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Parmigiana la prima Comédie italienne: la compagnia teatrale fu fondata da Cesare Maccari

La clamorosa protesta a Parigi del regista Attilio Maggiulli ha portato agli onori della cronaca una prestigiosa istituzione culturale sorta nel 1925

La copertina del primo numero del settimanale della compagnia italiana firmato da Maccari

La copertina del primo numero del settimanale della compagnia italiana firmato da Maccari

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Il gesto di estrema protesta messo in atto pochi giorni fa dal regista Attilio Maggiulli che si è lanciato con la propria auto contro i cancelli dell’Eliseo per protestare contro i tagli alla cultura del governo francese, ha portato agli onori della cronaca una eccezionale e forse unica istituzione culturale, la Comédie Italienne, compagnia teatrale e teatro italiani in terra di Francia, in cui vengono rappresentate in lingua originale, opere teatrali italiane di tutti i tempi, dal Ruzante al teatro d’avanguardia. La notizia, ripresa anche dalla «Gazzetta di Parma», ha avuto una vasta eco primariamente sui quotidiani d’oltralpe ma anche sui giornali italiani. Il «Corriere della Sera» ha dedicato un’intera pagina a La Comédie Italienne, ripercorrendo l’attività del regista pugliese che vive e lavora a Parigi da oltre quarant'anni e che ha dato vita, fino alla fine degli anni Settanta dello scorso secolo, ad un’analoga esperienza con il Teatrino Italiano, attività terminata nel 1979. L’anno successivo l’indomito Maggiulli, con l’appoggio entusiasta della sua compagna, l’attrice Hélène Lestrade, si è trasferito in un piccolo teatro di rue de la Gaîté ed ha inaugurato, con uno strepitoso Goldoni, la stagione 1980 de La Comédie Italienne.
Attilio Maggiulli, però ha scelto il nome del suo teatro rifacendosi alla Commedia Italiana settecentesca, erede di quella Commedia dell’Arte che venne esportata in Francia in pieno Illuminismo, senza scavare nel passato più recente e senza sapere, quindi, che l’idea della Comédie Italienne era già venuta in testa e poi realizzata da mio padre, Cesare Maccari, che a Parigi, nel 1925 diede vita alla compagnia teatrale La Comédie Italienne con sede presso il Teatro Malakoff, al numero 56 bis di Avenue Malakoff, nel 18° arrondissement.
La Compagnia debuttò il 29 marzo 1925 con la rappresentazione de "La piccola fonte" opera in 4 atti di Roberto Bracco. A testimonianza dell’attività della Comédie rimangono i fascicoli del settimanale che, con il medesimo titolo «La Comédie Italienne et Journal des Beaux-Arts de l’Union des Artistes Etrangers», uscì regolarmente perlomeno per tutto il 1925 (possiedo la collezione completa solo di quel primo anno) e probabilmente anche in seguito.
Il giornale aveva la sua redazione in rue Saint Joseph, riporta invece come direzione l’indirizzo parigino di mio padre, al 17 di rue de Turin ed ebbe, come impareggiabile mentore lo scrittore spagnolo Miguel de Unamuno che dedicò alla Compagnia e al giornale - che lo pubblicò sul frontespizio del primo numero - un augurio autografo che tra l’altro recita: "una comedia que el Señor ha inventado contra el tedio".
In un articolo firmato dal direttore della rivista Cesare Maccari si annuncia la costituzione della Compagnia d’Arte "La Commedia Italiana". Ne riporto uno stralcio. "...Quando, or'è tre mesi, tentai le prime mosse per la costituzione di un teatro stabile a Parigi in lingua italiana, non mi si rise davanti perché la mia faccia spaventa ogni dileggio, ma si tentò in ogni maniera di dissuadermi, di scoraggiarmi, di incalzarmi a una rinuncia definitiva. Respinto innumerevoli volte, isolato altrettante, indebolito ma giammai rinunciante, seppi sempre attingere nel fondo di me medesimo la costanza e la forza di proseguire ad ogni costo... Creai una compagnia e poi la sciolsi perché inadeguata al mio disegno e fondai la rivista con capitali ben esigui. Ora finalmente ricompongo una compagnia e m'azzardo a presentarla.
Me ne agevola la direzione Claudio Calandra, un giovine attore di qualità evidentissime, che io prendo impegno di condurre al loro massimo sviluppo; copre il ruolo primo Stella Rho, una dama romana di una sensibilità e di un gusto rari e infine mi valgo delle varie capacità di Luigi Armelani la cui virtù scorretta spero disciplinare, di Nella Sarru, una giovine rumena che parla perfettamente l’italiano e che per "La Commedia Italiana" abbandona il film e di altri. Ho in compagnia molti elementi giovani che mi consentono di mantenere una larga fiducia. Né l’opera scenografica di Alfredo Schettini (che illustrò il giornale con molti pregevoli interventi - ndr) sarà inferiore alle pretese dei miei disegni...".
Cesare Maccari, giornalista del "Corriere Italiano", riparò a Parigi nell’autunno del 1924, qualche mese dopo il delitto Matteotti, per non dover subire alcun tipo di ritorsioni legate al fatto che proprio su un’automobile del giornale il deputato socialista era stato rapito ed ucciso. Mio padre, socialista per scelta oltre che per tradizione familiare, era riuscito, tacendo le proprie convinzioni politiche, a farsi assumere proprio da quel quotidiano che Mussolini aveva fondato per contrastare il «Corriere della Sera». Una delle dirette conseguenze della morte di Matteotti fu una sorta di epurazione tra i giornalisti della testata fascista. Per mio padre, "infiltrato di sinistra" sarebbe stata una beffa atroce. Decise quindi di emigrare in Francia. Del resto ribadì il proprio convincimento politico scegliendo, come testo di debutto della Comédie Italienne, una pièce di Roberto Bracco, antifascista militante e pertanto annoverato tra gli autori più invisi al regime. Non ho notizie dirette delle attività che seguirono alla prima messa in scena del marzo 1925 né mi è stato possibile reperirle di persona in Francia o in rete. Per certo nel 1927 mio padre si trasferì negli Stati Uniti dove fu impegnato nella campagna elettorale per conto del Partito Democratico tenendo comizi in italiano agli emigrati che già avevano conseguito la cittadinanza americana ma che ancora non ne padroneggiavano la lingua.
Se l’attività della Comédie Italienne in quegli anni era ancora viva non mi è dato, purtroppo, di sapere, Ma fu certo una ennesima riprova del vigore e della determinazione con cui molti parmigiani all’estero si sono distinti ai massimi livelli in campo imprenditoriale e culturale. Per la cronaca mio padre rientrò in Italia alla fine della guerra (il suo dovere nei confronti della patria l’aveva già espletato ricevendo una croce di guerra nel 1918), dove fondò la Casa Editrice che recava il suo nome e che fu attiva ancora per alcuni anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1992 a novantatré anni.

 

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