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Casa Farnese

Tra armi e ritratti

Nel Palazzo Reale di Caserta la mostra su due protagonisti del Ducato di Parma tra Cinque e Settecento

Ilario Spolverini, Il Vescovo di Parma rende omaggio a Elisabetta

Ilario Spolverini, Il Vescovo di Parma rende omaggio a Elisabetta

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Dalle imprese e  gesta del condottiero  Alessandro all'epopea di Elisabetta, futura regina di Spagna Tra nozze e corazze, la straordinaria galleria nei dipinti di  De Saive, Spolverini e altri pittori di corte 

Pier Paolo Mendogni

Splendidi dipinti raccontano la storia del duca Alessandro Farnese (1545 – 1592), valoroso condottiero agli ordini dello zio Filippo II re di Spagna, e di Elisabetta Farnese (1692 – 1766), che diventerà regina di Spagna al fianco di Filippo V, madre di Carlo di Borbone che dall’ottobre del 1732 ha retto per brevissimo tempo il ducato di Parma e quando si è trasferito all’inizio del 1734 sul più ambito trono del Regno di Napoli si è portato dietro l’immenso patrimonio artistico dei Farnese, comprendente numerosissime opere che ora si trovano nei musei napoletani e nel Palazzo Reale di Caserta. Ed è qui che vengono esposti insieme a quelli  provenienti dalla Galleria Nazionale di Parma, dai Musei Civici di Piacenza, dai musei Nazionale del Bargello e Stibbert di Firenze nella mostra allestita negli appartamenti storici (fino al 6 gennaio)  intitolata «Il mestiere delle armi e della diplomazia: Alessandro ed Elisabetta Farnese nelle Collezioni del Reale Palazzo di Caserta», organizzata dalla Soprintendenza Bapse in collaborazione con Civita, curata da Vega de Martini. Le «gesta» di Alessandro e i «fasti» per le nozze di Elisabetta sono i punti focali intorno ai quali si sviluppa il percorso. 
Figlio di Ottavio e di Margherita d’Austria (figlia naturale di Carlo V), Alessandro trascorse l’infanzia a Parma, dove il padre aveva preso il possesso del ducato nel 1547, e a undici anni ha accompagnato la madre a Madrid, rimanendo fino a vent’anni alla Corte di Filippo II e perfezionandosi nell’arte militare. Alonso Sanchez Coello l’ha ritratto adolescente a Madrid, di trequarti con l’armatura da parata decorata con girali dorati e le braghe di seta bianca a palloncino con guarnizioni dorate. I tre ritratti di Jean Baptiste De Saive lo mostrano più avanti negli anni, quando era governatore delle Fiandre – ruolo in cui si è distinto per coraggio e per abilità strategica militare e politica – ed era succeduto (1586) quale duca di Parma al padre Ottavio pur rimanendo ad Anversa, come mostra il dipinto della Galleria parmense dove Alessandro è in piedi, ha il volto ornato da baffi e barba e incorniciato dalla gorgiera. Indossa la corazza sopra gli abiti da parata, impreziositi da ricami con perline e tiene nella mano destra il bastone del comando: sul braccio è annodata la fascia rossa del capitano. Ilario Spolverini ne celebra le gesta dipingendolo a cavallo davanti a una città e al comando delle truppe durante uno sbarco mentre i gesuiti Famiano Strada e Guglielmo Dondini lo ricordano nel «De Bello Belgico» e nella «Historia de rebus in Gallia gestis ab Alexandro Farnesio...»: imprese scolpite nel marmo da Simone Moschino che ha raffigurato il grande condottiero vestito come un antico romano incoronato dalla Vittoria con le allegorie delle Fiandre e del fiume Schelda, simbolo della città di Anversa, sotto i suoi piedi. 
Dopo questi successi Alessandro ha ricevuto l’onorificenza del Toson d’oro, esplicitamente richiamato nelle brillanti «guarnitura del Giglio» e «guarnitura Volat» riccamente decorate con incisioni all’acquaforte.Gli episodi bellici sono raggruppati nella Sala delle battaglie dove assistiamo ad assalti alle fortezze, battaglie tra cristiani e turchi, zuffe di cavalieri relativi ai fatti di Casa Farnese e battaglie generiche dovute a Francesco Monti, Giovanni Canti e Ilario Spolverini. Francesco Monti (1646 – 1712) è noto come il Brescianino delle Battaglie per la sua abilità in questi soggetti. E’ stato al servizio dei Farnese e maestro del Canti e dello Spolverini. Giovanni Canti (1653 – 1716) – figlio di Ferrante pretore nel territorio di Sala Baganza e abitante a Parma nella parrocchia di S. Alessandro – non ha lasciato tracce note nel Parmense mentre è documentato a Guastalla e soprattutto a Mantova con molte opere di carattere religioso. Anche Ilario Giacinto Mercanti detto Spolverini (1657 – 1734) è parmigiano e ha fatto tutta la sua carriera nel ducato al servizio dei Farnese, che l’hanno apprezzato per la sua abilità nel dipingere battaglie ma soprattutto le cerimonie. Così è lui che ci ha lasciato il preziosissimo e scenografico ricordo dello straordinario evento delle nozze di Elisabetta Farnese col re di Spagna Filippo V per la parte svoltasi nel Parmense. 
Figlia di Odoardo Farnese (primogenito di Ranuccio II premorto al padre) e di Dorotea Sofia di Neuburg a ventidue anni, grazie all’abilità diplomatica dell’abate Giulio Alberoni, ha sposato il trentunenne re di Spagna, vedovo, e in breve tempo si è dimostrata abile nella gestione del potere e del marito. Le nozze per procura venivano solennemente celebrate il 16 settembre 1714 nel Duomo di Parma, riccamente addobbato, dal legato pontificio cardinale Ulisse Gozzadini e lo sposo era rappresentato dal cardiale Acquaviva, ambasciatore di Spagna a Roma. Il duca Francesco Farnese incaricava Spolverini di prendere appunti durante le varie fasi dell’avvenimento per poi trasferirle sulla tela tra il 1715 e il 1722; e le ha dovute ripetere in diverse dimensioni, piccole, medie e grandi. Qui sono esposte una decina di tele: dagli incontri del cardinale Gozzadini con Elisabetta e col duca all’omaggio reso alla neoregina dal vescovo e dal clero di Parma, dalle Comunità di Parma e di Piacenza, dalle dame e dai gentiluomini di Corte; i commiati. In un ovale Elisabetta è con la madre Dorotea Sofia nel giardino di Colorno. Nei ritratti singoli, ripresi dal Molinaretto e da Jean Ranc, la regina appare elegantissima, come il suo ruolo imponeva, con abiti di velluto ricchi di applicazioni di pietre preziose in armonia con la vezzosa acconciatura e con il mantello foderato d’ermellino: Elisabetta «la buona principessa di Parma impastata di butirro e formaggio» era diventata Isabel, regina di Spagna e una delle più potenti donne d’Europa. 
Splendidi dipinti raccontano la storia del duca Alessandro Farnese (1545 – 1592), valoroso condottiero agli ordini dello zio Filippo II re di Spagna, e di Elisabetta Farnese (1692 – 1766), che diventerà regina di Spagna al fianco di Filippo V, madre di Carlo di Borbone che dall’ottobre del 1732 ha retto per brevissimo tempo il ducato di Parma e quando si è trasferito all’inizio del 1734 sul più ambito trono del Regno di Napoli si è portato dietro l’immenso patrimonio artistico dei Farnese, comprendente numerosissime opere che ora si trovano nei musei napoletani e nel Palazzo Reale di Caserta. Ed è qui che vengono esposti insieme a quelli  provenienti dalla Galleria Nazionale di Parma, dai Musei Civici di Piacenza, dai musei Nazionale del Bargello e Stibbert di Firenze nella mostra allestita negli appartamenti storici (fino al 6 gennaio)  intitolata «Il mestiere delle armi e della diplomazia: Alessandro ed Elisabetta Farnese nelle Collezioni del Reale Palazzo di Caserta», organizzata dalla Soprintendenza Bapse in collaborazione con Civita, curata da Vega de Martini. Le «gesta» di Alessandro e i «fasti» per le nozze di Elisabetta sono i punti focali intorno ai quali si sviluppa il percorso. Figlio di Ottavio e di Margherita d’Austria (figlia naturale di Carlo V), Alessandro trascorse l’infanzia a Parma, dove il padre aveva preso il possesso del ducato nel 1547, e a undici anni ha accompagnato la madre a Madrid, rimanendo fino a vent’anni alla Corte di Filippo II e perfezionandosi nell’arte militare. Alonso Sanchez Coello l’ha ritratto adolescente a Madrid, di trequarti con l’armatura da parata decorata con girali dorati e le braghe di seta bianca a palloncino con guarnizioni dorate. I tre ritratti di Jean Baptiste De Saive lo mostrano più avanti negli anni, quando era governatore delle Fiandre – ruolo in cui si è distinto per coraggio e per abilità strategica militare e politica – ed era succeduto (1586) quale duca di Parma al padre Ottavio pur rimanendo ad Anversa, come mostra il dipinto della Galleria parmense dove Alessandro è in piedi, ha il volto ornato da baffi e barba e incorniciato dalla gorgiera. Indossa la corazza sopra gli abiti da parata, impreziositi da ricami con perline e tiene nella mano destra il bastone del comando: sul braccio è annodata la fascia rossa del capitano. Ilario Spolverini ne celebra le gesta dipingendolo a cavallo davanti a una città e al comando delle truppe durante uno sbarco mentre i gesuiti Famiano Strada e Guglielmo Dondini lo ricordano nel «De Bello Belgico» e nella «Historia de rebus in Gallia gestis ab Alexandro Farnesio...»: imprese scolpite nel marmo da Simone Moschino che ha raffigurato il grande condottiero vestito come un antico romano incoronato dalla Vittoria con le allegorie delle Fiandre e del fiume Schelda, simbolo della città di Anversa, sotto i suoi piedi. Dopo questi successi Alessandro ha ricevuto l’onorificenza del Toson d’oro, esplicitamente richiamato nelle brillanti «guarnitura del Giglio» e «guarnitura Volat» riccamente decorate con incisioni all’acquaforte.Gli episodi bellici sono raggruppati nella Sala delle battaglie dove assistiamo ad assalti alle fortezze, battaglie tra cristiani e turchi, zuffe di cavalieri relativi ai fatti di Casa Farnese e battaglie generiche dovute a Francesco Monti, Giovanni Canti e Ilario Spolverini. Francesco Monti (1646 – 1712) è noto come il Brescianino delle Battaglie per la sua abilità in questi soggetti. E’ stato al servizio dei Farnese e maestro del Canti e dello Spolverini. Giovanni Canti (1653 – 1716) – figlio di Ferrante pretore nel territorio di Sala Baganza e abitante a Parma nella parrocchia di S. Alessandro – non ha lasciato tracce note nel Parmense mentre è documentato a Guastalla e soprattutto a Mantova con molte opere di carattere religioso. Anche Ilario Giacinto Mercanti detto Spolverini (1657 – 1734) è parmigiano e ha fatto tutta la sua carriera nel ducato al servizio dei Farnese, che l’hanno apprezzato per la sua abilità nel dipingere battaglie ma soprattutto le cerimonie. Così è lui che ci ha lasciato il preziosissimo e scenografico ricordo dello straordinario evento delle nozze di Elisabetta Farnese col re di Spagna Filippo V per la parte svoltasi nel Parmense. Figlia di Odoardo Farnese (primogenito di Ranuccio II premorto al padre) e di Dorotea Sofia di Neuburg a ventidue anni, grazie all’abilità diplomatica dell’abate Giulio Alberoni, ha sposato il trentunenne re di Spagna, vedovo, e in breve tempo si è dimostrata abile nella gestione del potere e del marito. Le nozze per procura venivano solennemente celebrate il 16 settembre 1714 nel Duomo di Parma, riccamente addobbato, dal legato pontificio cardinale Ulisse Gozzadini e lo sposo era rappresentato dal cardiale Acquaviva, ambasciatore di Spagna a Roma. Il duca Francesco Farnese incaricava Spolverini di prendere appunti durante le varie fasi dell’avvenimento per poi trasferirle sulla tela tra il 1715 e il 1722; e le ha dovute ripetere in diverse dimensioni, piccole, medie e grandi. Qui sono esposte una decina di tele: dagli incontri del cardinale Gozzadini con Elisabetta e col duca all’omaggio reso alla neoregina dal vescovo e dal clero di Parma, dalle Comunità di Parma e di Piacenza, dalle dame e dai gentiluomini di Corte; i commiati. In un ovale Elisabetta è con la madre Dorotea Sofia nel giardino di Colorno. Nei ritratti singoli, ripresi dal Molinaretto e da Jean Ranc, la regina appare elegantissima, come il suo ruolo imponeva, con abiti di velluto ricchi di applicazioni di pietre preziose in armonia con la vezzosa acconciatura e con il mantello foderato d’ermellino: Elisabetta «la buona principessa di Parma impastata di butirro e formaggio» era diventata Isabel, regina di Spagna e una delle più potenti donne d’Europa. 

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