu l’incontro con la famiglia Barvitius di Colorno, dalla quale Alberto riceveva utili consigli per le sue letture. Negli anni ‘50 aprì la sua barberia, nel cuore del paese dove oggi c’è la Banca Credem. E lì inizio il rapporto magico con i libri. Al fianco di forbici e rasoi spuntò un primo espositore finché di due poltrone da barbiere ne rimase solo una disponibile per i clienti perché l’altra era piena di volumi, molti dei quali venivano poi consegnati a domicilio con Alberto che raggiungeva in motorino le abitazioni dei lettori.

Nel 1981 Panciroli si fratturò una gamba. I medici gli sconsigliarono di continuare l’attività di barbiere. C’era da stare troppo tempo in piedi. E così nacque l’idea della libreria in Reggia, nelle prime sale alla destra del portone principale, il luogo dove è poi rimasta sino ad oggi. Il Palazzo era tutt’altra cosa dal come si presenta attualmente. Alberto si alzava alle 4 del mattino per accendere la stufa e rendere accoglienti i locali. E proprio in quegli anni – insieme ad altri colornesi – ideò la rassegna «Una città costruisce una mostra». L’intento era semplice: organizzare esposizioni per valorizzare il Palazzo ducale e raccogliere fondi con i quali sistemarlo. Nel frattempo una rete di conoscenze sempre più ampia gli aveva permesso di organizzare in paese presentazioni di libri e momenti di cultura di alto spessore con la partecipazione, negli anni, di Napolitano, Pansa, Caselli, Calabresi, Colombo e tanti altri. Fantastico il rapporto instaurato con gli studenti. Sia quelli dell’Università di Scienze gastronomiche, guidata da Carlin Petrini e oggi non più a Colorno, sia quelli della scuola internazionale di cucina Alma con i quali negli ultimi anni, come dicono i familiari, è ringiovanito entrando in contatto con persone in arrivo da tutto il mondo tanto da rimpiangere di non aver studiato le lingue straniere per poter dialogare direttamente con loro. «Da piccola mi caricava sul suo motorino Benelli - è il ricordo della primogenita Patrizia, nata dal primo matrimonio con Ermina Anelli, scomparsa nell’87 -. Mi legava ben salda con degli elastici, quelle erano le sue cinture di sicurezza, e insieme si andava in campagna di casa in casa a portare libri. Mio padre aveva una capacità sorprendente di fare amicizia con le persone: dava tanto, ma si nutriva anche di ciò che poteva ricevere dagli altri. Non aveva studiato, ma aveva un’intelligenza e una sensibilità non da tutti. E poi aveva un grande amore per il suo paese che era felice di vedere, oggi, multietnico con la presenza di ragazzi di tante nazionalità».

Tratti distintivi di cui parla anche Paola, figlia nata dal secondo matrimonio con Maria Teresa: «Di lui ricorderò sempre la passione per la cultura. Il suo essere brillante e ironico. Non aveva barriere. Era schietto e fermo nelle sue idee: su alcuni valori fondamentali non cedeva». Nel dicembre scorso gli era stato diagnosticato un tumore, già in stato avanzato. Da metà agosto non era più riuscito ad andare nella libreria che ora, dopo la scomparsa di Alberto, chiuderà per sempre. Una parte dei libri sarà donata alla biblioteca comunale di Colorno.

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