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Testimonianze riemerse dopo millenni

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L’esposizione «Etruschi, Galli, Romani: Le origini della città alla luce delle nuove scoperte archeologiche» si articola in quattro sezioni, disposte lungo il percorso di visita alle collezioni storiche del Museo Archeologico, a partire dalla stanza che normalmente ospita il ciclo scultoreo giulio-claudio di Veleia.
Sala 1 - Sulle tracce degli Etruschi
Pannelli didattici e vetrine sono disposti a formare un teatro attorno a una grande carta del territorio di Parma che campeggia al centro della sala, sulla quale sono dislocati le scoperte archeologiche e gli scavi illustrati dall’esposizione, per lo più riferibili a un periodo compreso tra la fine del VII e gli inizi del V secolo a.C.
Sul lato destro vengono illustrate tematiche generali che riguardano la civiltà etrusca e la sua presenza nella pianura Padana: tramite apparati grafici fissi e immagini proiettate su uno schermo centrale il visitatore viene introdotto nel panorama storico e culturale che fa da cornice ai materiali esposti in mostra.
Sala 2 - Vivere in un villaggio dell’età del Ferro
Qui si affrontano le tematiche della vita quotidiana e del lavoro nei villaggi di Parma arcaica, tramite ricostruzioni grafiche e ambientali disposte ai lati di una rampa che consente di superare il dislivello fino all’accesso alla sala successiva.
Su un lato il visitatore viene illusoriamente introdotto (e posto a sedere, su dei sacchi di juta) nello spazio interno di una capanna di VI secolo a.C., immaginata in base ai resti di quella rinvenuta nello scavo di via Saragat.
La metà destra della sala è invece occupata dalla riproduzione ambientale a grandezza naturale di un settore dello scavo di San Pancrazio in cui è stato rinvenuto un grande impianto per la produzione della ceramica.
Due vetrine espongono infine materiali provenienti dai villaggi parmensi di S. Pancrazio, strada Baganzola, via Saragat, Casalora di Ravadese.
Sala 3 - Rituali sacri e funerari
Apre la sala l’esposizione di uno scheletro di bue, conservato all’interno di un pane di terra asportato in blocco in corso di scavo. Esso è stato rinvenuto assieme ad altri animali all’interno di una fossa in via Saragat, dove – ai margini dell’area abitata – erano alcune sepolture.
Ancora ai margini di una piccola necropoli è stata rinvenuta, in località Pedrignano (area SPIP), una grande quantità di vasellame in bucchero di forme e dimensioni del tutto particolari, che è stato possibile parzialmente ricostruire grazie al paziente lavoro dei restauratori della Soprintendenza.
I corredi di due tombe a dolio rivenute in strada Baganzola, contenuti in speciali strutture espositive a teca destinate a rimanere nell’esposizione permanente del museo, servono a illustrare un aspetto tipico dei rituali funerari di VI secolo a.C. nella parte più occidentale della pianura emiliana.
A necropoli di un periodo leggermente più recente, datate tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C., si riferiscono le tombe recentissimamente scoperte in località Botteghino, dove si riscontra invece l’uso di coprire le sepolture con grandi calotte di terra, fino a formare i cosiddetti tumuli, presenti sia in molte culture dell’Italia antica, che nel mondo celtico transalpino.  I corredi della necropoli di Botteghino sottolineano inoltre - con la presenza di ornamenti in ambra, corallo e conchiglie - i legami di carattere ‘internazionale’ che queste famiglie altolocate intrattenevano con il mondo mediterraneo, tramite doni reciproci o scambi commerciali.

Sala 4 - Un nuovo inizio: la romanizzazione
Con l’ultima sala si intendono illustrare il processo di formazione che porta alla costituzione della colonia romana di Parma nel 183 a.C. e le prime fasi di vita della città fino al triste periodo delle guerre civili, quando essa, schierata con il Senato, venne distrutta dalle soldataglie di Marco Antonio.
Il passaggio di quasi due secoli che porta dal popolamento sparso dell’età del ferro alla costituzione di un villaggio unico e stabile presso un guado del torrente Parma nel III secolo a.C. e poi alla fondazione coloniaria, viene simbolicamente scandito da un ponte in legno che attraversa il corso del fiume e insieme quello del tempo.
Il ponte conduce verso il guado del torrente Parma: il corso del fiume è reso grazie a un effetto multimediale proiettato sul pavimento, nel quale le due vetrine di quest’area sembrano immerse. Esse espongono i reperti del recentissimo scavo presso piazza Ghiaia, dove è venuta in luce una grande stipe votiva piena di reperti in metallo (statuette, elementi decorativi e di abbigliamento, placchette iscritte, oggetti simbolici, tutti spesso frammentari) e moltissime monete.
Un altro importante santuario di età repubblicana, datato tra III e II secolo a.C., era collocato dall’altra parte della città, in viale Tanara.

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