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Fukushima, amore dopo la tragedia

Intervista a Amélie Nothomb, autrice del libro autobiografico "La nostalgia felice". "Sono tornata nel mio Giappone per solidarietà: dopo il teremoto nessuno voleva più andare laggiù"

Fukushima, amore dopo la tragedia

Amélie Nothomb

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Chissà se anche a Parma Amélie arriverà con il suo cappello a cilindro. Giovedì alle 11,15 a Palazzo del Governatore, la dark lady della letteratura francofona, pallida, minuta e con gli occhi bistrati, indiscussa protagonista dei suoi romanzi, farà tappa da noi durante il breve tour italiano di presentazione del suo ultimo libro (introdurrà l'incontro Francesca Dosi). Una scrittrice che crea dipendenza, la Nothomb. Un romanzo all’anno. «Un figlio» ogni volta. Discendente di un’antica famiglia nobile belga, ha avuto una vita itinerante al seguito del padre diplomatico tra Giappone, Cina e Stati Uniti. Abituata al successo già dal primo titolo, pubblicato a 25 anni, ha imposto uno stile fatto di racconti grotteschi, storie in cui insinua i frammenti di una personalità complessa. Stravagante, narcisista, insicura e amletica infila un successo dopo l’altro. Il ventiduesimo libro, appena uscito, come sempre per Voland, è «La nostalgia felice». Nella lunga serie precedente, Amélie Nothomb, ci ha abituati a storie secche, asciutte, surreali e graffianti, costruite attraverso dialoghi, da cui spesso si esce frustrati. Ci propone, ora, un’intima cronaca di viaggio. Ovviamente in Giappone, sua terra amatissima, «città della pazze avventure della giovinezza», nei luoghi del post-Fukushima. Un viaggio sentimentale in cui Amélie ritrova persone e città che ha descritto nei suoi più bei romanzi. Un viaggio già raccontato dal documentario di Laureline Amanieux e Luca Chiari «Amélie Nothomb, une vie entre deux eaux » che ora arriva anche in pagina.  Un ritorno ai luoghi dell’infanzia, luoghi che hanno vissuto la tragedia e ora anche la dimenticanza dei media.
Che cos’è la nostalgia?
La nostalgia è quella tristezza molto occidentale che si sente ripensando al passato. Riguarda tutto quello che ci tocca, persone, cose, anche sentimenti e luoghi ma in giapponese la «Natsukachii», esprime una nostalgia felice: se la nostalgia non ti rende felice allora non hai capito niente. Non è un esercizio facile però, anzi. Io, forse, solo adesso inizio a raggiungerla. La prima volta che ho lasciato il Giappone avevo 5 anni, ed è stato un dolore indicibile. Sono stata strappata alla mia madre giapponese, Nishio-san. Spesso per la tristezza mi nascondevo sotto il tavolo a piangere. Sono tornata, 16 anni dopo, come ho raccontato in «Stupore e Tremori». Ora sono tornata ancora e ancora dopo 16 anni. Forse non posso stare lontana dal paese del Sol Levante per più di 16 anni! Questo è il paese sacro dei miei primi anni di vita. Lì ho ritrovato la mia tata, il nostro incontro è stata la cosa che mi ha maggiormente commosso. Nishio San si ricordava perfettamente di me e di tutto quello che avevamo vissuto. Mentre ho visto che le sue figlie non hanno più rapporti con lei. Lei che ha lavorato per loro tutta la vita.
Un viaggio sentimentale, ma anche bizzarro alla maniera di Amélie, a cercare luoghi e persone care dopo le tragicomiche peripezie raccontate in «Stupore e tremori» e in «Né di Eva né di Adamo», ma soprattutto dopo lo spaventoso terremoto di Fukushima del 2011.
Mi hanno proposto di fare un documentario sul mio ritorno in Giappone, nella primavera del 2012. Non avrei mai pensato che qualcuno lo avrebbe prodotto. Invece gli autori, Laureline Amanieux e Luca Chiari, riusciti a trovare i finanziamenti e lo hanno così realizzato. Sono quindi ritornata in Giappone e finito il viaggio ho deciso di scriverne un libro. E’ la prima volta che faccio passare così poco tempo tra la realtà e la scrittura, era trascorso solo un mese, nulla era ancora digerito ed è molto strano per me. Spesso mi occupo di autobiografia, ma il lasso di tempo è sempre molto ampio, in questo modo si rendono ancora più tragici gli eventi, si finisce nel mito. In questo caso ho fatto quasi una cronaca del mio viaggio.
Proprio Fukushima ha scatenato il bisogno di questo ritorno...
Dopo Fukushima nessuno voleva più andare in Giappone, e invece era proprio il momento di mostrare la propria solidarietà. Per me era importante tornare. Ho scritto un racconto i cui proventi sono andati alle vittime del disastro. Sono andata nei luoghi distrutti, spazi desolati, case divise in due, un vento gelido di morte, la cosa che più mi ha impressionato erano i giocattoli dei bambini abbandonati nel fango. Quando ho chiesto a Nishio-san del terremoto  lei non ne sapeva niente. La vecchiaia l’ha protetta, nonostante la televisione. Perché dovevo raccontare questa tragedia  a lei che aveva conosciuto l’orrore della seconda guerra mondiale? Se il tema di Stupore e tremori è stato il mondo del lavoro questo è un libro sentimentale. In Giappone ho conosciuto il mio primo amore Rinri, il primo uomo che mi ha dato la sensazione di essere frequentabile.
Spesso ha dichiarato che il Giappone la salva, perché?
Se lo sapessi sarei già sulla buona strada. Ma il Giappone ha questo potere su di me, perché lo ha già fatto in passato. La mia salvezza è un compito duro da portare a termine ma è un progetto a cui tengo molto. Crescendo mi sono resa conto che la parte più importante di me è in Giappone e che questa terra mi somiglia molto: ha la capacità di ricostruirsi dopo ogni distruzione e mi permette di avere fiducia nel futuro.
La nostalgia felice - Voland, pag. 188, euro 12,00

 

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