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Rembrandt, sublime grazia

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di Pier Paolo Mendogni
Magico Rembrandt. Ha stregato le immagini delle persone sciogliendole nella luce e le ha ricomposte estraendone il succo più intimo e vitale. Sommo protagonista del Seicento,  al pari di Shakespeare ha saputo sondare con impareggiabile acume psicologico l’animo umano mettendolo a nudo con una genialità e una tecnica innovativa che l’hanno portato a primeggiare sia nella pittura che nella grafica, un settore in cui non ha avuto rivali nel suo tempo. E se il Rembrandt dei grandiosi, celeberrimi dipinti è conosciuto da tutti, quello - non meno abile e geniale - della grafica è meno noto e una preziosa occasione per poterlo apprezzare in tutta la sua grandezza anche in questo settore viene offerta dalla mostra in corso alla Fondazione Magnani Rocca (fino al 28 giugno). Si intitola «Rembrandt dal Petit Palais di Parigi» in quanto le incisioni provengono dal fondo Dutruit del Petit Palais e sono state scelte con rara competenza da Sophie Renouard de Bussiere «conservateur en chef» che ha curato - scrivendo saggi e schede - pure il catalogo della Silvana Editoriale e della Magnani Rocca: cinquantacinque fogli che documentano mirabilmente il percorso cronologico, tecnico e tematico (ritratti, soggetti biblici e storici, paesaggi) dell’artista con la suddivisione in tre periodi corrispondenti agli anni giovanili (1620-40), alla maturità (1640-50) e all’ultimo splendore creativo.Rembrandt Harmenszoon van Rijn (1606 - 1669) è nato a Leida. Figlio di un agiato mugnaio, dopo gli studi alla Scuola latina ha potuto seguire la propria vocazione artistica entrando (1620) nella bottega di Jacob van Swanenburgh, che era stato vari anni in Italia e portava le novità caravaggesche, e trasferendosi nel '24 ad Amsterdam per sei mesi nella bottega di Pieter Lastman, il più quotato pittore di quegli anni. Tornato a Leida ha condiviso lo studio, fino al 1631, con Jan Lievens «pittore ed esperto d’incisione», ed è qui che ha incontrato la grafica, che da non molti anni in Olanda aveva scoperto l’acquaforte, una tecnica che all’inizio del Cinquecento era usata in Europa da pochi artisti e che aveva avuto un primo eccezionale interprete nel Parmigianino, il quale ne aveva compreso la forte potenzialità espressiva. L’olandese ha sviluppato ulteriormente questa tecnica, insieme al bulino e alla punta secca, raggiungendo effetti straordinari in quanto è riuscito «a ottenere in ogni fase di lavorazione della lastra - sottolinea Sophie Renouard - una ricchezza tonale e drammatica mai immaginata prima, diventando così il primo acquafortista della storia». «La sua incisione all’acquaforte - scriveva nel 1699 Roger de Piles - si approssima alla sua maniera di dipingere: espressiva e spirituale, specie nei ritratti, i cui segni sono tanto appropriati da esprimere la carne e la vita». Le lastre da lui incise - durante la sua non breve e travagliata esistenza ricca di successi artistici e di disgrazie finanziarie - sono state 285 che si aggiungono ai dipinti (circa 400) e a un migliaio di disegni.Già i due primi minuscoli autoritratti sono caratterizzati da una abilissima scioltezza di segno che dà più forza all’interiorità dell’espressione. Nel ritratto di Saskia, la sua prima nobile moglie e modella preferita anche nei dipinti biblici, colpiscono il candore e la delicatezza del volto e la lucentezza delle perle che porta intorno al collo e sui capelli. Elegantissimo, appoggiato al parapetto con un’eco tizianesca, Rembrandt, trentenne, dà la misura della sua immensa autostima. L’uso della luce in forma drammatica si avverte nell’«Annuncio ai pastori» con quello sfolgorio che in piena notte spiove sulla terra gettando nel panico gli animali, disegnati con un realismo che l’artista esprime pure nelle figure umane e in modo prodigioso nell’«Adamo ed Eva», due esseri primitivi, sconcertati sull'uso della mela. Diana al bagno è una popolana che, illuminata dalla luna, mostra il suo vasto corpo perlaceo di una pigra morbidezza.Negli anni Quaranta l’acquaforte viene completata spesso con l’uso del bulino e della punta secca. E’ un periodo di grandi successi e Rembrandt si concentra sui forti contrasti di luce, come nel ritratto di Jan Six e in quei capolavori di forza espressiva che sono «San Girolamo che scrive sotto un salice» e la «Stampa dei cento fiorini» di carattere religioso ma chiamata così per il prezzo sbalorditivo raggiunto sul mercato. Nei paesaggi si coglie poeticamente l’atmosfera della terra olandese che sfuma impercettibilmente all’orizzonte con un segno delicatissimo. L’ultimo periodo è fitto dei più celebri capolavori nel segno di una luminosità emozionale che accentua l’atmosfera spirituale, carica di mistero, che coinvolge i più alti eventi religiosi come le tragiche «Tre croci» di una spettacolare teatralità, la «Presentazione al tempio» col suo pregnante significato storico, il «Cristo presentato al popolo» su un palcoscenico proiettato verso lo spettatore, la drammatica sofferenza di «Cristo sul monte degli ulivi». Ma anche nei temi riguardanti la semplice quotidianità Rembrandt riesce a toccare vertici di rara bellezza per intensità psicologica ed emotiva.

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