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CULTURA

Code volanti nel cielo

Dallo scrigno della biblioteca Palatina, la storia degli affascinanti corpi celesti Tra leggende e scienza, da evento luciferino a presagio di accadimenti divini

Libro MUP - Cometographia Palatina

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Mariagrazia Villa

 

Ah, le comete. Cosa c’è di più poetico di questi luminosi punti esclamativi? Illuminavano l’occhio spirituale dei saggi d’Oriente che, secondo l’interpretazione data alla «stella» nei Vangeli, la seguirono fino a Betlemme. Sognano nella mente dei bambini, con le loro capigliature fluenti d’energia, e li guidano nel buio. Dormono nelle carte degli astronomi, che le inseguono come fossero antichi laboratori con la coda, dove poter osservare da vicino le origini del nostro sistema solare, e un po’ sfrecciano anche nei loro sogni. Ripercorre la storia di questi affascinanti corpi celesti, il cui nome deriva dal greco «kometes», ossia «dotato di chioma», il volume «Cometographia Palatina. Stelle erranti nei libri della Biblioteca Palatina di Parma», di Emanuela Colombi e Sabina Magrini e curato da Anna Maria Anversa. Appena pubblicato da Mup Editore, in collaborazione con Biblioteca Palatina di Parma e Fondazione Monte di Parma e con il contributo di Chiesi e CePIM spa, è l’ottava uscita della collana «Mirabilia Palatina» e sarà presentata mercoledì prossimo, alle ore 17, al Museo Glauco Lombardi di Parma (Strada Garibaldi, 15). Dopo i saluti di Sabina Magrini, direttore della Biblioteca Palatina, Roberto Delsignore, presidente di Fondazione Monte di Parma, Luigi Capitani, amministratore delegato di CePIM spa, e Vittorio Rizzoli e Maurizio Dodi di Mup Editore, il volume sarà illustrato da Nadia Robotti, ordinario di Storia della Fisica all’Università di Genova e membro fondatore della Società Italiana di Storia della Fisica e dell’Astronomia, con la curatrice del libro, storica dell’arte, ed Emanuela Colombi del dipartimento di Fisica e Scienze della Terra del nostro Ateneo. Il libro, che ci consola almeno in parte del mancato passaggio della cometa Ison, che, transitando accanto al Sole, si è disintegrata e a Natale non la potremo purtroppo ammirare, continua il disvelamento di quanto conservato nel prezioso scrigno della Palatina. Quest’anno è la volta delle testimonianze del sapere astronomico locale e internazionale, che va dal IV secolo a. C. al XIX d. C., legato al fenomeno delle comete in Occidente - al desiderio di capirne la natura, se celeste o terrestre, e la composizione fisico-chimica, di studiarne i moti, le orbite e calcolarne il ritorno - che nel tempo ha suscitato interrogativi, supposizioni e scoperte. Da Aristotele ad Albumasar, da Galileo Galilei a Isaac Newton, da Edmond Halley ad Angelo Secchi, tutti gli autori che hanno scritto delle comete sono ben rappresentati, confermando, come afferma Magrini, «l’ampiezza e la grandiosità del programma culturale che ha ispirato la politica delle acquisizioni perseguita dai primi bibliotecari dell’antica Parmense, odierna Palatina». Frutto di una ricerca che ha unito competenze diverse, scientifiche e storico-artistiche, codicologiche e bibliologiche, scorrono davanti ai nostri occhi manoscritti miniati e non, edizioni di pregio, opere rarissime e contese nel mondo dell’antiquariato e opuscoletti apparentemente di poco conto, che trovano ciascuno il proprio ruolo nell’appassionante vicenda. Questo cielo in un libro è esplorato secondo due diversi ambiti, storico e locale, distinti ma intrecciati. Quello storico illustra l’evoluzione del concetto di cometa, tra stupore e sgomento (sono eventi spettacolari rispetto ai quali vale il «guardare e non toccare»). Il percorso locale, invece, si snoda attraverso l’analisi dei testi conservati presso la Palatina, come il rivoluzionario «De revolutionibus orbium celestium» di Copernico, pubblicato nel 1543. E dà conto anche degli strumenti per l’inseguimento di queste stelle chiomate, come la Specola astronomica, approntata dal padre gesuita Jacopo da Belgrado e inaugurata nel 1757, che conobbe il massimo splendore un secolo dopo come Osservatorio delle Scuole Superiori, diretto da Antonio Colla, cacciatore di comete conosciuto in tutta Europa e creatore nel 1836 del popolare calendario astro-meteorologico «Il Solitario Parmigiano». Oggi, dopo duemila anni di osservazione delle comete, siamo in grado di dire che sono come «palle di neve sporca», secondo il modello proposto nel 1950 dall’astronomo americano Fred Lawrence Whipple. In effetti, spiegano Anversa e Colombi, «sono delle palle formate da neve, gas congelati, roccia e polvere. Hanno le dimensioni di una piccola città (con un diametro di alcuni chilometri) e risplendono quando si avvicinano al Sole poiché, riscaldandosi, polveri e gas fuoriescono formando una coda luminosa che si estende per milioni di chilometri». Eppure, la risposta definitiva a «cosa sono le comete?» non è ancora arrivata. Da evento luciferino, presagio di disgrazie, ad apparizione benevola, foriera di accadimenti divini, queste stelle dalla corsa scintillante continueranno a turbare i cieli e la Terra. Anche perché, come disse Keplero, in cielo ce ne sono più che pesci nell’oceano.

Cometographia Palatina. Stelle
erranti nei libri della Biblioteca
Palatina di Parma

Mup Editore, pag. 124, 35,00

 

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