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Cultura

Vermeer, la bellezza suprema

In mostra a Bologna da sabato al 25 maggio

Mostra a Bologna

Ragazza con l'orecchino di perla

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Che palpitante emozione trovarsela lì, da sola, in una grande stanza tutta per lei, questa ragazzina dai grandi occhi stupefatti e curiosi, con le piccole labbra carnose che si stanno schiudendo per parlarti; non per dirti cose banali ma per interrogarti con giovanile ingenuità sullo stupore che stai suscitando in lei, lo stesso stupore che lei ha prodotto in te. E inizia così un dialogo intimo, serrato con questa acerba «Gioconda del Nord» uscita miracolosamente dai pennelli di Vermeer e che il fato (nella persona di Marco Goldin) ha fatto giungere inaspettatamente e sorprendentemente in Italia. Solo il Giappone e gli Stati Uniti hanno avuto il privilegio di averla come ospite durante i mesi in cui è rimasto chiuso per ristrutturazione il Mauritshuis, il museo dell’Aia dove abita dall’inizio del Novecento. Adesso la «Ragazza con l’orecchino di perla» è a Bologna a Palazzo Fava (da sabato al 25 maggio), unica tappa europea prima di tornare definitivamente nella sua sede: un evento eccezionale perché il dipinto è il più riprodotto al mondo insieme alla Gioconda di Leonardo. Johannes Vermeer (1632 – 1675) l’ha dipinta verso il 1665 e non se ne conosce l’identità anche perché più la si guarda, più ci si accorge che la modella è stata trasformata dall’artista in un personaggio idealizzato, che esce dall’oscurità della piccola tela come una visione incantata. L’ovale del volto è reso nella morbidezza di una pastosità accesa dal rosso delle labbra e dal candore dei grandi occhi rilucenti come la perla che le pende dall’orecchio sinistro e riflette con lumeggiante intensità il bianco del colletto. Il fascino seducente di una purezza intatta nella sua virginale bellezza è acuito dal copricapo vezzosamente esotico, costituito dall’intreccio di due ampi fazzoletti, uno azzurro che le avvolge i capelli e uno giallo che le pende fino alla spalla, collegandosi alla corposa giacca di lana gialloverde, tipica di quegli anni. Vermeer, insieme a Rembrandt, Frans Hals e Van Ruisdael, è al vertice del Secolo d’oro della pittura olandese, quel Seicento che ha visto nei Paesi Bassi fiorire un foltissimo numero di straordinari artisti, stimolati da una società economicamente florida e che amava arredare le proprie abitazioni con dipinti che non si richiamavano né alla storia né alla religione bensì alla ritrattistica (molto apprezzata), ai paesaggi, alle vedute marine, alle scene di vita quotidiana, alle nature morte. «Non penso vi siano altrove così tanti bravi pittori come qui» scriveva ne «Les délices de la Hollande» il francese Jean Nicolas de Parival a metà del Seicento. E una panoramica ristretta ma prestigiosa per qualità e per tipologia della pittura olandese del Golden Age ci viene offerta come sontuosa e degna introduzione al capolavoro di Vermeer nella mostra che ha come titolo «La ragazza con l’orecchino di perla» e come sommario esplicativo «Il mito del Golden Age da Vermeer a Rembrandt. Capolavori dal Mauritshuis» ed è accompagnata da un catalogo edito da Linea d’ombra, curato da Marco Goldin col quale collaborano illustri studiosi olandesi con saggi di largo respiro. I dipinti esposti sono trentasette suddivisi per temi in sei sezioni di cui la prima ha un carattere storico con un veduta ottocentesca della sede museale e dell’allestimento della sala Rembrandt con la celeberrima «Lezione d’anatomia». Il paesaggio è stato uno dei generi più diffusi nel Seicento e ha avuto quale sommo protagonista Jacob Van Ruisdael (1628/9 – 1682) che regge il confronto con Rembrandt e Vermeer, la triade che – ha scritto Roberto Tassi - «porta la pittura olandese all’assolutezza in tre direzioni ben distinte: l’assolutezza dello spirito, l’assolutezza della forma e l’assolutezza del naturale».
Goethe è stato il primo a intuire la poeticità di van Ruisdael che anticipa il naturalismo romantico ottocentesco con le sue visioni ricche di un sentimento profondo, che lo distinguono dagli altri pur bravi autori. Il genere preferito dalla borghesia è stato il ritratto che immortalava le persone nel prestigio sociale ed economico raggiunto. E qui vi sono alcuni eccelsi capolavori, iniziando dall’«Uomo anziano» dipinto nel 1667 da Rembrandt (1606 – 1669) che con impareggiabile maestria ha saputo mettere a nudo con dense pennellate la tristezza interiore di chi avverte d’avviarsi verso il traguardo della vita. Ben altro cipiglio ha l’eccentrico «Uomo col cappello piumato» e con gli occhi carichi d’ambiziose preoccupazioni. Rembrandt è entrato nell’animo dei suoi personaggi sciogliendoli e ricomponendoli nell’impasto di luce e materia, mentre Frans Hals (1582 - 1666) – ritratti di Jacob Olycan e di sua moglie – li ha dipinti con uno straordinario, lucido virtuosismo tecnico che sottolinea le mirabili fatture e i lussuosi tessuti degli abiti, delle gorgiere plissettate, dei ricercati corpetti ricamati con fili d’oro. Rembrandt e Vermeer sono presenti anche con opere con più figure; sorprendente, rispetto al contemporaneo linguaggio italiano, è la raffigurazione che Vermeer fa di «Diana e le sue ninfe», tutte pudicamente vestite mentre lavano i piedi alla dea.
Le scene d’interni offrono immagini realistiche della società del tempo di cui si colgono aspetti significativi soprattutto nei quadri di Jan Steen e di Gerard ter Borch; e Peter de Hoch realizza un capolavoro di straordinaria sensibilità luministico-cromatica nell’«Uomo che fuma e donna che beve in un cortile». Completano la rassegna alcune celebri nature morte con preziose suppellettili e cibi raffinati, indici di benessere sociale, ma anche con severi richiami allegorici alla fugacità della vita. E «il cardellino» di Carel Fabritius, che campeggia attento e incuriosito in un lindo spazio bianco, pare indirizzarci all’incontro finale con quella seducente e misteriosa «Perla di ragazza».

 

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